mercoledì 11 dicembre 2013

Tremano quattro clan: c’è un nuovo pentito

Ha deciso di collaborare con lo Stato dopo che il capo è diventato pentito. La scelta è arrivata quasi in contemporanea. Mario Pacciarelli, pusher della Vanella Grassi, con compiti che vanno molto al di la del semplice spaccio di sostanze stupefacenti, ha deciso di parlare con i pm della Dda di Napoli. I primi verbali sono stati depositati ieri nel corso del processo per l’omicidio del 14 aprile del 2011 dove perse la vita Antonello Faiello. Ha fatto i nomi dei killer perché ha saputo che il commando di assassini era composto da affiliati alla Vanella Grassi tra i quali Antonio Mennetta detto “Er Nino”. Fu arresto a febbraio del 2012. Era in compagnia di tre donne, sue parenti, quando i carabinieri fecero irruzione nell’appartamento di Arzano. Mario Pacciarelli rimase di sasso: era arrivato da poche ore e stava per ripartire per un nuovo nascondiglio. È sotto accusa per associazione camorristica e traffico di stupefacenti, schiacciato dalla stessa ordinanza di custodia cautelare notificata il 26 gennaio scorso a Salvatore Petriccione “o marinaro”, Salvatore Frate detto “Papacianni e Gaetano Cursale.

«Sono uno spietato killer»

 «Un killer senza pietà». Così si definisce Rosario Guarino, boss della Vanella Grassi, ex capo del direttorio di Secondigliano e Scampia e a capo di un manipolo di giovani che decise, circa due anni fa, di dichiarare prima guerra agli Amato- Pagano, poi ai Di Lauro, poi agli Abete-Abbinante, con l’appoggio dei Di Lauro e dei Amato-Pagano, e poi ai Leonardi. Fino ad essere schiacciati dal peso degli arresti e del carcere duro. Una metamorfosi che ha portato a decine di omicidi dei quali Guarino racconta i particolari. Nel primo verbale del 9 dicembre scorso rilasciato al pm della Direzione distrettuale antimafia Maurizio De Marco e depositato nel processo a carico dei suoi ex compagni, accusati dell’omicidio di Antonello Faiello, Guarino, soprannominato “Jo Banana” parla di tutto e saggiamente il magistrato appone numerosi - omissis - per cercare di non svelare in anteprima la strategia investigativa. Sono indagini delicate di fatti di sangue recentissimi e molti degli indagati sono ancora a piede libero. Ciò che è certo è che il pentimento di Guarino rappresenta la fine della Vanella Grassi e del suo tentativo di ascesa nel mondo milionario dei traffici di sostanze stupefacenti. Sessanta pagine nelle quali “Jo Bana” parte dalla fine, ovvero dall’omicidio di Antonello Faiello, quello per il quale fu arrestato. Ma per il magistrato era doverosa una regressione. «Da dove parte la sua carriera»? Come a dire: tu chi sei?. Ecco uno stralcio significati del verbale così com’è stato depositato in Corte d’Assise.

sabato 31 agosto 2013

Ammazzato Antonio Matuozzo

Ancora un morto ammazzato a secondogliano,ancora sangue e lacrime per questo trentunenne massacrato con sei colpi alla testa e al viso.I killer lo hanno sfigurato abbandonandolo a se stesso in un lago di sangue sotto i portici di quel rione berlingieri salito molte volte alle cronache ultimamente.Eppure Antonio Matuozzo non era un camorrista,da voci confidenziali si dice che era un semplice ladro di auto,a differenza del fratello Carlo che e' affiliato al clan della vanella grassi.Ma cosa e' successso?perche'e' stato ammazzato?nuova faida in corso?niente di tutto cio'.Addirittura c'era chi aveva ipotizzato che il vero obiettivo dell'agguato fosse il fratello Carlo,e solo per una sfortunata coincidenza sia stato ucciso Antonio,visto che la moto guidata da Antonio era del fratello.Dunque errore dei killer?sembra proprio di no dalla dinamica dell'agguato e di come sia stato organizzato.Il rione berlingieri oggi e' gestito e comandato dal clan della vanella grassi,una nuova incursione del clan degli Abete-Abbinante e' impensabile vista la pax camorristica stipulata mesi fa,quando i capi dei due schieramenti in guerra furono arrestati.Da allora i due clan si sono divisi i guadagni e momentaneamente hanno messo a tacere le armi,anche se il gruppo della vanella grassi nonostante gli arresti si sta sempre piu' dimostrando un clan egemone e sanguinario.Propio da quest'ultimi forse e' partito l'ordine di ammazzare Antonio Matuozzo,visto il luogo dell'agguato e la dinamica dell'omicidio.Infatti secondo alcune frammentarie testimonianze Antonio Matuozzo e' arrivato sul luogo dell'agguato da solo e molti minuti prima di essere ammazzato,aveva sicuramente appuntamento con il suo o i suoi assassini che sono stati prudenti a scegliere anche il luogo dell'agguato.Gli ultimi istanti di vita di Antonio si sono svolti quasi sicuramente cosi',arriva sul posto dove gli e'stato dato appuntamento,ferma la moto e ripone il casco sullo sterzo e si avvicina al suo assassino che gli inizia a vomitare addosso piu' di dieci colpi di pistola che massacrano questo giovane e lo sfigurano in viso.Forse la sua e' stata una morte dovuta a qualche debito con il clan della zona,visto anche il ritrovamento nelle sue tasche di molte banconote di vario taglio,o forse noncurante del pericolo ha rubato l'auto di qualche parenti d iun boss,o qualche esponente in vista del clan,e da questo e' scattata la punizione.Sono tutte ipotesi,ma al momento gli inquirenti stanno analizzando il cellulare della vittima per capire da chi e' stato chiamato per recarsi nel rione berlingieri.Come sempre massimo rispetto e fiducia per le forze dell'ordine che stanno lavorando intensamente per scovare i killer e mandanti,e sicuramente i risultati come sempre non tarderanno ad arrivare,speriamo bene che vengono fermati questi barbari assassini...

mercoledì 31 luglio 2013

Giovanni De Luise viene scarcerato dopo 8 anni in cella da innocente..

Finalmente dopo 8 anni di interrotta detenzione,ieri sera Giovanni De Luise e' stato scarcerato,grazie anche alle dichiarazioni rese da piu' collaboratori di giustizia.Era stato accusato di essere il killer di Massimo Marino,ammazzato durante la faida del 2004,era stato condannato in tutti e tre gradi di giudizio a ben 28 anni di detenzione.Ma poi i collaboratori,tra cui Vincenzo Lombardi avevano insistito sul fatto che il killer di Marino non era lui,che in carcere ha scontare una lunga condanna c'era un innocente.Infatti da poi il vero killer si e' pentito anche lui,e si e' accusato questo omicidio scagionando definitivamente il De Luise..

mercoledì 12 giugno 2013

Fine di un'epoca

C'e' fermento nella camorra nella camorra di secondigliano,il blitz di stanotte ne e' l'ennesima prova,centonove arresti,tutti organici e affiliati di rispetto del clan Di Lauro.Una vera piazza pulita che ha visto impegnati 500 militari che sono andati fin sopra le case a prenderli con le orecchie a questi cosiddetti camorristi.Pali,spacciatori,fiancheggiatori,estorsori,killer e chi piu' ne ha piu' ne metta,una piazza pulita senza precedenti,e questa volta le accuse sono pesanti per tutti loro,associazione mafiosa,traffico internazionale di stupefacenti ecc. ecc.Tra gli arrestati,anche un noto vigile urbano molto conosciuto che dava informazioni ai vari capipiazza sui blitz e le indagini in corso.Il figlio di Ciruzzo o Milionar Raffaele Di Lauro gli hanno

Camorra, storia e affari del clan Di Lauro, da «Ciruzzo 'O Milionario» al rampollo Lello

I filmati. Per incastrare i capi del clan i carabinieri, coordinati dalla Procura, hanno utilizzato intercettazioni telefoniche ed ambientali, operazioni di sequestro di armi (provenienti, in parte, dall’est dell’Europa) e di stupefacenti (acquistati anche sul mercato spagnolo), videoriprese delle piazze di spaccio del rione dei Fiori che documentano scene di “ordinaria illegalità”.
Le telecamere mostrano lunghe code di autovetture, i cui occupanti sono in attesa di acquistare stupefacenti, naturalmente dopo esser stati accuratamente controllati dagli affiliati addetti alla vigilanza del rione, una spacciatrice che dal balcone dell’abitazione “cala il paniere” contenente lo stupefacente al complice, il quale lo riceve e lo consegna all’acquirente, in attesa in autovettura, in cambio del denaro.
Gli affari. Indicazioni fondamentali sono arrivate dal sequestro dei libri contabili del clan avvenuto nelll’abitazione di Angelo Zimbetti, che mostrano l’enorme volume dei proventi illeciti. Nel periodo compreso tra il 1°aprile 2007 ed il 3 maggio 2008 l’organizzazione ha venduto 117.914 dosi di cocaina - o suoi derivati - ricavando quattro milioni e mezzo di euro. Ma gli incassi maggiori arrivano a Natale: nel periodo tra l Natale 2007 e il Capodanno 2008 in pochi giorni sulle piazze del Rione dei Fiori sono state vendute 4.080 dosi di cocaina per un incasso pari a dieci milioni di euro.

Napoli camorra. Scacco al clan Di Lauro, il figlio del boss arrestato sulla nave da crociera

Oltre centro persone, accusate di essere affiliate al clan di camorra Di Lauro, sono state arrestate dai Carabinieri del Comando provinciale di Napoli e del Ros, in un'operazione scattata all'alba in Campania. Fra gli arrestati vi sono anche stretti favoreggiatori del capo clan, il latitante Marco Di Lauro.
I Carabinieri hanno eseguito un centinaio di ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura distrettuale antimafia per i reati di associazione di tipo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, tentativo di omicidio e detenzione di armi, tutti aggravati da finalità mafiosa.

venerdì 31 maggio 2013

Con affetto da bill....

