giovedì 31 gennaio 2013

Camorra, muore il secondo pregiudicato ferito nell'agguato a Ponticelli: guerra per gestire le piazze dello spaccio

Non ce l’ha fatta Antonio Minichini, il 18enne ferito martedì sera nell’agguato consumatosi nel parco Conocal, a Ponticelli, in cui era morto sul colpo il 20enne Gennaro Castaldi. Il giovane incensurato, nipote del padrino Antonio De Luca Bossa “’o sicco”, è deceduto nel reparto di rianimazione del Loreto Mare nella notte di ieri. Era stato colpito all’addome e al torace da numerose pallottole calibro 9 che due killer avevano esploso contro i due giovani in via Toscanini, mentre viaggiavano in sella ad uno scooter. Sulle bacheche dei profili Facebook dei due ragazzi la commozione e la rabbia degli amici. Sul piano delle indagini, la polizia, coordinata dalla Dda, predilige ancora la pista di uno scontro interno al supergruppo Marfella-De Luca Bossa-Minichini e Perrella-Circone-Ercolani.Come fanno questi uomini di camorra ha spezzare due giovani vite,come fanno la notte ha dormire?Intanto gli inquirenti temono una reazione violenta da parte dei familiari delle due vittime che gia' in passato hanno dimostrato di che cosa sono cUna famiglia di camorra
nel vero senso della parola: padre,
zio, nonna e nonno acquisito sono

martedì 29 gennaio 2013

Si infiamma ponticelli,ancora un agguato di camorra...

Sparatoria in serata. Colpiti due giovanissimi. Solo pochi giorni fa l'esecuzione di camorra del 34enne Ciro Valda
29-Gennaio-2013
NAPOLI - Ancora una serata di sangue e morte a Napoli. Gennaro Castaldi (20 anni) è stato ucciso da due killer in periferia, a Ponticelli, in via Toscanini 31.Nell'agguato è rimasto gravemente ferito un uomo, Antonio Minichini (19 anni), ricoverato in condizioni disperate all'ospedale Loreto Mare. L'agguato è avvenuto davanti all'abitazione di Castaldi.
La vittima. Gennaro Castaldi era stato arrestato dai carabinieri nel settembre 2011 con ad altre due persone, con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo camorristico. I tre avrebbero chiesto, per conto del clan Sarno, il pizzo ai commercianti di un mercato rionale nel rione Incis del quartiere Ponticelli. Per bloccarli, i militari si erano travestiti da ambulanti allestendo anche uno stand per la vendita di abbigliamento. Il ferito, invece, ha precendenti per rapina ed è il figlio del reggente del clan De Luca, che ha parzialmente preso il posto del clan Sarno - storica cosca di Ponticelli - nel controllo delle attività illecite nel quartiere.
Secondo agguato in 6 giorni. Quello accaduto in serata è il secondo agguato avvenuto a Napoli in 6 giorni. Lo scorso 23 gennaio, nel quartiere Barra, alla periferia della città, in un agguato di matrice camorristica, è stato ucciso Ciro Valda, di 34 anni, ritenuto affiliato al clan Cuccaro-Aprea. Valda era già noto alle forze dell'ordine per reati di droga e ricettazione. Nel 2006 aveva tentato di uccidere la moglie. Fu arrestato nel 2011 e poi scarcerato.Una
piaga che va fermata con ogni mezzo,spento un focolaio a scampia se ne e' acceso subito un'altro a ponticelli dove il vuoto di potere lasciato dai Sarno fa gola a tanti.E' questo e' il segnale che gli investigatori avevano presagito da tempo,speriamo solo che questa mattanza finisca una volta per tutte.Giovanissimi massacrati senza nessuna pietà,che spreco di vita...

Da studente in medicina a capocamorra..

Fa caldo.La cella del carcere speciale di Spoleto e' un vero forno.Caldo come puo' essere un mese di agosto senza sperane.Lontani anni luce sembrano i dolci ricordi delle campagne di Poggiomarino le corse sfrenate sulla Ferrari,i sorrisi delle ragazze lusingate dagli sguardi di un ragazzotto molto ambito,anche se chiacchierato in paese.Ma cosa fa fuori,mio fratello peppino?Perché continua a non dare risposte?I pensieri di Pasquale Galasso sembrano uguali,si fanno ossessivi.Lui,che i magistrati bollano come il capocamorra di Poggiomarino,non sopporta gli spazi ristretti della cella,il duro regime di detenzione.In quel carcere ci sono molti dei tanti capocamorra del momento,come Michele D'alessandro di Castellammare di Stabia o Valentino Gionta di Torre Annunziata.C'e anche Pippo Calo',il famoso cassiere della mafia,rispettato da tutti.Galasso che ha sulle spalle una condanna a dieci anni di carcere per associazione camorristica e estorsione,ridotta di poco in appello non sfigura in quella compagnia.Anche se ha solo trentasette anni,viene da tempo ritenuto un componente di quel direttivo della camorra vincente guidata dal capo dei capi :don Carmine Alfieri di Nola,ormai latitante da dieci anni.I pensieri di Pasquale Galasso,in quei giorni vanno ai suoi quattro figli,alla moglie,allo scomparso padre Sabato Galasso amato e rispettato in paese anche dopo la morte.A Poggiomarino i Galasso diventarono una vera e propria potenza economica,intanto la guerra quella vera tra la nuova famiglia e la nuova camorra organizzata esplodeva tutt'intorno,e come un domino impazzito i paeselli cadevano uno dopo l'altro sotto il potere di don Raffaele Cutolo.Gli arresti eccellenti si susseguono uno dopo l'altro,così come i morti ammazzati a decine,ma la famiglia dei Galasso si defila da quel clima di terrore e violenza.Eppure molti capocamorra pentiti parlavano dei Galasso come una delle famigli criminali piu' efferata e potente nelle zone di Poggiomarino e zone limitrofe.Ma agli occhi di tutti i Galasso erano ricchi imprenditori che dal niente avevano tirato su svariate aziende con un fatturato di miliardi.E' stato uno di quei magistrati trentenni che non mollano mai la presa ad aver portato a giudizio Pasquale:il giudice istruttore Fausto Izzo.E' attraverso il suo lavoro che Pasquale Galasso si ritrova in galera.E' dura la detenzione per chi comincia a vedere tutto nero,a perdere la speranza di uscire in tempi brevi.Eppure nella mente di Pasquale Galasso i pensieri si accavallano uno dietro un'altro.Uno in particolare lo tormenta e non gli fa chiudere occhio la notte,il suo primo duplice omicidio del 1975,un giorno maledetto che gli ha cambiato per sempre la vita.I Galasso erano ricchissimi,molti li stimavano ma altri studiavano il modo per spillare un bel po' di soldi a don Sabato Galasso il capostipite.Fu proprio quel giorno di settembre,furono in tre a tentare il colpaccio,volevano sequestrare Pasquale e sua sorella Consiglia e chiedere un riscatto miliardario al papa' don Sabato.Quei volti gli rimarranno sempre stampati nella mente:non si puo' dimenticare chi ti cambia la vita.Quei tre li bloccarono,Pasquale non avrebbe mai immaginato che qualcuno a Poggiomarino potesse fargli del male.Anche se era risaputo che in quelle campagne traditrici gli uomini della camorra sequestravano e tenevano prigionieri tante persone.I tre bloccarono la Ferrari guidata da Pasquale e invitarono lui e la sorella a salire su una vecchia Fiat 127,Pasquale guardava gli occhi terrorizzati della sorella che lo guardava come a dire fai qualcosa.Uno dei tre rapitori era armato,spingeva con forza la pistola nella pancia di Consiglia Galasso per farla scendere dall'auto.Fu un'attimo,Pasquale Afferra le braccia di quell'uomo e riesce a prendergli la pistola,spara e ogni colpo che esce da quella pistola e' una liberazione per lui.Si ferma solo quando l'arma e' scarica,a terra ci sono due uomini,il terzo terrorizzato sta scappando via senza girarsi,pensa solo a salvarsi dalla reazione omicida di quel ventenne.Questa e' l'introduzione del libro Io Pasquale Galasso da studente in medicina a capocamorra.Un libro scritto dal grande Gigi Di Fiore unico che proietta il lettore in un mondo onirico ma reale.Consiglio vivamente di leggerlo,perché racconta la vita di tutti i capocamorra che insieme hanno sconfitto Cutolo.Un libro che spezzerà il fiato a chi lo legge......

domenica 27 gennaio 2013

Fu ammazzata con 80 coltellate accorato appello della mamma...

