mercoledì 22 giugno 2016

Nuova mattanza a melito

MELITO. L’ombra lunga della Scissione torna ad allungarsi sull’hiterland di Napoli. E lo fa con una nuova, terrificante carneficina. Teatro della mattanza l’indomita Melito. È qui che ieri pomeriggio, in via Giulio Cesare, la furia omicida della camorra ha mietuto le sue due ultime vittime. A cadere sotto una raffica di piombo Alessandro Laperuta, 32enne originario di Afragola, e Mohammed Nouvo, 30 anni e originario della Tunisia. Ad essere feriti, invece, il 20enne Raffale Mauriello e D.A. A., 15 anni appena e un pesantissimo quanto ravvicinato imparentamento con il sodalizio criminale dell’ormai ex cartello degli Amato-Pagano. Sono da poco passate le 13 quando al civico 118 di via Giulio Cesare, al Parco Padre Pio, succede il finimondo. Nell’appartamento al quarto piano si trovano l’extracomunitario, risultato poi il proprietario dell’immobile e Laperuta, già noto alle forze dell’ordine ma ritenuto non organico ad alcun clan. Su quella che di lì a breve diventerà la scena del delitto si collocano poi le due figure di spicco: D.A.A, incensurato e figlio di Pietro Amato e di Rosaria Pagano e nipote dei boss Raffaele Amato e Cesare Pagano. Il 15enne non è però solo: all’appuntamento arriva infatti con Mauriello, figlio di Ciro, ex esponente di spicco degli Scissionisti all’epoca della faida con i Di Lauro. Le ragioni per cui i quattro abbiano deciso di darsi appuntamento ieri pomeriggio restano ancora un grande punto di domanda. Tra le ipotesi più accreditate, stando a quanto fin qui emerso dalle indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Giugliano, c’è che quella che porta dritto a un frattura interna al gruppo degli Amato. L’incontro, verosimilmente, sarebbe dovuto quindi servire ad appianare una situazione di potenziale conflitto. Ma ben presto, nel corso del summit, qualcosa va storto. E il vertice degenera dopo poco in un drammatico conflitto a fuoco. Qualcuno  tira fuori una calibro 7,65, apre il fuoco e poi una colluttazione. Al Parco Padre Pio si precipitano i carabinieri guidati dal capitano Antonio De Lise e quelli della stazione di Melito diretta dal tenente Francesco Iodice, che chiedono l’aiuto dei pompieri. Una squadra dei vigili del fuoco di Scampia interviene per sfondare la porta che dà accesso alla casa in cui si è appena consumato l’orrore. Mohammed Nouvo si trova all’ingresso. È grave e respira a fatica. Viene trasportato all’ospedale di Giugliano con una ferita alla testa. Alessandro Laperuta, invece, giace in terra fuori al balcone. Nel pomeriggio, le disperate condizioni del tunisino si aggravano. In serata, poi, ecco sopraggiungere inesorabile la morte. Al nosocomio di Giugliano, dopo alcune ore, arriva anche il 15enne: presenta una ferita da arma da fuoco all’addome. Le sue condizioni di salute non sembrano comunque destare particolare preoccupazione e adesso si trova piantonato all’ospedale Cardarelli di Napoli. Quando i militari dell’Arma arrivano in via Giulio Cesare si ritrovano a fare i conti con una vera e propria mattanza. Sul pavimento dell’abitazione vengono infatti scoperti sei bossoli calibro 7,65 e la pistola da cui sono stati esplosi. La colata di sangue, dal balcone, è precipitata sulla tenda parasole dell’appartamento al secondo piano. Una scena raccapricciante e un intero rione sotto choc. Accertata la dinamica dei fatti, resta adesso da definire il perimetro entro il quale si è sviluppato il movente che ha dato il La all’eccidio. I quattro soggetti, infatti, sono ritenuti dagli investigatori tutti orbitanti nel raggio di azione del clan Amato. Escludendo ragioni di natura personale, lo scenario più consistente è quello che rimanda all’insorgere di una recentissima spaccatura all’interno dell’organizzazione camorristica. L’incontro sarebbe quindi dovuto servire a sedare una situazione di potenziale conflitto: ovvero scongiurare l’ennesima scissione nella Scissione. Così non è stato. Nelle prossime ore verrà eseguito l’esame stube sui feriti e sui corpi delle vittime.