Carissimi amici lettori,con grande affetto e stima,tengo a farvi presente che sono ritornato,dopo una lunga pausa di riflessione.Dico questo perche' sono stanco di leggere blog che non fanno altro di riportare notizie,cosi' come raccontate dai media.Nessuno che si prende la responsabilita' e la professionalita' di approfondire la notizia,e scriverla come va scritta,senza censura e senza aggiustamenti.Non sono un giornalista,ne un professorino,sono uno di voi,un semplice cittadino che gira,molto e tanto per approfondire notizie e confidenze.Dunque eccomi di nuovo in attivita'.Piu' risoluto di prima,ci saranno molti aggiornamenti su questo blog,non si parlera' solo di camorra,ma ci saranno tante altre tematiche che andremo a sviluppare e  ad approfondire man mano. ..Un caloroso saluto dal vostro bill..

Balotelli spacciatore per scherzo a Scampia, la rivelazione di un pentito.

Rivelazione shock di un pentito di camorra sul calciatore del Milan e della Nazionale, Mario Balotelli. Secondo il collaboratore di giustizia, Balotelli durante un suo soggiorno a Scampia, quartiere di Napoli noto come epicentro dello spaccio di sostanze stupefacenti in Campania, avrebbe spacciato per strada per scherzo. Una sorta di divertimento, un momento di goliardia assolutamente sopra le righe come nello stile del calciatore bresciano. A raccontare l’accaduto è stato il collaboratore di giustizia, Armando De Rosa, nel corso di un interrogatorio reso ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

giovedì 28 marzo 2013

Arrestato Giuseppe Montenera il mandante del delitto Romano..

Nelle sue dichiarazioni da collaboratore di giustizia,Giovanni Marino,racconta un particolare che vale la pena riportare.Quando lui e Salvatore Baldassare sbagliarono bersaglio,e anziché ammazzare Domenico Gargiulio,massacrarono il povero Pasquale Romano,il gruppo si divise in due.Non si capiva a chi addossare la responsabilità di tale errore,Giuseppe Montenera il mandante secondo i pentiti,ammoni' il gruppo,obbligando tutti a non parlare di tale omicidio per nessuna ragione.Il guaio e stato fatto,e quando si ammazza un bravo ragazzo prima o poi vieni arrestato,questa fu la conclusione di Giuseppe Montenera,e mai precisazione fu profetica.Ieri la polizia lo ha arrestato,si nascondeva insieme a una donna,in un piccolo appartamento in provincia di Napoli,a Cercola.Era l'ultimo fuggitivo per l'agguato che costo' la vita a Pasquale Romano,il resto del gruppo era stato arrestato.Anche l'esecutore materiale fu arrestato poco tempo fa a Marano,un comune a nord di Napoli,con se aveva una pistola semiautomatica pronta a sparare.Il ministro Cancellieri lo aveva promesso alla famiglia del giovane Lino ammazzato per sbaglio,e la promessa e' stata mantenuta,organizzatori,esecutori e mandanti sono stati tutti arrestati.Rimane solo un dubbio,che spero tale rimane,quasi tutti i componenti tra organizzatori ed esecutori si sono pentiti,se caso mai,dovesse pentirsi anche Montenera e Baldassare chi lo paga questo ennesimo agguato,costato la vita a un giovane innocente?

Arrestato Carmine Cerrato,il reggente degli scissionisti..

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Il suo film preferito,era karatè kid,sognava un giorno di diventare un campione di arti marziali,proprio come l'attore del film.Aveva iniziato a girare per tante palestre,per apprendere meglio le arti marziali e dopo tanto tempo c'era riuscito.Aveva inaugurato due palestre,proprio per insegnare ai piu' piccoli quello stile di lotta così antico.Tutto sembrava girare liscio,finche' un giorno non si imparento' con il capo degli scissionisti Cesare Pagano.Erano cognati,e forse Carmine Cerrato osservando lo stile di vita di Cesare Pagano,inizio' ha dubitare di ciò che per anni era stata la sua unica ossessione,aprire una palestra di lotta.Infatti quello che lui guadagnava in un mese,dopo tanta fatica,il cognato lo guadagnava in due tre giorni,questo sicuramente e' stata la scintilla che si e' accesa nella testa di Carmine Cerrato,e pian piano inizia ad avvicinarsi al mondo del crimine.Inizialmente gli scissionisti lo sfruttano per le sue doti di picchiatore,i commercianti che si rifiutano di pagare il pizzo si trovano da un momento all'altro Carmine tekendo che usa la sua arte per convincerli a pagare.Ma anche molti avversari del clan sono stati picchiati da Carmine Cerrato,che aveva un temperamento molto violento.In poco tempo inizia a gestire piazze di droga e riesce a guadagnare centinaia di euro al giorno.Per molti collaboratori di giustizia e' lui,insieme a Mariano Riccio il reggente degli scissionisti a melito.Era sfuggito alla cattura nel 2011 quando l'inchiesta denominata c3 decapito' il clan degli scissionisti.Quando fu arrestato il padrino Cesare Pagano,con lui c'era il cugino omonimo Carmine Cerrato detto a recchia che diventerà anche lui un collaboratore di giustizia,e proprio lui inizia ad accusare il cugino per tanti fatti di cronaca e camorra.L'altro ieri comunque i carabinieri lo hanno stanato,si nascondeva in una palazzina nel comune di Mugnano,era in compagnia della moglie,e con se aveva oltre cinquantamila ero in contanti.Le accuse vanno dall'associazione camorristica,al traffico internazionale di droga,ora avrà tutto il tempo necessario per riflettere in carcere,che forse era meglio fare il karatè kid,e non il camorrista...

domenica 24 marzo 2013

Il calvario di Domenico Pagano suicidatosi in carcere.

Se ne e' andato cosi',in solitudine,nello squallore di una cella del carcere di opera,Milano,dove era recluso al 41 bis,per espiare una pena a vent'anni di carcere per associazione e altro.Una morte orrenda,in solitudine,senza chiedere aiuto a nessuno,e' morto cosi' Domenico Antonio Pagano detto zi' mimi',fratello di Cesare Pagano,e cognato di Raffaele Amato o lell,ritenuti i capi degli

Si e' impiccato il capo degli scissionisti Domenico Antonio Pagano (zi mimi')

Domenico Antonio Pagano, 46 anni, considerato uno dei capi del clan degli scissionisti di Secondigliano e detenuto in regime di 41-bis nel carcere di Opera, in provincia di Milano, si è suicidato impiccandosi nella sua cella. Pagano, in carcere dal febbraio del 2011 per scontare 20 anni di reclusione per reati di camorra, da quanto si è appreso, il 15 marzo scorso è stato trovato dagli agenti di polizia penitenziaria in fin di vita in quanto si era impiccato alle sbarre della sua cella.

sabato 23 marzo 2013

La superalleanza: arrestati tre capiclan


Articolo copiato da il giornale il roma,scritto da Valentina Noviello..
Un’alleanza solida, un vero e proprio patto di ferro, stipulato
da tre superclan per mettere in ginocchio, con il pizzo e le estorsioni,
l’intero litorale domizio. Un sodalizio
voluto fortemente dai Bidognetti,
stando alle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia, per cercare alleati affidabili con i quali fronteggiare le numerose indagini, coordinate
dai magistrati della Procura Distrettuale, dopo l’arresto dei componenti della frangia estremista dei Casalesi capeggiati da Giuseppe Setola.

Inseguito e giustiziato come un boss


Non era un boss ma lo
hanno inseguito e ammazzato come se lo fosse, con almeno 10 pallottole calibro 9 e il classico colpo
di grazia alla testa, per non dargli
scampo. È quasi un giallo l’omicidio del pregiudicato 40enne Michele Calcavecchia, residente in
via Botteghelle, a Ponticelli, conosciuto come ladro d’auto e che
nel 2007 fu anche trovato armato.
Non ha assolutamente legami con
la camorra e inoltre era stato scarcerato da poco ed aveva preso a
spacciare anche piccole quantità

venerdì 22 marzo 2013

Omicidio in via delle Mongolfiere a Poggioreale, ucciso un 40enne


Un omicidio è avvenuto poco fa in via delle Mongolfiere, nel quartiere di Ponticelli a Napoli. La vittima, secondo quanto si apprende, è un uomo al momento non ancora identificato che è stato raggiunto da diversi colpi di pistola.

Pizzo e omicidi: ecco la superalleanza

Con l'arresto di Gennaro Trambarulo (nella foto), bloccato dai Carabinieri dei Ros stamani, finisce in carcere l'ultimo componente della "triade" che guidava il cosiddetto "gruppo misto", costituito dai clan della camorra Mallardo, Licciardi e dei Casalesi, per gestire le attività illecite sul litorale Domitio, nel Casertano, ma anche in quella zona di confine del Napoletano, come Giugliano in Campania. Gli altri due elementi di vertice, Pellegrino e Diana, erano già stati assicurati alla giustizia da forze dell'ordine e magistratura.

domenica 17 marzo 2013

Cosi Ammazzai Francesco Feldi detto o' tufan

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Ha scatenato un putiferio anche da morto,questo blog fu letteralmente inondato di email e di commenti quando scrissi un post sulla sua vita e sulla sua morte.Due fronti opposti,che si spaccavano sulla figura carismatica di Francesco Feldi,detto o' tufano,boss del rione berlingieri per conto del clan Sacco-Bocchetti.Da un lato c'era chi lo difendeva,lo acclamava,lo amava,dall'altra persone che offendevano la sua memoria ridicolizzando la sua figura.Da questo,deduco che Francesco Feldi,sia stato una figura importante per la malavita secondiglianese,che ha saputo far parlare di se,anche da morto.E' di ieri la notizia che i killer

mercoledì 13 marzo 2013

«Quando sparo non mi fermo più»


Io quando poi inizio a sparare non mi fermo più»: così Salvatore Baldassarre, l'uomo arrestato dai Carabinieri con l'accusa di aver ucciso per errore, con 14 colpi di pistola, in un agguato di camorra, Pasquale Romano, spiegò a un altro affiliato al gruppo degli scissionisti, Carmine Annunziata, il clamoroso errore di persona costato la vita al giovane innocente.