NAPOLI - «È morta uccisa da una bestia ma anche perché lo Stato non l'ha tutelata». Le parole pronunciate da Luisa Falanga scorrono piene di dolore e rabbia per raccontare, ancora una volta, la storia di sua figlia ma soprattutto per chiedere giustizia.

Stavolta, la mamma della 25enne napoletana massacrata dall'ex fidanzato con 80 coltellate il 22 novembre del 2010, porterà il suo appello a Roma il giorno in cui verrà celebrata l'udienza per stabilire la conferma o meno della sentenza di condanna di I grado inflitta con 30 anni di reclusione a Luigi Faccetti, il 24enne napoletano efferato carnefice di Emiliana Femiano.

La Corte di Assise di Appello della I sezione del Tribunale di Roma si pronuncerà il 31 gennaio. «Pretendo e supplico il giudice di confermare la pena all'assassino di mia figlia - spiega Luisa che ha gli occhi spenti ma conserva lo stesso sguardo dolce che aveva la sua bellissima figlia - penso sempre a quante volte Emiliana gli avrà chiesto di fermarsi mentre l'aggrediva e lui non ha avuto pietà, è stato cattivo e ha portato a termine il suo piano di morte».

Quel piano messo a punto con i due cugini di Luigi Faccetti, Giuseppe Prisco e Marco Prisco che riuscirono a convincere con l'inganno Emiliana facendola incontrare col suo assassino, fu possibile per la condizione che il legale penale della famiglia Femiano, Paolo Abenante, ha definito «vuoto di tutela preventiva». «Un anno prima della morte di Emiliana c'era stato un primo tentativo di ucciderla colpendola con 10 coltellate al collo ed in faccia - spiega il legale - quell'episodio fu denunciato dalla vittima e la pena di 8 anni di reclusione inflitta a Luigi Faccetti fu sostituita da un giudice non titolare con gli arresti domiciliari a Terracina, condizione che rese possibile poi l'incontro successivo e fatale con la ragazza».

Un episodio che è stato definito dal legale dei familiari della vittima «il totale fallimento della giustizia preventiva». «Emiliana era troppo buona, non portava mai rancore - ricorda Luisa - le fecero così pressione l'ex ragazzo e i suoi familiari fino al punto di farla sentire in colpa di aver denunciato la prima aggressione e farla cadere nella trappola di un chiarimento dove purtroppo ha perso la vita».

In questi due lunghi anni di vuoto e di battaglie per sopravvivere al dolore, mandare avanti un negozio e accudire Domenico, fratello di Emiliana, al fianco di Luisa c'è stata l'associazione «Campania in Movimento» che manifesterà il 31 gennaio a Roma, di fronte al Tribunale con striscioni e magliette che ritraggono Emiliana e il suo sorriso. «Pochi giorni dopo l'omicidio di Emiliana organizzammo una fiaccolata, eravamo in 3000 con un messaggio ben preciso: Non uccidetela ancora - afferma Chiara Giordano, presidente di «Campania in Movimento» e oramai amica di Luisa - abbiamo seguito tutta la vicenda giudiziaria manifestando sotto al tribunale di Latina e organizzando vari sit in a Napoli per non far dimenticare quanto sia importante riconfermare la pena inflitta a Faccetti».

«Il 31 gennaio saremo a Roma per manifestare insieme ai familiari di Emiliana e a tutte le associazioni che vorranno fare rete con noi - conclude Chiara Giordano - ma la battaglia continuerà per tutte le altre donne perché fino a quando non verrà punito per tempo e con pene severe chi sbaglia, è inutile illudersi, non cambierà mai nulla». La speranza di Luisa è un grido ed un appello ai giudici. «Vorrei solo andare a trovare mia figlia il 1°febbraio per poterle dire che ha avuto almeno giustizia anche se nessuno me la potrà ridare».

giovedì 24 gennaio 2013

Ammazzato 34enne a barra.Dieci anni fa accoltello' la moglie incinta ammazzando il bambino..

NAPOLI - Qualcuno – tra quegli uomini dello Stato che vestono una divisa spendendo ogni giorno energie per evitare il ritorno del Far west camorristico in città – lo aveva detto nemmeno un paio di giorni fa: «Qui non esiste solo Scampia. Attenzione a quello che sta succedendo nella zona orientaledi Napoli, questo potrebbe essere il nuovo fronte aperto dalla camorra...».
Parole profetiche le sue, visto che ieri pomeriggio i clan sono tornati ad armare la mano ai suoi sicari per compiere l'ennesimo omicidio in città. Questa volta è successo a Barra, nei pressi dell'isolato A2 del corso Mastellone: è qui che è stato ucciso un pregiudicato. Si chiamava Ciro Valda, aveva 34 anni ed era un personaggio noto alle forze dell'ordine. Un sicario gli ha scaricato addosso almeno sette colpi di pistola calibro nove, ammazzandolo mentre faceva rientro nella propria abitazione. Valda era riuscito a guadagnarsi la libertà soltanto poche settimane fa, avendo estinto una precedente pena inflittagli per vendita di stupefacenti.
E, ancora una volta, à la droga il filo rosso che potrebbe svelare la trama nascosta dietro questo efferato delitto. Per i carabinieri che indagano – procede la compagnia di Poggioreale, capitano Gianmarco Pugliese) – la vittima era molto vicina ad un clan forte e potente a Barra: quello degli Aprea-Cuccaro. Ma, scavando nel passato e nei trascorsi giudiziari della vittima, emergono molti buchi neri.
Il peggiore – tralasciando la condanna per droga, scontata in carcere, dal quale Valda era uscito solo nel gennaio scorso – è forse quello dell'accoltellamento della sua ex compagna; un fatto che risale al 9 gennaio di ben dieci anni fa, quando Ciro Valda – a culmine di un furioso litigio con la compagna che era incinta – la accoltellò, ferendola gravemente. In quella tragedia a pagare fu il povero bimbo che la giovane portava in grembo: non ci fu niente da fare per riuscire a salvargli la vita. Per questo gravissimo episodio Valda venne arrestato. Ma non è finita.
Nel 2011, appena due anni fa, tornò a Poggioreale con un'altra grave accusa; il suo presunto coinvolgimento negli affari sporchi di droga che la camorra coltiva nell'area orientale del capoluogo campano. Pur non avendo condanne definitive che consentano di poterlo affermare, Ciro Valda era considerato uomo al soldo del clan camorristico Aprea-Cuccaro.
E che si occupasse – per conto della stessa cosca – di una piazza dello spaccio di stupefacenti. Ci sarebbe, insomma, ancora e sempre la droga dietro la mattanza che ieri ha fatto segnare una nuova vittima a Napoli. Non si può escludere nemmeno che – ma siamo nella teoria investigativa – Valda, una volta scontati i propri conti con la legge e tornato in libertà a Barra dove viveva, avesse deciso di riaprire i canali con i rifornitori di cocaina, marijuana e crak che pure si vende liberamente in un paio di fiorenti piazze di spaccio della zona compresa tra San Giovanni a Teduccio e Barra, mettendosi contro i clan che ancora dominano la zona.
Ma, come intuiva l'investigatore del quale parlavamo in apertura, ora è la situazione che pare essersi riaperta nel peggiore dei modi tra San Giovanni e Barra, con le cosche che si contendono il controllo (e gli introiti milionari) della vendita di cocaina a preoccupare di più gli analisti e i magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Solo due settimane fa, proprio a San Giovanni a Teduccio, la camorra era tornata a far sentire la propria sinistra presenza massacrando un giovane: a cadere in quel caso sotto i colpi di due killer fu Ciro Varrello, assassinato in via dell'Alveo Artificiale.
Varrello, 24enne incensurato, venne ucciso a pochi passi da casa sua. La pista? Il controllo delle piazze di spaccio.

Ecco i nomi dei killer di Lucio De Lucia detto cap e chiuov.

Molte volte le rivelazioni dei collaboratori di giustizia si rivelano determinante per avviare indagini a carico di persone che si sono macchiati di reati deplorevoli.Molte indagini sono state riaperte proprio per il prezioso contributo che i collaboratori danno in cambio di sconti di pena o detenzioni differenziate.Vittima delle collaborazioni con la giustizia e' anche il clan Di Lauro che proprio grazie a molti collaboratori si e' visto ridimensionare non solo lo spessore criminale,ma anche il monopolio

mercoledì 23 gennaio 2013

Commento di un lettore anonimo...

Posto con piacere il commento di questo anonimo lettore che inveisce contro il sistema camorra ricordando i nomi di vittime innocenti della camorra.Che sempre piu' spesso ci rimettono la vita trovandosi al posto sbagliato al momento sbagliato.Oppure perché scambiati da killer strafatti di coca che sparano senza nemmeno curarsi se si sta ammazzando il bersaglio designato.Un grido,un eco che arriva nei cuori dei familiari di queste vittime innocenti strappati alla vita in modo drammatico e inumano.Tra i citati che l'amico nomina ci manca il nome di Gianluca Cimminiello anche
lui vittima innocente di una criminalità perdente.Ma non basterebbe l'intero blog per citare tutti i nomi delle vittime innocenti della camorra.Ne sono migliaia e questo blog lo dedico a loro sperando che il ricordo rimanga acceso non solo nei cuori dei familiari,ma in tutti noi per dire no alle mafie no alla camorra...
Dario Scherillo, Attilio Romanò e Pasquale Romano. Sono soltanto tre delle vittime innocenti ammazzate dal 2004 a oggi durante la lunghissima faida di Scampia, che ha lasciato sulla terra centinaia di persone. Killer giovanissimi, armati dal clan Di Lauro e dalle sue promanazioni (scissionisti della prima e seconda ora) e imbottiti di cocaina, vengono lasciati liberi a Scampia e Secondigliano e nei comuni limitrofi. Liberi di ammazzare. Così successe a Dario Scherillo, che stava tornando a casa dopo una giornata di lavoro. Il suo scooter era troppo simile a quello di un pusher rivale, così fu crivellato di proiettili alla schiena. Così successe ad Attilio Romanò, che aveva come unica colpa quella di lavorare in un negozio dove lavorava anche un parente alla lontana di uno "scissionista". I killer fecero fuoco senza badare a chi veniva colpito. Così è successo pochi mesi fa a Lino Romano, in via Marianella, appena uscito dalla casa della fidanzata per andare a giocare una partita di calcetto. La sua auto, troppo simile a quello di un pusher dei Lo Russo, ha ingannato i killer. Quattordici colpi di pistola, per un ragazzo che sognava soltanto di sposare la sua Rosanna e vivere felice. Perché vivere felici, nell'inferno a Nord di Napoli, è un sogno troppo ardito da fare. ASSASSINI!!!

Un commento intelligente....

Posto il commento di un lettore che purtroppo non conosco ne il nome ne il soprannome,ma solo il suo commento spiccio e reale sullo stato attuale del sistema che viene alimentato da.....
Caro O.N., è un discorso molto molto complesso. L'importante è non farsi intrappolare dalla logica secondo la quale se non ci si fida ciecamente delle istituzioni, se si pensa che lo stato ci dà meno di quanto prende con le tasse, se si pensa che i politici siano corrotti o comunque inadeguati...e ALLORA si sta col SISTEMA!!! Questa è una immane cazzata...il sistema non fa altro che arricchirsi alle spalle della povera gente senza lavoro messa a spacciare o comunque sfruttata in cambio delle briciole...il sistema e lo stato sono quindi due facce della stessa medaglia, lo stato è carente e il sistema ne approfitta!!! LO STATO CI LASCIA MORIBONDI E IL SISTEMA è LO SCIACALLO CHE STA Lì IN AGGUATO!!!

La moglie il boss l'amante e la faida...

Spesso nelle trame familiari della camorra si incontrano situazioni pasadossali tipo soap opera beautiful.E se questa storia fosse stata raccontata a un regista sicuramente ne sarebbe venuta fuori una bella soap opera da fare invidia a quelle che conosciamo.Una storia vera purtroppo,drammatica e scandalosa allo stesso tempo,un sospetto che l'altro ieri la dia partenopea ha svelato arrestando gli esecutori e mandanti di ben 10 omicidi avvenuti nella faida qualianese.Per raccontare il dramma,le dinamiche di questa storia bisogna tornare indietro nel tempo e' partire dall'inizio in modo che il lettore si renda conto di come una lady camorra per egemonizzare il proprio clan e vivere felice con il suo amante e' disposta anche a far trucidare il padre dei suoi figli senza rimorso e senza un minimo di sentimento.Raffaella D'alterio e' la vedova nera della camorra qualianese,una donna dal carattere emblematico e cupo che da anni gestiva alleanze e strategie del clan durante le lunghe detenzioni del marito il boss di Qualiano Nicola Pianese detto o' mussuto.In verita' i clan erano due,una faceva capo a Nicola Pianese mentre l'altro alla famiglia di Raffaella D'alterio che con i fratelli aveva creato pian piano un clan nel clan scompaginando gli equilibri gia' fragili dei clan qualianese,tra questi clan chi fin dall'inizio si era rivelato ostile ai disegni criminosi di Raffaella D'alterio,era stato Paride De Rosa braccio destro di Nicola Pianese e uomo di punta del clan.Durante la detenzione di Nicola Pianese molti affiliati non vedevano di buon occhio Raffaela D'alterio che aveva un modo tutto diverso di gestire l'impero criminale del marito,imprenditori spellati vivi con richieste estorsive sempre piu' ingenti,il direttivo del clan si era ristretto alla sola cerchia della famiglia D'alterio che non permetteva a nessun altro affiliato di presidiare riunioni anche di una certa importanza,in piu' gli enormi introidi delle estorsioni non venivano divise in modo equo lasciando al resto degli affiliati solo briciole.Il malcontento ormai cavalcava gli animi di molti affiliati,alcuni di essi avevano un ruolo di vertice nel clan,e quasi tutti pero' non osavano ribellarsi al clima creatosi solo per il rispetto e il sentimento di amicizia che avevano nei confronti di Nicola Pianese detenuto e sicuramente pensavano gli affiliati,all'oscuro delle trame che la moglie stava ricucendo anche con alcuni esponenti un tempo allontanati dal clan.Quello che comunque maggiormente aveva spaccato il clan in due,erano le insistenti voci su una presunta relazione che Raffaela D'alterio aveva stretto con Pasquale Russo detto o' cartunar killer del clan e uomo di punta della famiglia D'alterio.Queste voci iniziarono ha girare insistentemente al punto tale che molti affiliati volevano appurare se si trattava di semplici voci o c'era del vero dietro tutto cio'.Cosi' alcuni affiliati iniziano una vera e' propria indagine fatta di pedinamenti e appostamenti per capire se realmente Raffaela D'alterio aveva tradito il boss carismatico Nicola Pianese che da detenuto era all'oscuro di tutto cio'che nel tempo stava mutando nel suo clan.Quando si ha finalmente la conferma che Raffaela D'alterio se la faceva con Pasquale Russo il direttivo del boss decide di non fare niente ma di aspettare la scarcerazione del loro boss per metterlo al corrente della situazione e su direttive di o' mussuto aspettare il da farsi.Nel 2005 Nicola Pianese viene scarcerato,si rende conto ben presto che c'e' qualcosa che non va sia a livello familiare sia all'interno del clan,ma non solo,alcuni imprenditori gli avevano raccontato nei dettagli di come la moglie piu' volte aveva raddoppiato la quota estorsiva senza voler sentire ragioni,lasciando molti di loro sul lastrico.E' risaputo che Nicola Pianese anche se un delinquente abituale era molto comprensibile con gli imprenditori messi dal suo clan sotto estorsione,a differenza di altri clan non pressava gli imprenditori che molte volte quando erano in difficolta' non pagavano nemmeno.Questo e' il resoconto di alcuni pentiti,no mie.Comunque Nicola Pianese realizza che all'interno del clan c'e qualcosa che non va,molti affiliati si sentono abbandonati dal clan,poi i suoi cognati con l'appoggio della moglie si sono messi di traverso su alcuni affari che il capoclan stava portando a termine.Il clima diventa pesante e le liti con la moglie aumentano,dalla minacce si passa ai fatti e o mussuto in piu occasioni picchia la moglie mandandola in ospedale.E' una situazione diventata ingestibile,a miciona con l'aiuto dei fratelli organizza nei minimi dettagli l'omicidio del marito.Intanto la relazione con Pasquale Russo continua,breve parentesi di passione per dimenticare il clima ostile che oramai si e' instaurato tra lei e il marito.Raffaela D'alterio informa i fratelli di quasi tutti gli spostamenti del marito,in modo che studiando abitudini e spostamenti diventa piu' facile massacrarlo.Il tutto si realizza nel 2006 quando Nicola Pianese sta pianificando insieme a un suo amico imprenditore un affare di svariati milioni di euro,si organizza ancora un incontro per delineare bene come portarlo a termine evitando intoppi che possano in qualche modo deteriorare le alleanze con il clan Mallardo di giugliano.La moglie chiama subito il fratello e lo avvisa che di li a poco il marito deve incontrarsi a tale posto con quel suo amico imprenditore.Il fratello organizza il gruppo di fuoco che di li' a poco massacra il cognato,il boss Nicola Pianese che fine piu' miserabile non poteva immaginare.A miciona continua la relazione con Pasquale Russo e nel frattempo pianifica una strategia degna di un film giallo per far ricadere la colpa sul gruppo di Paride De Rosa che fin dall'inizio della sua ascesa criminale non aveva mai visto di buon occhio la figura truce egoista e scenica di a miciona.Nasce una guerra intestina che fara' contate tra entrambi gli schieramenti decine di morti ammazzati per il solo fatto che Raffaela D'alterio oltre il tradimento puntava dritto alla gestione del clan arrivando a pianificare l'omicidio del marito correndo insieme ai figli al capezzale del marito ormai moribondo per le ferite riportate durante l'agguato.Una tela fitta e buia svelata ieri dalla dia che ha arrestato gli ultimi esponenti del clan D'alterio-De Rosa-Pianese decapitando di fatto i vertici.