Napoli, omicidio di Lino Romano. Preso il killer. In manette esce e manda baci alle sue donne


Il presunto esecutore materiale dell'omicidio di Lino Romano, 30 anni, ucciso per errore in un agguato di camorra il 16 ottobre, a Napoli, è stato arrestato dai Carabinieri nel capoluogo campano.
È Salvatore Baldassarre, 30 anni, ritenuto affiliato al clan "Abete-Abbinante-Notturno".

Arrestato il killer di Pasquale Romano...

Si vantava con i suoi complici,che lui quando sparava non si fermava piu'.La vittima designata difficilmente se la sarebbe cavata.Peccato che il non fermarsi quella maledetta sera,non gli abbia dati la lucidità giusta per capire che stava massacrando un giovane inerme,e innocente che con la camorra,i clan,non aveva niente da spartire.Finalmente dopo

martedì 12 marzo 2013

Il doppio gioco della Vanella Grassi...

Nel 2005 gli scissionisti escono vincenti dallo scontro armato contro il clan Di Lauro,gli schieramenti,le paranze,l'organigramma del clan va man mano ha prendere forma.Una forma mostruosa che in poco tempo inghiotte molti comuni confinanti con secondigliano e scampia.Le famiglie degli Amato-Pagano sono i nuovi imperatori di tutta secondigliano e scampia,sotto il loro potere cadono anche i comuni di Melito-Mugnano-Arzano e Casavatore,vengono indette nuove elezioni criminali per eleggere i nuovi capi paranza capi rioni e cosi' via.Gli scissionisti allacciano alleanze preziose anche con il clan dei Lo Russo di Miano e altri clan importanti,sempre di secondigliano.Il loro disegno criminale consiste nell'eliminazione completa del clan dei Di Lauro,e dei killer che durante la faida di scampia hanno massacrato i loro amici e parenti.Un clan

lunedì 11 marzo 2013

Il silenzio Imperfetto

Una volta la nostra citta' non era cosi',credetemi!Le cose erano diverse,non c'era tutta questa violenza.Di dissapori ce n'erano,ma tutto si appianava e la parola d'onore valeva e contava.C'era piu' educazione e piu' rispetto e l'onore non era solo una parola ma un modo di campare.Oggi tutto questo non esiste piu'.Questo fu lo sfogo di Salvatore Zazo da me soprannominato totore o' chef per le sue notevoli qualita' culinare.Era uno dei piu' grandi cuochi da me incontrato durante la diaspora di prigioniero.Tore o chef era un grande,amava cucinare,i suoi piatti erano raffinati,ma conservavano gli antichi sapori della cucina tradizionale napoletana.Quando tore cucinava,se chiudevi gli occhi ti sembrava di stare a casa,perche' il profumo era lo stesso.Tore o chef apparteneva a una delle famiglie piu' antiche e patriarcali di Napoli,i suoi racconti,le sue storie tramandati da nonni in generazioni a generazioni mi rapivano,e spesso passavo ore e ore ad ascoltarlo.Tanti anni fa,alla fine della guerra il porto di Napoli non era cosi' avanzato come oggi,il mare arrivava a pochi metri dal maschio angioino.Di fronte al mare c'era un vecchio borgo fatti di vicoli,detto o' buvero o' rito(borgo loreto.I vicoli non avevano nome ma erano contrassegnati con i

Alibi camorra per coprire le magagne...

Che alchimia questi signori dai colletti bianchi,trasformano fango in oro e oro in fango.Come se non bastasse poi,si e' messa anche la camorra di traverso,che molte volte fa comodo,mentre in altre occasioni no.Di cosa sto parlando?dei tanti inciuci che avvengono nella nostra amata città e che tante volte rimangono impuniti,oppure da copione già scritto si attribuisce la responsabilità alla camorra.Come e' successo ultimamente per la città della scienza,che subito i media e tanti altri hanno attribuito la responsabilità alla camorra.Ma veramente siamo arrivati a tanto?giustamente l'ultima parola spetta alla magistratura che sta indagando abbondantemente per stanare i colpevoli,semmai li troverà.La camorra e' una piaga sociale che affligge non solo Napoli,va combattuta con ogni mezzo e ogni sforzo per dare dignità alle persone oneste,ma allo stesso tempo vanno combattute anche le collusioni,il clientelismo,l'affarismo e tutti questi colletti bianchi collusi con la camorra e non solo.Si sta speculando molto ultimamente sulla crisi che sta travolgendo e flagellando le famiglie italiane.I tanti giovani che dal sud devono lasciare amici e parenti per trasferirsi al nord,perché?come mi domando su quale criterio le tante aziende che lavorano sul territorio della Campania,assumono i loro dipendenti senza un concorso pubblico?Il caso eclatante ma coperto da tutti e' lo scandalo della nota azienda di rifiuti che opera nel napoletano,migliaia di operatori ecologici assunti da chi?con quali requisiti sono stati assunti questi lavoratori?perché non vengono imposti i concorsi pubblici per le assunzioni?se ne inventi una che salva capre e cavoli.Poi dicono che a Napoli non c'e lavoro,ovvio,se non si conoscono i colletti bianchi collusi o non si paga il lavoro diventa solo un'utopia,bisogna distruggere questo meccanismo infernale che grava sulla vita di tutti noi,se non si paga o non ci si mette a disposizione di un colletto bianco allora bisogna emigrare,in massa..Prima il lavoro te lo dava la camorra,ricordate le dichiarazioni dei fratelli Giuliano boss di forcella?be' da solo bastano a far capire come e' marcio il meccanismo e come era facile inserire gli ex detenuti o finti disoccupati in aziende gestite anche dallo stesso comune,bastava che gli aspiranti lavoratori consegnavano venticinque milioni delle vecchie lire nelle mani di Salvatore Giuliano o montone,e il gioco era fatto.Molti meccanismi e molte realtà sono ancora piu' sporche e raccapriccianti della camorra stessa,che suo malgrado molte volte viene menzionata e tirata in ballo per coprire le magagne di chi sta molto piu' in alto e dovrebbe combattere determinate situazioni.

Una storia tra verità e bugie...

Nel 2004 durante la faida tra i Di Lauro e gli scissionisti,in due agguati differenti e nell'arco di un giorno l'uno da l'altro venivano massacrati Massimo Marino e Antonio De Luise,il primo scissionista il secondo Dilauriano di appena vent'anni.Era il periodo della grande mattanza tra gli scissionisti e i di Lauro,ogni giorno polizia e carabinieri andavano su e giu tra secondigliano melito e casavatore a repertare bossoli e tutto ciò che serve per incastrare i killer.I corpi venivano fatti trovare in auto date alle fiamme,oppure lasciati tra i rifiuti o decapitati,ma molti cadaveri presentavano segni evidenti di torture e sfondamento del viso,per rendere piu' difficile l'identificazione.Massimo Marino era il cugino di Gennaro Marino uno dei capi del cartello dei narcotrafficanti che si era sganciato dai di Lauro per creare un gruppo autonomo,infatti in quel periodo le vendette trasversali arano all'ordine del giorno e anche le donne non erano immune da questa spirale di odio e violenza.Massimo Marino si era chiuso in casa,una splendida villa con giardino e alti muri di cinta che in qualche modo lo facevano sentire sicuro e protetto.Non la pensava così il clan di via cupa dell'arco che quel giorno volle tentare lo stesso mandando due killer per vedere se era possibile attingerlo all'interno della villa oppure se si riusciva con qualche scusa ha farlo uscire fuori il cancello e massacrarlo.Secondo i rilievi e la successiva testimonianza della moglie,i killer almeno due arrivarono all'esterno della villa a bordo di una potente moto,la parcheggiarono vicino alle alte mura della villa e si arrampicarono sopra,proprio in quel momento Massimo Marino si trovava nel giardino a giocare con il suo cane,i killer lo puntarono e spararono diversi colpi di pistola colpendolo alla testa e alla schiena.Tutto si svolse sotto gli occhi atterriti della moglie che vide i killer mentre ammazzavano il marito.Poi la solita scena la scientifica che analizza la scena del crimine e la salma che viene portata nella camera mortuaria in attesa dell'autopsia.Questo delitto ha dell'incredibile per due ovvie ragioni,ma prima voglio continuare il racconto perché diventa emblematico e surreale.La moglie distrutta dal dolore si reca con i parenti nella sala mortuaria per restare vicino alla salma del marito,il giorno dopo la polizia mortuaria porta un'altro cadavere che viene adagiato su quei freddi marmi in attesa dell'autopsia,il morto e' giovane appena ventenne,i killer gli hanno sfondato il cranio e distrutto mezzo viso ammazzandolo con diversi colpi calibro nove per ventuno.Poco dopo arriva una folla di parenti e amici distrutti dal dolore,Antonio De Luise era stato massacrato a melito,aveva inutilmente tentato una inutile fuga.Lui e il fratello erano affiliati al clan di Lauro,anche se lui piu che un affiliato era un semplice spacciatore.Anche in questo caso si era trattato di una vendetta trasversale,era stato colpito lui per mandare un messaggio al fratello che in quel periodo stava massacrando parenti e amici degli scissionisti.Infatti Giovanni De Luise era considerato dagli esperti investigatori organico a tutti gli effetti del gruppo di fuoco del clan di Lauro,l'incredibile e il fatto che quando Giovanni corre nella camera mortuaria dal fratello distrutto dal dolore per poco la moglie di Massimo Marino non ci rimette la pelle.E' sconcertata e spaventata da Giovanni De Luise perché sicurissima che il giorno prima ad ammazzare il marito sia stato proprio lui,infatti manda un sms captato dai carabinieri indirizzato alla cognata,gli scrive di trovarsi vicino all'assassino del marito,una cosa assurda che non ha eguali nel mondo,solo a Napoli poteva succedere,ma non e' tutto,perché sebbene De Luise in seguito viene arrestato e condannato all'ergastolo,questa macabra storia non finisce qui'.Infatti poi nel 2010 si pentono molti affiliati sia del clan di Lauro che degli scissionisti,e tutti concordano sul fatto che il killer di Massimo Marini non e' De Luise..Colpo di scena,secondo i collaboratori ad assassinate Massimo Marino fu Gennaro Puzella killer del clan di Lauro,arrestato e scarcerato proprio in merito a questo delitto.Ora i difensori di Giovanni De Luise chiedono la revisione del processo per il loro assistito,contraria invece la procura che rimane ferma sulle sue convinzioni in riguardo all'omicidio di Massimo Marino,secondo la procura fu Giovanni De Luise ad ammazzare Marino,dunque vengono meno anche le testimonianze dei collaboratori di giustizia che sono stato smentiti dalla stessa procura.Si aspettano ulteriori chiarimenti in riguardo a questa storia...

Arrestato Antonio Bastone narcos internazionale


Arrestato a Mugnano il latitante Antonio Bastone, considerato affiliato di primo piano del clan Abete-Abbinante-Notturno.
Il blitz è stato messo in atto dalla Guardia di finanza (Scico Roma e Gico del Nucleo Polizia Tributaria Napoli) in sinergia con i carabinieri, Ros Napoli. Bastone è considerato responsabile di traffico internazionale di sostanze stupefacenti: in particolare Bastone aveva stretti legami con la Colombia
Era in una villetta di Mugnano di Napoli dove stava per incontrare i suoi familiari, Antonio Bastone, 34 anni, quando è stato arrestato. Una villetta dove era pronto anche un nascondiglio-bunker ricavato alle spalle di una cabina armadio in camera da letto. L'apertura del bunker, di due metri per due, era azionata da un telecomando e lo collegava con la camera da letto per permettergli, in caso di irruzione notturna da parte delle forze dell'ordine, di potersi immediatamente rifugiare.

domenica 10 marzo 2013

Ancora un blitz contro il clan degli scissionisti,23 arresti.

C'e' tutto nella nuova ordinanza di custodia cautelare che ieri ha smantellato un'altra cellula camorristica del clan degli scissionisti Amato-Pagano.Sono 23 in tutto le ordinanze di custodia cautelare che reggono su accuse gravissime,omicidi,associazione camorristica,estorsione,e spaccio internazionale di stupefacenti.Una tegola giudiziaria che allontana di molto il sogno di liberta',di chi gia' detenuto sperava di lasciare presto il carcere,e una tegola pesantissima per gli arrestati che dovranno difendersi di accuse gravissime.Gli arresti fanno parte di un lungo lavoro investigativo messo in atto con intercettazioni ambientali e telefoniche,oltre a pedinamenti e accuse ben precise depositate da molti collaboratori di giustizia.Uno in particolare e' Giovanni Illiano ambasciatore del babyboss Raffaele Amato junior,che si penti' dopo il suo arresto per l'uccisione di Fortunato Scognamiglio.Il collaboratore infatti nei suoi tanti verbali parla non solo dell'ultima faida in atto tra le famiglie Abete-Notturno-Abbinante-contro lo schieramento della venella grassi,ma anzi,fa riferimento a tanti fatti inediti giornalisticamente,tutti antecedenti alla faida.Racconti ricchi di particolari,raccontati minuziosamente da Giovanni Illiano,che hanno fatto luce su tanti agguati commessi tra secondigliano e zone limitrofe.Ma il collaboratore racconta anche di come,Raffaele Amato junior il baby boss dal carcere dettava ordini all'esterno attraverso i colloqui che aveva con i familiari,infatti durante questi colloqui si passavano pizzini,ma non solo.Secondo Giovanni Illiano Raffaele Amato in carcere possedeva un cellulare di ultima generazione,e spesso proprio con questo telefonava agli affiliati consigliando le diplomazie da intraprendere con quelli della venella grassi.Un boss a tutti gli effetti che nonostante la giovane eta',molti affiliati lo venerano come il futuro capo del clan degli scissionisti..

mercoledì 6 marzo 2013

Importante per tutti i lettori...

Voglio informare tutti i lettori,che ho abilitato di nuovo il modulo commenti,che potete inviare anche in forma anonima.A tal proposito ho fatto una piccola modifica,giusto per evitare insulti infamie e altro,che consiste nel visualizzare in anteprima i vostri commenti,e se ritenuti idonee alla politica del blog verranno pubblicati.Tutto ciò avverrà sempre e assolutamente in rispetto al vostro intento di rimanere anonimi...Grazie e commentate anche anonimamente ma rispettando la persona e il blog che ospita i vostri commenti,Grazie.

giovedì 28 febbraio 2013

Napoli, asta del tesoro dei clan venduto l'anello di Celeste Giuliano

Napoli - Gioielli, orologi, statue da presepe, ma anche appartamenti, auto e moto, attrezzi da lavoro, biancheria intima e una bicicletta: il Tribunale di Napoli vende all'asta i beni confiscati alla criminalità, organizzata e non, e in questo modo recupera un pò di soldi per fare fronte alle esigenze della giustizia.

sabato 23 febbraio 2013

Lo stato alla conquista di secondigliano...

Era da inizio gennaio che volevo scrivere un post,sulla tanto sperata tregua che si respira a secondigliano.Una tregue imposta con forza dalle forze dell'ordine,che con grande professionalita' hanno troncato sul nascere una mini faida che rischiava di allargarsi ai comuni limitrofi innescando un meccanismo simile al 2004.Questa volta il merito e' tutto loro,le forze dell'ordine,che con dedizione e pochi mezzi a disposizione sono riusciti ancora una volta ha dimostrare che lo stato c'e e quando interviene lo fa con forza e determinazione.Questa volta i clan la loro tregue non se la sono scelti loro,come successe nel 2004 quando i Di Lauro e gli scissionisti si massacravano senza regole e senza distinzioni tra uomini e donne.Ci volle tutta la determinazione di Salvatore Lo Russo per far tacere le armi,con un abile doppio gioco riuscì dove altri avevano fallito,fece sedere attorno a un tavolo i boss in guerra e in queste circostanze fu sancita la tregua tra i Di Lauro e gli scissionisti.Situazione molto diversa invece si e' avuta per la faida attuale tra i clan Abete-Notturno-Abbinante in guerra con il gruppo di fuoco della venella grassi,una guerra costellata da tradimenti e colpi di scena,stroncata dalle forze dell'ordine prima che degenerasse sul modello del 2004.Anzi questa volta il provvidenziale intervento di polizia e carabinieri va letto come un monito,visto anche che nel 2004 furono presi un po' tutti alla sprovvista,e i camorristi si ammazzavano tra di loro in modo indisturbato.Oggi lo scenario e' cambiato,oltre la professionalita' e la determinazione nel combattere questa piaga sociale,sono stati fatti passi da gigante,anche nell'ambito investigativo,tra l'altro lo dimostra il tempestivo intervento nel catturare i baby boss in guerra e le chiusure di tutte le piazze di spaccio di scampia.Una situazione che ancora oggi sta marciando visto che polizia e carabinieri presidiano ventiquattro ore al giorno le zone dove prima si spacciava ogni sorte di stupefacente.In meno di sette mesi,sono stati arrestati tutti i boss in guerra che stavano insanguinando scampia,poi con l'arresto di Arcangelo Abbinante da un lato,e Antonio Mennetta dall'altro tutto sembra finito,gli omicidi gli agguato sono terminati da un giorno all'altro.Anche se per tutti gli arrestati vale la premessa che devono essere ritenuti innocenti fino ad una eventuale condanna definitiva,credo che già che non ci sono piu' agguati,niente sparatorie allora meglio che restino tutti in carcere per un bel po',e lasciano vivere la stragrande maggioranza che e' fatta di gente perbene che abita a scampia e secondigliano.Infatti sono tutti in attesa di giudizio e non e' detto che fino alla fine del processo non esce fuori un nuovo collaboratore di giustizia che inchioda i colpevoli alle loro responsabilità,e altro che responsabilità se si sono contati decine di agguati.Agguati con morti che prima o poi la giustizia ordinaria scoprirà sicuramente chi sono i mandanti e chi gli esecutori materiali....