sabato 19 gennaio 2013

Al processo Misso e Giuliano

Riporto copiando da il giornale il roma l'articolo scritto dal bravissimo giornalista Fabio Postiglione che di articoli importanti ne ha scritti tanti e che io ho copiato in questo blog.Be' il post in questione riguarda l'odio profondo che da anni covava tra le famiglie Giuliano di forcella e i Misso della sanita'.Un'odio profondo sfociato in rissa,quando durante un processo i due ex boss oggi collaboratori di giustizia se le suonarono di santa ragione.In verita' fu Raffaele Giuliano a tentare di ammazzare Peppe Misso,comunque per quei fatti c'e' un processo in corso.Prima con una pietra avvolta
in un panno. Poi mentre dormiva
nell’infermeria. Giuseppe
Misso, l’ex boss della Sanità, ha

Arcangelo Abbinate cancellato l'accusa di omicidio.

Copio per intero l'articolo scritto dall'illustre giornalista de il roma Luigi Sannino sulla clamorosa cancellazione per omicidio mossa contro il figlio del ras Arcangelo Abbinante che ora resta indagato solo per associazione a delinquere..
Si è tolto un grosso peso dallo stomaco il giovane ras Arcangelo Abbinante
dell’omonima famiglia del rione Monte Rosa a Scampia, assistito
dagli avvocati Claudio Davino e Saverio Senese. Ieri il tribunale
del Riesame ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare a suo carico,
nella parte che riguarda l’omicidio di Gennaro Ricci “o’ mellone”,

venerdì 18 gennaio 2013

Scritto da Virgo no Shaka

Pubblico il seguente commento del caro lettore VIRGOnoSHAKA che rispondendo a un commento sulla validita' delle accuse rivolte a l'ex capo della mobile di Napoli Vittorio Pisani  lanciategli contro dall'ex camorrista oggi pentito Salvatore Lo Russo detto o' capiton.Be c'e' da dire che tutto e' scaturito da un mio post e da un commento di un lettore che si e' pronunciato con il soprannome di zeta che maliziosamente fa intendere che forse in quelle accuse dette e ridette dal pentito qualcosina di vero c'e'.Io comunque non condivido visto che il dottor Vittorio Pisani e' stato un capo della mobile attivo che dal suo insediamento fino alla fine ha creato una super squadra di agenti scelti che con professionalita' e impegno hanno catturato centinaia di latitanti pericolosi.Comunque il tutto e' ancora al vaglio degli inquirenti,pubblico il commento del signor VirgonoShaka...
Della persona che tu nomini non su fidavano neanche gli altri camorristi, perché giuravano fosse un infame,un doppio giochista capace di vendersi il fratello ai carabinieri pur di continuare a gestire il monopolio di droga ,estorsioni ,calcio scommesse ......un tipo da prendere con le molle insomma.La procura antimafia partenopea gli ha creduto autorizzandolo a distillare veleni al fine di ridimensionare l'immagine di un dei 4 migliori funzionari( insieme ad Alessandro Giuliano,Vittorio Rizzi e Renato Cortese) della lotta alla criminalità organizzata a cui da " infame vendeva amici,nemici e familiari. Quelli che vanno dove tira il vento.....che stanno con un piede di qua e uno di la , i peggiori e i piu pericolosi

Il commento di una lettrice con le palle...

Con grande gioia che pubblico questo piccolo commento di una lettrice di questo blog,anche se non la conosco direttamente posso affermare con sicurezza che oltre al coraggio da vendere a pure quelle che forse a molti uomini mancano.Rosy Romano e' una lettrice di questo blog,ci siamo scambiati qualche messaggio attraverso i moduli dei commenti,e devo dire che oltre ha scrivere molto bene(darà filo da torcere al professore)Scherzo,quello che mi ha colpito e il contenuto dei suoi commenti che fa capire oltre l'istruzione e il grado di cultura e' il pensiero,il desiderio di una Napoli migliore finalmente liberata da il cancro che ci ha infettati da troppo tempo che nostro malgrado attira a s'è ancora oggi tanti,troppi giovani che poi finiscono nel peggior dei modi.Ma la quello che dispiace di piu' e' il fatto che questi giovani una volta cresciuti condizionano non solo la loro vita,ma anche la nostra,distruggendo la cultura l'intelligenza l'economia della nostra amata Napoli.Posto il suo commento e grazie Rosy.

Commento del lettore Lmg che trovo interessante pubblicare..