venerdì 22 febbraio 2013

La misteriosa scomparsa di Cristofer Oliva

Belli e' dannati,infiniti canaloni,rupi crepe e pozzi tanto che gli investigatori li hanno da sempre definiti i canaloni della camorra.Costeggiano tutto intorno la discarica di Chiaiano che per anni ha inghiottito tonnellate di rifiuti provenienti da tutta Napoli,appartiene ad un pezzo di terra che taglia quasi a meta' Chiaiano e zone limitrofi.E propri qui' inizia e finisce questo racconto,un racconto che parla di tre bravi ragazzi della Napoli bene,studenti con tanti sogni nel cassetto,che per gioco si sono accorti che quelle terre avvelenate dai rifiuti non avevano perso la loro fertilità.Cristofer Oliva,Fabio Furlan e il loro amico kaled iniziano a perlustrate quelle terre alla ricerca di un piccolo apprezzamento di terreno lontano da occhi indiscreti.La loro idea e' seminare piccoli semi di marijuana e avviare una piccola attività giusto per soddisfare il fabbisogno dei tanti amici studenti che per comprarla si spostano fino a scampia.Inizia così tra curiosità e gioco questo piccolo traffico tra amici di marijuana che permette ai tre di togliersi qualche piccolo capriccio e vestire alla moda.Fabio Furlan da tempo vive e dorme a casa di Cristofer Oliva,tanto che la mamma e il papa' considerano Fabio Furlan come uno di famiglia,visto l'intesa e l'amicizia che lega Fabio e Cristofer.Entrambi si vogliono un gran bene,condividono gli stessi interessi,stesse amicizie e si innamorano della stessa ragazza.Iniziano le prima scaramucce e i primi dissidi tra i due,Cristofer si accorge che gli sono spariti circa tre chilogrammi di marijuana,Fabio da amico fraterno diventa ben presto un nemico di Cristofer che in piu' occasioni gli ha rinfacciato vari episodi che Cristofer attribuisce a Fabio.I due anche se non piu' legati come una volta continuano a frequentarsi,poi nel mese di novembre del 2009 succede qualcosa,Cristofer non ne parla con i familiari,lo scrive su facebook.Un grande vaffanculo ai traditori scrive,poi sempre sulla bacheca di facebook scrive un'altro po' e si parte per il Brasile.Un sogno,un viaggio che non farà in tempo ha realizzare,sempre a novembre del 2009 riceve sul suo cellulare una chiamata di Fabio Furlan che lo invita a lasciare il telefonino a casa per evitare tarantelle e ad uscire per in servizio.Cristofer Oliva esce di casa alle ore 20.00 circa e non farà piu' ritorno,aveva solo vent'anni.I genitori presi dallo sconforto denunciano la scomparsa del loro amato valloni,figlio alle forze dell'ordine,e si rivolgono anche alla trasmissione televisiva della Rai chi l'ha visto.Niente,Cristofer sembra essere stati inghiottito dal nulla,poi una telefonata anonima alla trasmissione televisiva chi l'ha visto orienta le indagini su ben altre strade.Infatti l'anonimo che aveva telefonato in diretta diceva che Cristofer era stato ammazzato dai suoi amici e il corpo buttato in una terra di secondigliano.Proprio così esclamava l'anonimo,buttato,una parola strappa brandelli di speranza e cuore ai genitori di Cristofer che in cuor loro sperano che il loro amato figliolo sia ancora vivo.Dopo alcuni anni la svolta,gli investigatori arrestano Fabio Furlan e lo rinchiudono nel carcere di poggioreale con l'accusa di essere l'autore materiale dell'omicidio e dell'occultamento del cadavere che ancora oggi non e' stato trovato.Il processo e' tuttora in corso e Fabio Furlan si e' difeso con forza,si e' sempre professato innocente e per dimostrarlo ha ingaggiato due legali.Per la procura e visto anche i tanti indizi che stanno spuntando fuori e' Fabio l'assassino di Cristofer che con l'aiuto di altre persone da identificare ha ammazzato Cristofer e ne ha fatto sparire il corpo.Per la verità qualcosa di piu' concreto lo aveva raccontato nei giorni scorsi quell'altro amico italo-egiziano di nome kaled,arrestato insieme a Fabio Furlan e successivamente scarcerato.Infatti la procura credeva che il complice di Fabio fosse proprio Kaled visto che insieme i tre avevano iniziato quel piccolo traffico di stupefacenti.Poi invece e' stato scarcerato e durante il processo ha raccontato qualcosa che aumenta sensibilmente il quadro probatorio ai danni di Fabio Furlan.Kaled racconta ai giudici dei dissidi nati tra i due,e che una sera sua lui che Fabio stavano fumando uno spinello in macchina,Fabio gli dice che un giorno girovagando a casa di Cristofer aveva trovato una piccola agenda,incuriosito l'aveva aperta e aveva scoperto qualcosa che lo aveva sconvolto.Su una pagina era disegnata una pistola e sull'altra pagina una scritta,anche se sei il mio migliore amico ti devo ammazzare..Una verità che kaled ricorda e la racconta ai giudici,poi continua dicendo che Fabio gli aveva detto che il viaggio per il Brasile a Cristofer glie lo avrebbe fatto fare lui.Ancora indizi ma nessun riscontro obiettivo,in piu' il corpo di questo piccolo angelo biondo non si trova.Leandro Del Gaudio bravissimo giornalista del giornale il mattino sta seguendo da vicino questa vicenda,ne e' uscita fuori anche una puntata dedicata alla scomparsa di Cristofer che Leandro ha mandato in onda nel suo programma delitti imperfetti.Purtroppo Fabio Furlan si e' chiuso in un silenzio ostinato che non da spunti ne sul ritrovamento del corpo di Cristofer ne sulla sua colpevolezza,e sono due anni che e' chiuso in carcere.Io una mia idea personale di questa faccenda me la sono fatta,seguendo e leggendo articoli e testimonianze che mi danno una certa certezza su come siano andati i fatti.Ma voglio anche precisare che Fabio Furlan deve assolutamente essere ritenuto innocente fino ad una condanna definitiva e che se ci sara' qualche colpo di scena durante il processo sono pronto ad aggiornarlo su questo blog.Spero che sia così,anche per acquietare lo stato d'animo dei
genitori di questo ragazzo che continuano a sperare.Allora dico,bisogna cercare in quei valloni,quelle rupe di Chiaiano,quelle terre traditrici probabilmente li' e' stato sepolto Cristofer.Leggendo gli ultimo riscontri investigativi fu Fabio Furlan l'ultimo, quella maledetta sera,a telefonare e vedere Cristofer,puo' darsi che con una banale scusa lo ha condotto in quei valloni dove coltivavano la marijuana e con l'aiuto di qualche complice,ammazzato e sepolto in quel pezzo di terra lontano da occhi indiscreti.Una semplice ipotesi che in qualche modo diventa plausibile se si pensa alla conoscenza che i due avevano di quei valloni,dannati canaloni che sarebbe una vera impresa ciclopica perlustrare palmo a palmo,ma li' va cercato Cristofer ammesso che sia stato ammazzato da Fabio il suo caro amico che per mesi lo ha ospitato a casa sua condividendo sogni capricci e desideri di tre bravi ragazzi...

venerdì 15 febbraio 2013

Scompaginati i Feldi-Bocchetti...

Una batosta micidiale che in due blitz simultanei ha letteralmente scompaginato i clan Feldi-Bocchetti attivi tra il rione berlingieri e San Pietro a patierno.Difficilmente questa volta gli indagati ne usciranno puliti,le accuse sono pesanti,vanno dall'associazione a delinquere al traffico internazionale di stupefacenti,rapine armi omicidi e ricettazione.Un duro colpo per i due clan,che da tempo comunque erano già al declino dopo l'uscita dal carcere di alcuni elementi della venella grassi.Infatti anche se alleati i due clan si erano divisi zone e proventi dopo una prima difficile relazione culminata con il duplice omicidio Parisi-Ferrara,massacrati all'interno di un salone di barbiere.Che dire,le forze dell'ordine stanno proseguendo senza limiti e senza sosta questa lotta quartiere per quartiere per sdradicare questo cancro che affligge non solo secondigliano e zone limitrofe.Tra gli arrestati il piu' significativo e' Vincenzo Esposito suocero di Ugo De Lucia e di Fabio Magnetti,due elementi importanti dello scacchiere criminale secondiglianese.Ripeto,oggi per secondigliano si respira un'aria piu' pulita,piu' serena,un'aria di liberta',e con gli arresti dei mesi scorsi contro i gruppi di fuoco che avevano scatenato una nuova faida di camorra,noi onesti cittadini possiamo finalmente dire viva lo stato,w la polizia w la legalità.

martedì 12 febbraio 2013

Anatomia di un capo camorra

Erano gli anni 80 quando i fratelli Giuliano di forcella crearono un maxi cartello per frenare l'ascesa dell'esercito Cutoliano,che da mesi si stava imponendo con forza su tutta Napoli e provincia.Una strategia quella usata da Raffaele Cutolo efficacie e vincente.Alleava alla sua nuova camorra tutti i gruppi emergenti che in pochissimo tempo si trasformavano in veri e propri eserciti di morte.I fratelli Giuliano di Forcella erano uno dei pochi gruppi camorristici che stava tentando da mesi di frenare la sanguinosa ascesa dei Cutoliani nel centro storico di Napoli.Così il capo dei capi Luigi Giuliano organizza una mega riunione con tutti i gruppi,i capi e gregari anticutoliani,tra questi gruppi molti erano della provincia di Napoli,ma in quel periodo di morte guerra e distruzione chiunque era il benvenuto per i forcellesi.Così i fratelli Giuliano creano una super alleanza che battezzano con il nome di fratellanza napoletana,un gruppo ben organizzato che risponde colpo su colpo alle arroganze Cutoliane.Molti mesi dopo nella coagulazione anticutoliana entrano a far parte molti boss della provincia tra cui Luigi Vollaro,Mario Fabbrocino e Antonio Bardellino,il nome dell'organizzazione cambia da fratellanza napoletana a Nuova Famiglia cartello che sta ottenendo ampi consensi pure dalla mafia siciliana.Tra i tanti gregari che vanno ha studiare la scuola del crimine a Forcella ci sono molti giovanotti di secondigliano,come ad esempio Aniello La Monica,Paolo Di Lauro,Domenico Silvestri e Cianciulli Ciro.Molti sono semplici gregari,altri efferati killer,con l'unico scopo di decimare l'esercito Cutoliano.Anche nel fronte Cutoliano ci sono alcuni secondiglianesi doc,gente dura di poche parole che in poco tempo si sono imposti sulla scena criminale campana con determinazione.Come ad esempio Pasquale Antonucci (o riccio)vero numero due della nuova camorra organizzata,poi c'e Carlo Biino altro uomo di punta della nuova camorra,poi ancora lo spietato e freddo killer Pasquale D'Amico detto o cartunar.Giovani cresciuti in fretta che in fretta vogliono imporsi sulla scena criminale,i secondiglianesi Cutoliani facevano davvero paura a quel tempo,era uno dei tanti gruppi di fuoco Cutoliani che massacrava decine di avversari a settimana.Ma anche la Nuova Famiglia poteva contare sull'appoggio e fedeltà di alcuni secondiglianesi che di erano dimostrati secondi a nessuno,come Aniello La Monica il piu' carismatico dei secondiglianesi e il piu' impulsivo,si diceva che aveva fatto fuori molti nemici,la sua arma preferita era la pistola Pyton,aveva aperto anche un negozio di abbigliamento miezz a l'arco che aveva chiamato Pyton appunto.Comunque erano tutti gregari che ostentavano rispetto per i capi e fedeltà,a differenza di questi c'era un'altro secondiglianese che non aveva nessuna voglia di sottomettersi ne ai Cutoliani ne alla Nuova Famiglia,Gennaro Licciardi detto a scigna uomo di punta della camorra secondiglianese con una personalità forte e macchiavellica che chiedeva sottomissione e non provava la benché minima sudditanza psicologica.All'inizio sembrava una scheggia impazzita,odiava a morte i Cutoliani e possiamo dedurre che ne abbia ammazzati tanti se pensiamo all'agguato organizzato nelle celle di sicurezza di Castel Capuano dove il Cutoliano Michele Montagna ammazza con una pistola calibro nove Antonio Scialo',finiti i colpi estrae un lungo coltello a serramanico e infierisce contro Gennaro Licciardi con ben 26 cortellate.Gennaro Licciardi si difende a mani nude ma e' disarmato e gli tocca la peggio,il Cutoliano lo abbandona in un mare di sangue,anche le guardie subito giunte nella piccola cella oltre ad Antonio Scialo' danno per morto anche Gennaro Licciardi che invece combatterà per due settimane contro la morte uscendo dal coma dopo due settimane.Quando viene dimesso tutti i capi i killer e gregari della nuova famiglia lo vanno ad omaggiare,e' stato un'uomo coraggioso che a mani nude ha difeso non solo la sua vita ma anche il suo onore.Da semplice gregario diventa col passare dei mesi un mito per molti giovani gregari,non passano inosservate nemmeno la solidarietà che mostra verso i detenuti e gli amici che si trovano in difficoltà,convivono con lui due personalità,una quella di spietato assassino,l'altro uomo in grado di mostrare gesti e ampie azioni di solidarietà.Forse in quel periodo nascono i primi attriti con l'uomo che in futuro si trasformerà in uno dei nemici piu' odiati di Gennaro Licciardi,siamo nel 1983 Giuseppe Misso da poco e' uscito di prigione dopo tre anni di detenzione,il boss del rione sanità non solo ha dimostrato nel tempo di essere uno stratega brillante,ma anche lui dispone di una personalità forte che non vuole sottomettersi a nessuno.Il loro primo incontro lo racconta lo stesso Giuseppe Misso nel suo libro i leoni di marmo,un'incontro nato per caso da modo ai due futuri boss di misurarsi con cautela,studiarsi,forse un profetico segno del destino.Misso racconta che poche ore prima aveva trattato a muso duro due affiliati dei fratelli Giuliano,si erano presentati
In un negozio di scarpe di un suo amico fraterno Alfonso Galeota.Si erano fatti portare dalla commessa del negozio una trentina di paia di scarpe,e dopo che ne avevano provati altrettanti ne avevano scelti una ventina,dicendo ad Alfonso Galeota che il conto lo avrebbe pagato Guglielmo Giuliano.A quel punto racconta Giuseppe Misso intervenni io,ordinai alla commessa di riprendersi le scarpe e di non consegnare niente ai due.Uno dei due il piu' duro chiese con aria spavalda il perché e Misso di rimando gli disse che era la prima regola del commercio non far debiti,ma che Alfonso Galeota era un suo amico fraterno e che da quel momento in poi chiunque avesse comprato scarpe o altro doveva pagare in contanti senza lasciare sospesi.Dopo un po' Giuseppe Misso decide di andare da Luigi Giuliano per chiarire una volta per tutte come stavano le cose,da ora in avanti i fratelli di Forcella dovevano rinunciare a fare estorsioni ai commercianti di via duomo .Quando Giuseppe Misso si reca a casa del suo amico fraterno Luigi Giuliano si rese subito conto che era in corso una riunione importante,e che oltre ai napoletani stavano partecipando molti boss della provincia.Quando entrai racconta Misso Luigi Giuliano mi venne incontro con le braccia aperte,mi abbraccio' e bacio',gli stavo accennando quando successo poco prima e lui mi interrompe e mi dice che stavano discutendo anche di quello,mi disse che solo perche' ero un suo amico fraterno non era stata emessa nessuna condanna contro di me.Mi volle trascinare a forza in quella riunione in mezzo a quelle persone,c'erano armi sparse un po ovunque,mitra pistole e perfino bombe a mano,Luigi Giuliano volle per forza farmi sedere vicino a lui dicendo ai presenti che io per lui rappresentavo l'ideale della sua vita.In questo modo mi stava coinvolgendo a pieno titolo nella guerra in atto tra Cutoliani e nuova famiglia,da quel momento diventavo anch'io un bersaglio e mi sentivo un bersaglio.Stavano parlando delle strategie da adottare per massacrare quanti piu' Cutoliani possibili,si ammazzava per niente,anche se un barbiere metteva piu' attenzione con uno anziché un'altro poteva benissimo essere ucciso in qualsiasi momento,veniva accusato di simpatizzare con uno o viceversa.Stavano parlando della guerra in atto quando Luigi
Giuliano chiese silenzio e disse che visto che si erano impegnati a passarsi informazioni e altro,era opportuno sentire con le loro orecchie io cosa avessi da dire sul comportamento di Alfonso Galeota,un commerciante onesto che non aveva mai avuto niente a che fare con la camorra e i camorristi.Quella canaglia mi stava mettendo in grande difficoltà ma visto che volevo bene a Alfonso chiesi cosa centrava lui con quella riunione.Mi risposero tre o quattro di loro dicendo che erano sicuri che Alfonso Galeota avesse qualche tipo di rapporto con i Cutoliani,tra questi c'era uno in particolare che si sentiva importante in mezzo agli altri,si pavoneggiava e Luigi Giuliano quando si rivolgeva a
lui lo faceva con riguardo.Rimasi perplesso perché era un atteggiamento
strano visto che Luigi Giuliano si sentiva sempre e ovunque superiore a tutti gli altri,e con quel suo carattere chiedeva sempre sottomissione.Questo tizio un certo Sabatino o macaco somigliava davvero ad una scimmia,una massa di grassume alto un metro e settanta.Misso nel suo libro non fa nessun riferimento formale di Gennaro Licciardi,ma non ci vuole la zingara per capire che quel Sabatino
o Macaco così chiamato fosse in realtà il capo della camorra secondiglianese futuro fondatore dell'alleanza di secondigliano.Noi facciamo la guerra e non possiamo credere ai buoni sentimenti,e io stesso o visto piu' volte Alfonso Galeota in tribunale mentre assistiva alle udienze in cui era indagato Raffaele Cutolo.Non credevo alle mie orecchie racconta Misso,si voleva uccidere un'uomo solo perché sospettato di simpatizzare per i Cutoliani,mi impegnai con tutte le mie forze per non far ammazzare Alfonso Galeota promettendo che tutti questi fatti o qualsiasi amicizia con i Cutoliani era sicuramente antecedente alla situazione in atto.Promisi che in caso contrario avrei ammazzato io stesso Alfonso Galeota se si sarebbe fermato anche per un solo secondo a parlare con qualche Cutoliano,o macaco non
voleva cedere nemmeno a questa soluzione ma Luigi Giuliano fece sentire tutto il peso del suo ruolo di capo e così si decise risparmiare Alfonso Galeota e dare credito alla mia promessa.O macaco mi lancio' un occhiata carica di odio,individui del genere si realizzano attraverso il sangue e la morte per affermare il loro potere,capii che quella specie di uomo sarebbe diventato ben presto un mio nemico,complessato com'era non riusciva a farsi una ragione che io arrivato fresco fresco lo avevo scavalcato.Questa e' la testimonianza che Giuseppe Misso riporta nel suo libro i leoni di marmo,profetico questo incontro per la guerra che in futuro scoppierà tra i due clan,guerra cruenta e lunga che durerà oltre un decennio,a Misso verra' ammazzata la moglie insieme a Alfonso Galeota mentre nella strage rimangono feriti
In maniera grave Giulio Pirozzi e la moglie.Ma per raccontare l'ascesa criminale di Gennaro Licciardi non basterebbe un libro intero,tanti sono gli aneddoti i racconti le gesta che nel tempo hanno trasformato Gennaro Licciardi in mito.Un mito che col tempo ha sfidato i piu' potenti capi camorra non solo della città di Napoli ma anche della provincia.Lo rispettavano i casalesi,mentre era temutissimo dai Moccia di Afragola che hanno mantenuto il controllo del territorio grazie anche all'amicizia fraterna che legava Vincenzo Moccia e Gennaro
licciardi.Verità giudiziarie incontrovertibili depositati in tanti processi contro esponenti della nuova
Famiglia di Carmine Alfieri.Il boss dei boss Carmine Alfieri nei primi anni novanta voleva ammazzare Gennaro Licciardi e chiese a
Luigi Moccia di portarlo nella sua masseria di piazzola di
Nola,Luigi Moccia prese tempo e disse al capo della camorra nolana che prima voleva parlare con il fratello Vincenzo di questa cosa.La potenza di Licciardi e' cosi' inattaccabile che negli anni 90 rischia di creare un conflitto assai piu duro di quello contro i Cutoliani.La camorra napoletana investiva
e guadagnava tanti soldi con il calcestruzzo e per evitare tensioni tutte le cosche campane dovevano rispettare l'ordine estorsivo di duemila lire al metro cupo.I promotori erano i casalesi e i moccia,Gennaro Licciardi pretese che questa quota da duemila lire doveva aumentare a cinquemila lire,e le estorsioni cominciarono in questo senso.Tutte le cosche campane
compresi i casalesi i Moccia gli Alfieri criticarono la scelta di Gennaro Licciardi ma nessuno ebbe il coraggio di attaccarlo.Del resto la sua mole criminale viene riconfermata nel 1994 quando con Antonio Bardellino scomparso,Alfieri e Galasso pentito lo scugnizzo di secondigliano stava
Per diventare il piu' potente capocamorra della Campania.Dove
non sono riusciti amici e nemici il piu' potente capocamorra napoletano viene stroncato da una semplice ernia ombelicale,un magistrato che pochi mesi prima era riuscito a convincere Carmine Alfieri ha collaborare ci prova anche con Gennaro Licciardi rinchiuso
nel super carcere di Voghera,il boss secondiglianese risponde per le rime.Io pentirmi?Nemmeno da morto...Muore così il boss che aveva trasformato il sogno in alleanza.Quella di secondigliano appunto...

domenica 10 febbraio 2013

Quando Francesco Feldi voleva attaccare i moccia...