Posto questo commento di un lettore che si e' firmato con la sigla Lmg.Mi sembra un commento un po' azzardato e fuori luogo pero' da spunti interessanti nel suo complesso.Ecco di seguito cio' che ha scritto..
1) Le piazze di spaccio non sono assolutamente chiuse,è tutta APPARENZA.. sono state chiuse quelle "sputtanate",ma contemporaneamente sono state subito aperte nuove piazze NON "A CIELO APERTO" come quelle ormai chiuse e presidiate dalle volanti.Le nuove piazze si sono spostate di poche centinaia di metri da quelle vecchie,solo che spacciano in modo un po piu discreto...infatti le canne me le continuo a fumare come me le fumavo prima....nonostante le piazze vecchie sono tutte presidiate dalle volanti.
2) La droga non verrà mai eliminata,xchè se a secondigliano si finisce di spacciare,cominceranno rapine ed estorsioni al piu non posso,e agli sbirri gli si raddoppierà il lavoro,e gli si dimezzerà lo stipendio,xchè il secondo stipendio,quello che percepiscono dai clan,se lo sogneranno di notte... Gli sbirri adesso vogliono solo che finiscono gli omicidi,in modo che si spengono tutti i riflettori nazionali su secondigliano,e loro possono continuare a percepire il secondo stipendio senza dover lavorare il doppio,io continuo a fumarmi le canne,i clan continuano a fare soldi,e siamo tutti felici e contenti. (anche a me girerebbero le palle se ho voglia di fumarmi una canna ed esco per strada senza riuscire a trovare una briciola di fumo...così come adesso girano le palle anche agli sbirri che stanno sgobbando come i pazzi a lavorare il doppio a causa della guerra,e cosi come girano le palle ai clan che si vedono il quartiere presidiato dalla polizia,e non possono svolgere le loro attività di spaccio in modo regolare.

Un'altra vita scritto da il professore..

Caro professore posto questo tuo commento in modo che tutti i lettori possano capire realmente chi si cela dietro il soprannome di professore.Un ragazzo che secondo me la vita la da prendere a Morsi e non si arrende alle avversità della vita.Ecco di seguito per intero il tuo commento in risposta ad un'altro lettore che ti accusava di vedere troppi film.

...BEH, DALL'AGGRESSIVITà DELLA TUA RISPOSTA DEVO DEDURRE DI AVERE COLTO NEL SEGNO!!!...DEVO DEDURRE DI AVER TOCCATO UN TASTO DOLENTE!!!...FORSE TI SEI SENTITO "DESCRITTO" DAL MIO POST??...FORSE APPARTIENI ALLA CATEGORIA DEI NULLAFACENTI SEMI-ANALFABETI CHE NON SONO BUONI A FARE UN CAZZO E SI LAMENTANO PERCHè "NON C'è LAVORO" (SALVO POI "SGRAVARE" FIGLI IN MODO IRRESPONSABILE, COME SE I BAMBINI SI NUTRISSERO DI ARIA)??...MA QUALE DATORE DI LAVORO ASSUMEREBBE MAI UN INCAPACE CHE A STENTO SA LEGGERE E SCRIVERE E NON HA I MEZZI PER ESSERE ADIBITO AD ALCUN TIPO DI MANSIONE LAVORATIVA, CHE NON è IN GRADO Nè DI SVOLGERE UN LAVORO DI TIPO INTELLETTUALE Nè UN LAVORO DI TIPO MANUALE!!! SEI UN ARTIGIANO, SEI UN OPERAIO SPECIALIZZATO, HAI CONOSCENZE TECNICHE, HAI CONSEGUITO UN TITOLO DI STUDIO, HAI IMPARATO UNA O PIù LINGUE STRANIERE??...SAPPI CHE SE LA RISPOSTA A TUTTE QUESTE DOMANDE è "NO" NON HAI DIRITTO AD INVOCARE LA MISERIA, PERCHè NELLA TUA VITA NON HAI FATTO NULLA PER AFFRANCARTI DALLA MISERIA DI CUI PARLI, DI CUI TI RIEMPI LA BOCCA!!...E POI, QUALI SAREBBERO QUESTE OFFESE GRATUITE??? FORSE IL GIOCO DEL "SE FOSSE" RELATIVO ALLE PALLE DI TUA NONNA??...BEH, NON HAI CAPITO CHE LA MIA ERA SOLO UNA PROVOCAZIONE VERBALE SENZA INTENTO DENIGRATORIO. PER QUANTO RIGUARDA INFINE I "TROPPI FILM" CHE MI VEDO E IL FATTO CHE IO STAREI SEMPRE DAVANTI AD UN PC...BEH, EVITERò DI SCENDERE IN PARTICOLARI PER NON TEDIARE INUTILMENTE GLI ALTRI LETTORI, SAPPI SOLO CHE IO HO VISSUTO SULLA MIA PELLE (ALTRO CHE FILM!!!)IL DRAMMA DELLA TOSSICODIPENDENZA, DRAMMA CHE è ENTRATO VIOLENTEMENTE IN CASA MIA, DRAMMA CHE HA FATTO MORIRE LA MIA POVERA MADRE DI CREPACUORE, DRAMMA PER IL QUALE NON RICORDO NEANCHE PIù QUANTE VOLTE SONO DOVUTO USCIRE AD OGNI ORA DEL GIORNO E DELLA NOTTE A FARE IL GIRO DEGLI OSPEDALI PER TROVARE E "RECUPERARE" UNA "CERTA PERSONA", "SANGUE DEL MIO SANGUE", CONTRO LA CUI TOSSICODIPENDENZA HO COMBATTUTO PER CIRCA 15 ANNI (NON 15 GIORNI!!!), TOSSICODIPENDENZA INIZIATA CON COCAINA SNIFFATA, PASSATA ATTRAVERSO CRACK E COBRET E CONFLUITA IN EROINA E COCAINA INIETTATE IN VENA...MA TU LO SAI QUANTE VOLTE SONO SCESO SOTTO I "FOSSI" ED I SOTTOPASSAGGI (OGGI MURATI) DI SCAMPIA PER CERCARE QUESTA "PERSONA" A ME PROFONDAMENTE CARA???...MA TU LO SAI QUANTE VOLTE SONO DOVUTO ANDARE NELLE "STANZE DEL BUCO" SOTTO ALLE VELE???...MA TU LO SAI QUANTI TENTATIVI DI RAPINA CON OGNI TIPO DI ARMA (DAL COLTELLO ALLA SIRINGA SPORCA DI SANGUE) HO RICEVUTO QUANDO MI RECAVO IN QUESTI POSTI??...MA TU LO SAI QUANTE NOTTI IN BIANCO HO PASSATO???...MA TU LO SAI CHI C'ERA ACCANTO A QUESTA PERSONA A ME CARA QUANDO SI è AMMALATA DI EPATITE C ACUTA A CAUSA DELLE FIALE INFETTE CHE I TOSSICI "SI PASSANO" TRA LORO???...CARO MIO DIFENSORE DEI VENDITORI DI MORTE...STAI ATTENTO A PARLARE CON ME DI "FILM"!!!!!prof

Per il lettore che si firma PROF...

Caro amico lettore che ti firmi prof..Ti invito calorosamente a scrivere una tua riflessione un post qualsiasi cosa in modo che io la pubblichi.Mi fa molto piacere averti tra i lettori di questo blog e spero con il cuore che aderisci a questa mia iniziativa grazie anticipatamente..

Commento scritto dal signor vi no sh che ringrazio calorosamente sperando che gli piacie questa mia iniziativa..

Con questo post voglio inaugrare una nuova sezione,una nuova esperienza da condividere pienamente insieme a voi.Un modo per confrontarci,da oggi in avanti potete tranquillamente scrivere nella sezione commenti un post,uno sfogo,una riflessione,qualsiasi cosa vi passa per la testa e io mi impegno a pubblicarle su questo blog.Giustamente qualsiasi cosa scrivete deve essere sempre e comunque conforme alle regole del blog e alle sue tematiche.Datevi un nomignolo o nome come volete in modo tale che quando pubblico un vostro post riporto la fonte.Grazie e spero che ne sarete in tanti a condividere questa nuova esperienza per dare voce un po' a tutti..Nel frattempo pubblico questo..
Stia tranquillo l'egregio di Castellamare ...............Andrea Curtale e' il nuovo capo della mobile di Napoli...Designato dal capo della polizia Manganelli, Curtale e' l'attuale dirigente del commissariato di Castellammare di Stabia(guarda un po' .....proprio il tuo paese....) ed in passato era già stato numero due della Mobile napoletana, il cui capo era Vittorio Pisani...
Promosso vice questore primo dirigente all'inizio dell'anno per meriti acquisiti In occasione dell'arresto del boss latitante Antonio Iovine o'nin (uno che non era latitante da 2 giorni....)era stato assegnato al commissariato stabiese.

giovedì 17 gennaio 2013

Un minuto di gloria per una vita buttata..

Molte volte leggo nei commenti di questo blog,specie quando viene eseguito un arresto importante,commenti del tipo quattro cinque giorni e sta di nuovo fuori.Oppure persone commentare dicendo che non ci sono prove e quindi un buon avvocato lo fara' uscire presto.Cavolate come queste le leggo ogni giorno,ma apro una piccola parentesi per indirizzare i lettori piu' colti e piu' intelligenti su un filo logico che posto ben volentieri su alcuni esempi di uomini di sistema destinate a marcire dentro quattro mura umide, isolati dal mondo e da tutto cio' che lo circonda.Per prima cosa forze dell'ordine e magistratura quando si muovono state certi che le prove ci sono,e anche molte,poi si gioca su vari fattori tra cui quello piu' concreto di far pentire i killer per incastrare i capi.Il carcere molto spesso lo immaginiamo in modo irreale perche' non ci siamo mai finiti dentro fortunatamente,ma il carcere oltre ad essere educativo per chi lo merita,diventa un posto spietato per chi si e' macchiato di crimini

martedì 15 gennaio 2013

Svelato l’omicidio di Rosario Tripicchio

Luigi Sannino Giornalista del giornale il roma,articolo da lui scritto e che io copio..
Anche l’omicidio di Rosario Tripicchio, rimasto fedele agli Amato-Pagano
quando le cinque famiglie di Secondigliano e Scampia si “avotarono” contro
di loro, è stato chiarito dal neo pentito Giovanni Illiano. Un collaboratore
di giustizia, ultimo in ordine di tempo di quella zona, che da novembre
scorso sta aiutando gli inquirenti a ricostruire le fasi del doppio scontro cominciato
nel 2011 e ancora in corso. Prima i “napoletani” contro i capi degli
“scissionisti”, costretti a blindarsi a Melito e Mugnano; poi il doppio gioco

Per i lettori

Sto notando da un po di tempo che anche su questo blog si annidano molte mele marce.Con profonda stima per i miei lettori che do la possibilità a tutti quanti di commentare senza censurare nessuno.Tramite alcuni indirizzi ip rintracciabili con l'algoritmo di google sono risalito alle identità di chi mi accusa di essere un simpatizzante della vanella grassi.Per ora non li denuncio ma sappiate che conosco chi siete vermi ignoranti che siete marci fin nell'animo.E' giusto che i miei lettori sappiano la verità su queste infamanti accuse che mi sono state rivolte.Pero' voglio prima confermare che i camorristi la camorra li odio e spero con il cuore che il grande popolo Napoletano si riappropri della città che da anni sta in mano a questi disadattati marci camorristi.Punto secondo,chi mi accusa e' un blogger che come me a un blog solo che non lo caga nessuno.Allora che fa,entra sul mio e sfruttando questo blog e avvalendosi dell'anonimato mi attacca per screditare me e questo blog.Voglio precisare dicendoti caro fallito so chi sei,conosco il tuo blog e conosco bene il seme della discordia che stai seminando ma non germoglierà mai su questo blog.Semplicemente non lo permetterò dunque la puoi anche piantare di dire cavolate.Mentre faccio un accorato appello a quei due balordi che si sono permessi di mettere in discussione il mio indottrinamento anticamorra che da anni divulgo su questo blog.Per adesso non mi disturbo a denunciarvi ma badate bene che la prossima volta non sarò così generoso.Voi vi credete furbi nel commentare con l'anonimato,questo va bene per gli altri lettori come voi ma non per me che tramite un articolato algoritmo ad hoc di blogger professionisti riesco a constatare chi siete.Dunque moderatevi anche nei commenti non fatevelo ripetere,poi per l'amato amico professore o antimafia vai come vuoi il blog e a disposizione tua e dei tanti cittadini onesti che vogliono commentare.Un abbraccio dal vostro bill sperando che quanto prima arrestino il restante marciume che e' rimasto a secondigliano e scampia e gli buttino le chiavi nelle fogne.Io odio la camorra e i camorristi e li odierò sempre,mentre amo la polizia i carabinieri la finanza e la magistratura che vi fa il culo quando vi arresta.W lo stato morte alla camorra sempre e ovunque....

mercoledì 9 gennaio 2013

«Io non sono un camorrista, non ho ucciso Faiello»

«Non sono un boss della
camorra. Io lavoro e non sapevo
nemmeno di essere ricercato dalla
forze dell’ordine». Per circa
un’ora si è difeso strenuamente,
anche con motivazioni apparse
sorprendenti agli interlocutori, Antonio
Mennetta detto “Er Nino”: il
28enne arrestato per l’ omicidio
del “dilauriano” Antonello Faiello
e ritenuto da inquirenti ed investigatori
il capo del clan della “Vanella
Grassi”, gruppo di malavita
che prende il nome dalla zona in
cui opera e che ha scatenato una
guerra contro gli Abete-Abbinante-
Notturno-Aprea per il controllo
delle piazze di spaccio.
All'interrogatorio, davanti a giudice
per le indagini preliminari e
alla presenza del pubblico ministero
De Marco e del suo avvocato
Giuseppe Ricciulli, Mennetta
ha anche riferito di essersi recato
a Scafati a casa di parenti proprio
perchè aveva intenzione di evitare
ogni contatto con Scampia e
Secondigliano. Inoltre “Er Nino”
ha sostenuto di non aver partecipato
all'omicidio di Antoniello Faiello,
assassinato il 14 aprile del
2011, fornendo anche un alibi che
ovviamente ora è al vaglio della
magistratura. "Non ero a Secondigliano
in quel periodo e alcuni
dei collaboratori che mi accusano
neanche li conosco", ha concluso.
Il Gip si è riservato la decisione,
ma è probabile che per un’eventuale
scarcerazione Antonio Mennetta
dovrà attendere il Tribunale
del Riesame. Intanto, gli uomini
della squadra “Catturandi” stanno
esaminando le tracce lasciate dal
ricercato nel nascondiglio di Scafati
(dove sono stati arrestati per
favoreggiamento Antonio De Vita
e il figlio Umberto). A cominciare
da alcuni biglietti in cui sono annotate
delle frasi in codice, con affianco
dei numeri che non sembrerebbero
a un primo esame il risultato
di una contabilità. Probabilmente
si tratta
di un linguaggio
noto a poche
persone, con le
quali Antonio
Mennetta comunicava
attraverso
i fedelissimi
che conoscevano
il luogo in cui si trovava. A
proposito di questo, gli investigatori
ritengono che “Er Nino” si trovasse
nella villetta da qualche
giorno prima di Natale. In precedenza
comunque, non si sarebbe
spostato di molto dalla provincia
di Napoli a cavallo con quella di
Salerno.
L’accusa più grave a suo carico riguarda
l’omicidio di Antonello Faiello
detto “Al Pacino”, avvenuto il
14 aprile 2011: un affiliato ai Di
Lauro che insieme
ad altri aveva
organizzato
una spedizione
punitiva nella
“Vanella Grassi”
a causa di due
ragazze che
erano uscite
con esponenti di entrambi i gruppi.
“Er Nino” avrebbe esploso materialmente
il colpo di grazia alla
testa della vittima. luisa

venerdì 4 gennaio 2013

Ascesa e potere di Antonio Mennetta il baby boss ..