Una sparatoria in un
club nel cuore di Secondigliano.
Un affronto al quale occorre rispondere con la forza. Così il boss
Francesco Feldi, ammazzato in un
agguato ordinò di rispondere e lo
fece dal carcere, incurante del fatto che potessero esserci delle microspie a sorvegliarlo. E quelle microspie c’erano e le forze dell’ordine sono riuscite a catturare tutte le fasi di un attacco tra i Feldi
e i Moccia di Casoria. Per il gip
che ha emesso l’ordinanza è sintomatico del fatto che avessero
disponibilità di armi. Il 4 novembre del 2008 in una intercettazione ambientale alla casa circondariale di Ariano Irpino tra Francesco Feldi Antonio Feldi.

Quando Vincenzo Licciardi ammoni' Gennaro Sacco.


Una delle gole “profonde” della cosca è Carmine Sacco.
Ecco una parte della ricostruzione sulla genesi della scissione.
«Quando Gennaro Sacco uscì dal
carcere trovò il clan Bocchetti un
po’ allo sbando, circostanza dovuta alla carcerazione di Gaetano
Bocchetti ed alla sua, ossia le due
persone più carismatiche per il
clan. Gli altri affiliati tradizionali ai
Bocchetti si arrangiavano come
potevano e faccio ad esempio riferimento a mio padre che era organizzato con la droga ed altro per
conto suo. Proprio mio padre
quando andò a salutare Gennaro

In carcere tutti i boss del clan Feldi


Un clan specializzato nei
traffici di droga, da Secondigliano
verso le regioni del Nord Italia, che
nel corso degli anni si era attrezzato alla grande per imporre anche il pizzo ai commercianti della
zona. Ma la lente d’ingrandimento dei carabinieri del Comando
provinciale di Napoli si era posata sui Feldi del Rione Berlingieri e
del Perrone già prima della scissione con i Licciardi della Masseria Cardone e così l’indagine coordinata dalla Dda ha portato ieri
a ben 25 arresti. Tra i destinatari

mercoledì 6 febbraio 2013

Ferdinando Cesarano l'irriducibile boss...

Sta scontando una dozzina di ergastoli al 41bis,in regime di carcere duro,piu' volte come pena accessoria gli e' stato applicato l'articolo 5,piu' duro del 41 bis stesso,ma lui era e rimane uno dei boss della camorra piu' irriducibili.Stiamo parlando di Ferdinando Cesarano detto nanducc e ponte persica,uno dei boss piu' completi usciti dalla scuola di Carmine Alfieri.Eppure anche se recluso in un regime carcerario particolare nanducc e ponte persica riesce sempre e comunque a far parlare di lui.La notizia piu' recente e che dopo una sfilza di esami tutti svolti in videoconferenza il boss di Pompei si e' laureato con ben centodieci e lode in lettere e filosofia,oltre le altre lauree prese sempre in carcere in scienze delle comunicazioni e un'altra in psicologia.Secondo i giudici e periti il suo coziente di intelligenza va oltre la norma,eppure nanducc e' stato sempre uno che questa sua intelligenza la sempre usata per commettere omicidi,estorsioni,stragi e col tempo ha diventare uno dei boss piu' spietati che
la camorra napoletana abbia partorito.Un criminale eclettico,bravo ad impugnare un mitra,cosi' come a trattare con i colletti bianchi,affarista senza scrupoli che quando parte non lo ferma niente e nessuno.Se Raffaele Cutolo e' stato sconfitto,i meriti sono tutti suo,infatti nanduccio e' stato l'esecutore materiale dell'omicidio di Alfonso Rosanova ragioniere della nuova camorra organizzata,l'uomo che trattava e curava tutti i canali politici ed economici della nuova camorra.Ma
nanduccio e' stato anche l'assassino di Vincenzo Casillo che insieme a Peppe Ruocco Mimmo Sarnino e Ettore Miranda,fecero saltare in aria a Roma.Vincenzo Casillo era il braccio armato della nuova camorra organizzata,il desiderio di ammazzarlo era così tanto che tutti i vertici della nuova famiglia,gravidavano attorno a Pasquale Galasso organizzatore dell'attentato commesso poi da Cesarano e da Ruocco.Nel clan di Carmine Alfieri sta chi si e' pentito,come lo stesso Alfieri,e chi si e' dissociato come Enzuccio Moccia,lui no,e' rimasto uno dei pochi irriducibili della nuova famiglia.Ferdinando Cesarano sta scontando piu di dodici ergastoli affibbiatogli durante il processo maglio,contro capi e gregari della nuova famiglia,e' stato accusato dagli stessi capi e dai suoi ex amici di battaglia di tanti omicidi,compresa anche la strage di Torre Annunziata dove i killer arrivarono con macchine e un pullman turistico ammazzando otto esponenti del clan Gionta e ferendo altrettanti affiliati.Prossimamente dedicherò una pagina statica per raccontare la vita,l'ascesa,le guerre,il carcere duro e gli ergastoli presenti costantemente nella vita e nanducc e pont e persic.Agli inizi degli anni 90 nanduccio da una ulteriore prova di cosa e capace,una prova eclatante ma progettata da nessun altro capo camorra,lui insieme a Giuseppe Autorino non solo la progetto' ma la porto' a termine durante il processo California che si stava svolgendo nell'aula bunker di Salerno.All'improvviso le guardie penitenziarie iniziarono a urlare e correre come forsennati avanti e indietro,sia nanduccio che geppino erano spariti dal gabbiotto messo in bella mostra nell'aula bunker di Salerno.Con l'aiuto di alcuni complici erano riusciti a scavare un tunnel sotterraneo che dall'esterno del tribunale di Salerno finiva proprio sotto il gabbiotto dove c'erano Geppino Autorino e Nanduccio.Come in un film i due boss della camorra si calarono con l'aiuto di corde e tavole di ponti fin dentro una piccola rete fognaria che andava a sbucare fuori la superstrada che collega i paesi vesuviani.I due boss nel tunnel avevano trovato anche tre pistole due mitra una granata e due bombe a mano per coprirsi la fuga,sbucano sulla statale e pistole in pugno rapinano un'auto di un automobilista di passaggio,7-8
chilometri e rapinano ancora una nuova
autovettura per deviare gli investigatori,poi i due boss si dividono,uno torna a
Nola deciso a ricompattare il clan Alfieri dopo il pentimento del boss,l'altro invece si occupa prevalentemente di investire i milioni di euro in attività pulite.Entrambi vengono stanati dopo alcuni anni,il primo e Geppino Autorino che sta gestendo le redini del clan Alfieri,da fuggiasco latitante Geppino ha messo in riga tutti gli affiliati e si e' proclamato capo,la polizia e il gruppo speciale dei NOCS lo intercetta nelle campagne del nolano,ma il boss una
volta scoperto e bloccata l'auto su cui viaggiava,anziché alzate le braccia e arrendersi esce dall'auto di corsa con due pistole in pugno,inizia a sparare inutilmente verso le forze di polizia.La sua sara' una morte atroce,il suo
corpo verra' crivellato di proiettili.Ferdinando Cesarano invece sara' piu' fortunato,viene localizzato a Torre Annunziata all'interno di una lussuosa villa,vive con la sua amante brasiliana e si e' fatto crescere barba e porta una parrucca.Il blitz scatterà alle quattro del mattino,un centinaio gli agenti che partecipano vista la pericolosità del fuggiasco.Nanduccio offre i polsi e si fa ammanettare,poi la storia processuale che lo ha visto in veste di esecutore e mandante di decine di omicidi,gli ergastoli che tuttavia non gli hanno impedito di gestire se anche recluso al 41bis le fila del suo clan che ancora oggi e' uno dei piu' ricchi e potenti dell'intera Campania.Si e' scritto tanto su nanduccio,alcuni lo hanno definito un diavolo,altri un angelo,altri un freddo stratega,altri l'alter ego di Carmine Alfieri,tuttavia resta il fatto che nella sua vita non e' stato mai secondo a nessuno,nemmeno ai casalesi che nel processo spartacus ne hanno parlato con timore e stima.Resta un irriducibile,uno dei pochi che sta scontando il carcere a vita,tenendo fede hai vecchi codici della camorra e del silenzio.Questo post e' stato scritto dall'amico professore quattro sperando che questa sua collaborazione non si fermerà a questo post.Grazie professore a buona lettura a tutti gli amici lettori..

venerdì 1 febbraio 2013

Delitto Bacioterracino: si riapre il dibattimento


Armando Morra, il neopentito del clan Sacco-Bocchetti, parlerà anche dell’omicidio di Mariano Bacioterracino, il pregiudicato del rione Sanità, ammazzato ai Vergini. Il momento dell’omicidio fu ripreso da una videocamera
di sorveglianza e il video fece il giro di tutto il mondo. Per quel delitto in primo grado è stato condannato all’ergastolo Costanzo Apice. Ieri in corte d’Appello doveva essere il giorno della discussione dell’avvocato Claudio Davino
ma invece il procuratore generale ha chiesto di riaprire il dibattimento ed
ascoltare il neopentito. Già nel suo verbale illustrativo aveva dichiarato di
poter parlare anche dell’omicidio di Bacioterracino oltre a quello di Carmine
Grimaldi dove Apice è sotto processo ma in primo grado.
Condannato all’ergastolo per l’omicidio di Mariano Bacioterracino. Raggiunto
da un’ordinanza per l’omicidio di Carmine Grimaldi. Una per camorra e traffico di droga. Ed è anche sospettato di essere l’assassino di Ciro Reparato.
È il profilo di Costanzo Apice, 31enne, che da sconosciuto alle forze dell'ordine, è salito alla ribalta grazie al lavoro investigativo di carabinieri e polizia.