Il suo sogno era diventare l'imperatore di scampia,e quasi sicuramente se non ci fossero stati i collaboratori di giustizia magistrati e forze dell'ordine sarebbe riuscito nel suo intento.Antonio Mennetta nonostante la sua giovane eta' 28 anni di carisma coraggio e diplomazia ne aveva da vendere.Lo dimostra il fatto che da quando fu scarcerato tutti gli assetti criminali e i fragili equilibri ritrovati in tutta scampia,sono stati scompaginati da questo ventottenne assetato di potere e sangue.Di lui aveva parlato il collaboratore di giustizia Pietro Esposito detto o kijak,durante la prima faida di scampia del 2004 tra i Di Lauro e gli scissionisti.All'epoca era un fedelissimo della famiglia Di Lauro,faceva parte della stessa batteria di fuoco di Ugo De Lucia in guerra con gli Amato-Pagano,era il gruppo di fuoco piu' feroce del clan Di Lauro,erano quelli che oltre gli stessi scissionisti stavano massacrando anche i parenti di questi cacciandoli dalle loro abitazioni.Quando fu arrestato furono diversi i collaboratori di giustizia che gli attribuirono gravi fatti di sangue,tra cui quello di Gagliardi-Riccio massacrati all'interno di una tabaccheria a melito.Fu anche accusato di essere uno dei picchiatori del clan che insieme a Nunzio Di Lauro aveva massacrato Salvatore De Magistris patrigno di Biagio Esposito oggi collaboratore di giustizia.Fu arrestato durante il clamoroso blitz che decapito' gran parte dei soldati sia dei Di Lauro che degli stessi scissionisti.Fu rinchiuso nel super carcere di Palermo ma anche durante la sua detenzione diede prova del carisma e l'aggressività criminale di cui e dotato se così si puo' dire.Infatti fu accusato di aver corrotto diverse guardie penitenziarie che gli entravano in cella tutto quello di cui il giovane boss aveva bisogno,perfino caviale e aragoste.Poi venne fuori che aveva organizzato dei gruppi di fuoco mafiosi per mandarli a Napoli e sterminare la sua famiglia quando questi nel 2007 si girarono con gli scissionisti.Infatti quelli della venella grassi,il gruppo cresciuto nel tempo sono tutti parenti,Guarino-Mennetta-Petriccione-Magnetti sono una sola famiglia,erano forti perché comandavano e sapevano anche sparare,un gruppo egemone e feroce capace di spostare l'ago della bilancia delle varie famiglie in guerra nel 2007-2009.Nel 2010 dopo una lunga detenzione Antonio Mennetta venne scarcerato,tutte le accuse mosse contro di lui da vari collaboratori caddero,non c'erano prove e dopo aver scontato per intero la condanna per associazione di stampo camorristico fu clamorosamente scarcerato.Quando fu scarcerato le alleanze le strutture criminali erano radicalmente cambiate,alla testa di questo mostro nato all'ombra delle vele c'erano le famiglie Amato-Pagano,con vari sottogruppi e nuovi affiliati affluito nel nuovo cartello vincente.Con gli scissionisti si erano schierati anche i Sacco-Bocchetti famiglie malavitose affiliate da decenni alla potente famiglia Licciardi della masseria cardone.I Sacco -Bocchetti si impegnarono con gli scissionisti di organizzare agguati contro esponenti degli odiati Di Lauro,pagarono in questo modo l'ingresso nella super alleanza che si stava organizzando a secondigliano.Come regale gli scissionisti gli diedero il perrone e il rione berlingieri che fu gestito dai Sacco-Bocchetti per un paio di anni.Nel rione berlingieri nel frattempo molti affiliati dei Di Lauro e i propri familiari furono cacciati da questi due schieramenti,perfino la famiglia dei De Lucia furono cacciati in malo modo,dovettero abbandonare le loro abitazioni e sloggiare nel Terzo mondo ultimi feudo dei Di Lauro.Fu in questo periodo che tentarono due volte di ammazzare lo zio di Ugo De Lucia.Sergio scampato clamorosamente alla morte per ben due volte.Poi l'agguato nel bar mery del rione berlingieri in cui fu massacrato Salvatore Ferrara piccolo spacciatore dei di Lauro,venne ferito alla schiena invece il figlio di Sergio De Lucia rimasto invalido dopo l'agguato.Quando venne scarcerato Antonio Mennetta nel rione berlingieri dettavano legge Francesco Feldi detto o' tufano uomo di punta di Gennaro Sacco mentre nel perrone c'era Giuseppe Parisi detto o nasone.Non si sa se gli agguati siano da correlare con la scarcerazione di Antonio Mennetta,fatto sta che nel giro di quattro mesi furono ammazzati prima Francesco Feldi e dopo pochi mesi Giuseppe Parisi e Giuseppe Ferrara.Le consegne passarono direttamente nelle mani dei girati della venella grassi che si impadronirono prima del perrone e del rione berlingieri e dopo anche di San Pietro a Patierno zona Franca di Gennaro Sacco ammazzato in contemporanea insieme al figlio ventenne.Dopo poco tempo ci fu quello che per molti collaboratori di giustizia e' stato il propulsore che ha scatenato la seconda faida tuttora ancora in atto tra i girati della venella e la vecchia guardia degli scissionisti Abete-Abbinante-Notturno.L'agguato di Antonello Faiello secondo molti e' stato il motivo che ha scatenato una scissione nella scissione facendo sfociare il conflitto che fortunatamente ha decapitato quattro potenti clan tutti scompaginati dalle forze dell'ordine.Tutto nasce dal fatto che Antonello Faiello Nunzio TALOTTI e Raffaele Musolino tre affiliati di rispetto del clan di Lauro uscivano con due ragazze del rione berlingieri passato sotto il comando di Antonio Mennetta che nel frattempo si era schierato
Anche lui con la famiglia abbandonando il clan Di Lauro.Antonio Mennetta sospettoso come pochi picchia in malo modo queste due ragazze intimando loro di non permettersi piu' di uscire con un Dilauriani altrimenti sarebbero state cacciate dal rione berlingieri insieme alle loro famiglie.Un affronto insopportabile per i Di Lauro che organizzano immediatamente una spedizione punitiva conclusa con un morto e un ferito nelle loro fila.Sono cinque le motociclette transalp che atterrano in mezzo alla venella base dei girati,c'e l'intero direttivo del clan Di Lauro,ci sono Antonello Faiello e Gennaro Silvestro,Luigi De Lucia,Vincenzo Lombardi Raffaele Musolino e Raffaele Di Lauro che ha attizzato i presenti a dare una bella lezione ai girati.I girati non si fanno prendere di sorpresa e iniziano a circondare i dilauriani che hanno osato invadere la loro zona.Per i girati c'e Fabio Magnetti-Giuseppe Magnetti-Rosario Guarino-Gennaro Lucarelli-Joanderson Monaco e Antonio Mennetta che a differenza dei suoi cugini e furioso per l'invasione dei di Lauro nel suo regno.La discussione nasce subito tra lui e Antonello Faiello,i toni si accendono e il clima si fa incandescente,come andarono i fatti lo racconta il pentito Vincenzo Lombardi presente ai fatti.Lombardi racconta che quando atterrarono vicino al bar ariston lui guidava la transalp e Raffaele Musolino era armato e si trovava dietro di lui.Racconta che vennero subito circondati dai girati e che Antonio Mennetta a piedi andò subito incontro ad Antonello Faiello dicendogli che cosa cercavamo e cosa volevamo da loro visto che non eravamo piu' nessuno.Antonello Faiello era armato,e non era uno sprovveduto,al pacino come lo chiamavano doveva ammazzare o gambizzare qualcuno dei girati.Inizia una discussione tra Faiello e Mennetta poi Mennetta nota Lombardi e Musolino che a pochi metri di distanza stavano aspettando solo quando tirar fuori le armi e sparare.Antonio Mennetta sempre a piedi si dirige verso di loro,in contemporanea partirono tre o quattro spari che colpirono di sorpresa e alle spalle Antonello Faiello,cadde dalla moto ma non era morto ancora,nel frattempo Vincenzo Lombardi incita a Raffaele Musolino di ammazzare Antonio Mennetta,ennino capisce tutto e si ripara dietro a un auto mentre Raffaele Musolino gli scarica dietro l'intero caricatore della pistola.Antonello Faiello venne ammazzato con il classico colpo di grazia alla testa proprio da Antonio Mennetta,questo secondo i collaboratori e la dia di Napoli che gli hanno spiccato il mandato di arresto.Da questo evento poi nasce la pace con il clan Di Lauro che lo stesso Marco Di Lauro sancisce con Antonio Mennetta dopo che questi non aveva ricevuto appoggio dal latitante Mariano Riccio reggente degli Amato-Pagano e genero di Cesare Pagano.Anzi Mariano Riccio non solo non appoggia i girati della venella ma gli consiglia di fare molta attenzione perché la vendetta dei di Lauro non si sarebbe fatta aspettare.Mai previsione fu piu' sbagliata,gli Amato-Pagano furono cacciati da secondigliano proprio dai girati che insieme agli Abete-Abbinante-Notturno puntavano al controllo assoluto delle piazze di spaccio di tutta secondigliano e scampia.Ieri notte Antonio Mennetta comunque e' stato arrestato,con lui sono finiti in manette padre e figlio,Antonio De Vita e il figlio
Alberto di soli ventitré anni.Per Antonio Mennetta si prospetta un periodo di lunga meditazione per le accuse e per il 41bis già pronto ad accogliere lui e altri boss ricercati.Si chiude un periodo nero per la brava gente di secondigliano stufa di dover subire la prepotenza di questi finti guappi.Speriamo solo che le forze dell'ordine non lasciano la presa e continuano così come stanno facendo adesso.

Arrestato Antonio Mennetta il signore della faida...

Finalmente lo hanno arrestato.il signore della faida,il capo dei girati della venella grassi si nascondeva in una villa nel comune di Scafati.Gli uomini della squadra mobile erano da tempo sulle sue traccia,dopo una lunga attività di intercettazioni ambientali e pedinamenti lo hanno catturato.La villa dove si era rifugiato da latitante,era protetta oltre da mura di oltre due metri,da un sofisticato sistema di videosorveglianza.Al momento della cattura con Antonio Mennetta si trovavano altri due pregiudicati arrestati anche loro,adesso la loro posizione e' al vaglio degli inquirenti.Antonio Mennetta era ricercato per associazione mafiosa e omicidio,quello di Antonello Faiello ras dei Di Lauro finito con un colpo in faccia proprio da Antonio Mennetta secondo i collaboratori di giustizia..

mercoledì 2 gennaio 2013

L'agguato a Francesco Bara e le strade che portano a secondigliano....

All'inizio si era pensato che il duplice agguato avvenuto nel quartiere della sanità sia in qualche modo da collegare alla faida di scampia.Ma ipotesi del tutto improbabile visto anche il clima che si respira nel centro storico di Napoli.I clan anche nel centro storico si stanno organizzando,vogliono cacciare i secondiglianesi vicini al clan dei Lo Russo e gestirsi loro il loro quartiere.Francesco Bara infatti era cresciuto criminalmente con i famigerati capitoni di secondigliano,e era anche intimo amico del rampollo del clan dei
capitone Oscar Pecorelli accusato da piu' collaboratori di essere uno dei killer piu' spietati della cosca dei capitoni.Insieme a Raffaele Perfetto muss e scign nipote e braccio destro del ras oggi pentito Salvatore Lo Russo,costituiva la colonna portante del gruppo di fuoco dei capitoni.Francesco Bara forse inconsapevolmente ha pagato con la vita proprio l'appartenenza al clan dei capitoni,visto che dopo la frantumazione del clan misso avvenuto per pentimenti e faide,al rione sanità sono ricomparsi i Vastarella e i Tolomelli rivali storici dei Misso appoggiati dall'alleanza di secondigliano.Proprio a secondigliano nella masseria cardone feudo dei Licciardi i vastarella avevano ricevuto appoggio dopo che i
Misso li avevano cacciati dalla sanità.Dunque l'omicidio di Francesco Bara va sempre piu' ad intrecciarsi alle complicate relazioni diplomatiche dei
clan di secondigliano.I lo Russo appoggiavano incondizionatamente Francesco Bara e amici messi a gestire per conto dei Lo Russo i traffici illeciti del rione sanità,i lo russo dopo il pentimento dei capi e gregari del clan si stanno trovando in forte difficoltà visto anche le mire espansionistiche dei girati che capito il vuoto di potere che si respira a miano vorrebbero imposssessarsi della ricca zona dei capitoni.Poi c'e da considerare anche l'odio profondo tra i licciardi e i Lo Russo in guerra da anni senza piu' ambasciatori da entrambe le parti.Una guerra costellata da tanti morti e tanti colpi di scena.Poi da entrambi gli schieramenti la corsa per accaparrarsi le simpatie degli scissionisti,relazione raccontata dal pentito Salvatore Lo Russo che fece verbalizzare quando segue.Quando mi resi conto che un certo o cines affiliato di spicco del clan Licciardi chiedeva insistentemente a Cesare Pagano di incontrarsi con Vincenzo Licciardi o chiatt perché quest'ultimo provava profonda simpatia per il capo degli scissionisti,da ciò pensai che dovevo passare al contrattacco e accaparrarmi le simpatie di Cesare Pagano prima che arrivassero i Licciardi nostri nemici.Feci un paio di favori agli scissionisti e dopo poco tempo riuscii a incontrarmi con Cesarino,successivamente feci fare a cesarino da compare al matrimonio di mio figlio Antonio per legarmi il piu' possibile al cartello vincente degli scissionisti.Dunque da ciò possiamo dedurre che ci fu una sorte di corteggiamento subdolo da parte di Salvatore Lo Russo per accaparrarsi l'amicizia e la stima di Cesarino,preventivamente prima che ci riuscissero i Licciardi.Ma rimane un'ultima considerazione importante per spiegare la morte di Francesco Bara,e' forse questa considerazione rimane la piu' probabile la piu' reale fra tante.Giuseppe Misso odiava ferocemente il capo dell'alleanza di secondigliano Gennaro Licciardi,fra loro l'odio era palpabile fin dalla nascita della fratellanza napoletana cartello nato per contrapporsi alla nuova camorra di Raffaele Cutolo.Nel tempo l'odio cresce e la guerra e' inevitabile,a soccombere all'inizio e' Giuseppe Misso che vedrà ammazzate i suoi amici e i suoi referenti alla sanità,poi un clamoroso agguato sull'autostrada al ritorno di un colloquio e viene uccisa Assunta Sarno moglie di Giuseppe Misso e il suo braccio destro Alfonso Galeota.Vengono feriti anche Giulio Pirozzi e la moglie che si salveranno per miracolo alla ferocie spedizione punitiva dei secondiglianesi che non risparmiano nemmeno le donne.La guerra e l'odio durano per decenni fino al 1994quando morto Gennaro Licciardi Misso dopo anni di detenzione viene scarcerato e inizia una feroce avanzato contro i clan e tutti coloro che appoggiavano l'alleanza di secondigliano.Una guerra cruenta che vede morti da entrambi i clan,poi l'alleanza Misso-SarnoMazzarella e la vittoria sull'alleanza di secondigliano,vengono cacciati dalle loro abitazioni tutti i referenti che per conto dei licciardi gestivano il business del centro storico.Poi la guerra interna del 2004 con la regia occulta dei capitoni che puntano al controllo del rione sanità.Scatenano una guerra fraticida contro il clan Misso usando come ariete Ettore Sabatino e Nicola Torino due loro luogotenenti da tempo affiliati ai Misso.L'omicidio di Francesco Bara molto probabilmente va visto sotto quest'ottica geocriminale che da anni continua la sua inesorabile corsa tra perdenti e vincenti.E i capitoni i Misso i Torino i Sabatino sono i perdenti,i Licciardi i Vastarella i Tolomelli hanno saputo aspettare e oggi sono loro i vincenti.Puo' darsi che i Licciardi hanno usato anche loro come ariete i Vastarella per il predominio di un quartiere che per oltre vent'anni di guerra gli e' costato cara.Queste sono sono ipotesi,ma che vanno sempre prese molto seriamente in considerazione dal vostro bill....