Ora si teme la reazione della cosca



 Chi ha ucciso Antonio Minichini deve avere la consapevolezza di
essere abbastanza forte per affrontare
il cartello camorristico che attualmente la fa da padrone a Ponticelli, a Cercola e a Volla e che può contare anche
sull’alleanza con il clan Cuccaro-Aprea
di Barra. Insomma, chi ha organizzato
l’agguato del parco Conocal sa di avere “pestato i piedi” ad un vero e proprio
gigante della malavita organizzata. Per
questo gli investigatori temono una
sanguinosa faida ad est di Napoli, come quella scoppiata nel 1998 e 1999
proprio tra i De Luca Bossa-Minichini,

giovedì 31 gennaio 2013

Camorra, muore il secondo pregiudicato ferito nell'agguato a Ponticelli: guerra per gestire le piazze dello spaccio

Non ce l’ha fatta Antonio Minichini, il 18enne ferito martedì sera nell’agguato consumatosi nel parco Conocal, a Ponticelli, in cui era morto sul colpo il 20enne Gennaro Castaldi. Il giovane incensurato, nipote del padrino Antonio De Luca Bossa “’o sicco”, è deceduto nel reparto di rianimazione del Loreto Mare nella notte di ieri. Era stato colpito all’addome e al torace da numerose pallottole calibro 9 che due killer avevano esploso contro i due giovani in via Toscanini, mentre viaggiavano in sella ad uno scooter. Sulle bacheche dei profili Facebook dei due ragazzi la commozione e la rabbia degli amici. Sul piano delle indagini, la polizia, coordinata dalla Dda, predilige ancora la pista di uno scontro interno al supergruppo Marfella-De Luca Bossa-Minichini e Perrella-Circone-Ercolani.Come fanno questi uomini di camorra ha spezzare due giovani vite,come fanno la notte ha dormire?Intanto gli inquirenti temono una reazione violenta da parte dei familiari delle due vittime che gia' in passato hanno dimostrato di che cosa sono cUna famiglia di camorra
nel vero senso della parola: padre,
zio, nonna e nonno acquisito sono

martedì 29 gennaio 2013

Si infiamma ponticelli,ancora un agguato di camorra...

Sparatoria in serata. Colpiti due giovanissimi. Solo pochi giorni fa l'esecuzione di camorra del 34enne Ciro Valda
29-Gennaio-2013
NAPOLI - Ancora una serata di sangue e morte a Napoli. Gennaro Castaldi (20 anni) è stato ucciso da due killer in periferia, a Ponticelli, in via Toscanini 31.Nell'agguato è rimasto gravemente ferito un uomo, Antonio Minichini (19 anni), ricoverato in condizioni disperate all'ospedale Loreto Mare. L'agguato è avvenuto davanti all'abitazione di Castaldi.
La vittima. Gennaro Castaldi era stato arrestato dai carabinieri nel settembre 2011 con ad altre due persone, con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo camorristico. I tre avrebbero chiesto, per conto del clan Sarno, il pizzo ai commercianti di un mercato rionale nel rione Incis del quartiere Ponticelli. Per bloccarli, i militari si erano travestiti da ambulanti allestendo anche uno stand per la vendita di abbigliamento. Il ferito, invece, ha precendenti per rapina ed è il figlio del reggente del clan De Luca, che ha parzialmente preso il posto del clan Sarno - storica cosca di Ponticelli - nel controllo delle attività illecite nel quartiere.
Secondo agguato in 6 giorni. Quello accaduto in serata è il secondo agguato avvenuto a Napoli in 6 giorni. Lo scorso 23 gennaio, nel quartiere Barra, alla periferia della città, in un agguato di matrice camorristica, è stato ucciso Ciro Valda, di 34 anni, ritenuto affiliato al clan Cuccaro-Aprea. Valda era già noto alle forze dell'ordine per reati di droga e ricettazione. Nel 2006 aveva tentato di uccidere la moglie. Fu arrestato nel 2011 e poi scarcerato.Una
piaga che va fermata con ogni mezzo,spento un focolaio a scampia se ne e' acceso subito un'altro a ponticelli dove il vuoto di potere lasciato dai Sarno fa gola a tanti.E' questo e' il segnale che gli investigatori avevano presagito da tempo,speriamo solo che questa mattanza finisca una volta per tutte.Giovanissimi massacrati senza nessuna pietà,che spreco di vita...

Da studente in medicina a capocamorra..

Fa caldo.La cella del carcere speciale di Spoleto e' un vero forno.Caldo come puo' essere un mese di agosto senza sperane.Lontani anni luce sembrano i dolci ricordi delle campagne di Poggiomarino le corse sfrenate sulla Ferrari,i sorrisi delle ragazze lusingate dagli sguardi di un ragazzotto molto ambito,anche se chiacchierato in paese.Ma cosa fa fuori,mio fratello peppino?Perché continua a non dare risposte?I pensieri di Pasquale Galasso sembrano uguali,si fanno ossessivi.Lui,che i magistrati bollano come il capocamorra di Poggiomarino,non sopporta gli spazi ristretti della cella,il duro regime di detenzione.In quel carcere ci sono molti dei tanti capocamorra del momento,come Michele D'alessandro di Castellammare di Stabia o Valentino Gionta di Torre Annunziata.C'e anche Pippo Calo',il famoso cassiere della mafia,rispettato da tutti.Galasso che ha sulle spalle una condanna a dieci anni di carcere per associazione camorristica e estorsione,ridotta di poco in appello non sfigura in quella compagnia.Anche se ha solo trentasette anni,viene da tempo ritenuto un componente di quel direttivo della camorra vincente guidata dal capo dei capi :don Carmine Alfieri di Nola,ormai latitante da dieci anni.I pensieri di Pasquale Galasso,in quei giorni vanno ai suoi quattro figli,alla moglie,allo scomparso padre Sabato Galasso amato e rispettato in paese anche dopo la morte.A Poggiomarino i Galasso diventarono una vera e propria potenza economica,intanto la guerra quella vera tra la nuova famiglia e la nuova camorra organizzata esplodeva tutt'intorno,e come un domino impazzito i paeselli cadevano uno dopo l'altro sotto il potere di don Raffaele Cutolo.Gli arresti eccellenti si susseguono uno dopo l'altro,così come i morti ammazzati a decine,ma la famiglia dei Galasso si defila da quel clima di terrore e violenza.Eppure molti capocamorra pentiti parlavano dei Galasso come una delle famigli criminali piu' efferata e potente nelle zone di Poggiomarino e zone limitrofe.Ma agli occhi di tutti i Galasso erano ricchi imprenditori che dal niente avevano tirato su svariate aziende con un fatturato di miliardi.E' stato uno di quei magistrati trentenni che non mollano mai la presa ad aver portato a giudizio Pasquale:il giudice istruttore Fausto Izzo.E' attraverso il suo lavoro che Pasquale Galasso si ritrova in galera.E' dura la detenzione per chi comincia a vedere tutto nero,a perdere la speranza di uscire in tempi brevi.Eppure nella mente di Pasquale Galasso i pensieri si accavallano uno dietro un'altro.Uno in particolare lo tormenta e non gli fa chiudere occhio la notte,il suo primo duplice omicidio del 1975,un giorno maledetto che gli ha cambiato per sempre la vita.I Galasso erano ricchissimi,molti li stimavano ma altri studiavano il modo per spillare un bel po' di soldi a don Sabato Galasso il capostipite.Fu proprio quel giorno di settembre,furono in tre a tentare il colpaccio,volevano sequestrare Pasquale e sua sorella Consiglia e chiedere un riscatto miliardario al papa' don Sabato.Quei volti gli rimarranno sempre stampati nella mente:non si puo' dimenticare chi ti cambia la vita.Quei tre li bloccarono,Pasquale non avrebbe mai immaginato che qualcuno a Poggiomarino potesse fargli del male.Anche se era risaputo che in quelle campagne traditrici gli uomini della camorra sequestravano e tenevano prigionieri tante persone.I tre bloccarono la Ferrari guidata da Pasquale e invitarono lui e la sorella a salire su una vecchia Fiat 127,Pasquale guardava gli occhi terrorizzati della sorella che lo guardava come a dire fai qualcosa.Uno dei tre rapitori era armato,spingeva con forza la pistola nella pancia di Consiglia Galasso per farla scendere dall'auto.Fu un'attimo,Pasquale Afferra le braccia di quell'uomo e riesce a prendergli la pistola,spara e ogni colpo che esce da quella pistola e' una liberazione per lui.Si ferma solo quando l'arma e' scarica,a terra ci sono due uomini,il terzo terrorizzato sta scappando via senza girarsi,pensa solo a salvarsi dalla reazione omicida di quel ventenne.Questa e' l'introduzione del libro Io Pasquale Galasso da studente in medicina a capocamorra.Un libro scritto dal grande Gigi Di Fiore unico che proietta il lettore in un mondo onirico ma reale.Consiglio vivamente di leggerlo,perché racconta la vita di tutti i capocamorra che insieme hanno sconfitto Cutolo.Un libro che spezzerà il fiato a chi lo legge......

domenica 27 gennaio 2013

Fu ammazzata con 80 coltellate accorato appello della mamma...

NAPOLI - «È morta uccisa da una bestia ma anche perché lo Stato non l'ha tutelata». Le parole pronunciate da Luisa Falanga scorrono piene di dolore e rabbia per raccontare, ancora una volta, la storia di sua figlia ma soprattutto per chiedere giustizia.

Stavolta, la mamma della 25enne napoletana massacrata dall'ex fidanzato con 80 coltellate il 22 novembre del 2010, porterà il suo appello a Roma il giorno in cui verrà celebrata l'udienza per stabilire la conferma o meno della sentenza di condanna di I grado inflitta con 30 anni di reclusione a Luigi Faccetti, il 24enne napoletano efferato carnefice di Emiliana Femiano.

La Corte di Assise di Appello della I sezione del Tribunale di Roma si pronuncerà il 31 gennaio. «Pretendo e supplico il giudice di confermare la pena all'assassino di mia figlia - spiega Luisa che ha gli occhi spenti ma conserva lo stesso sguardo dolce che aveva la sua bellissima figlia - penso sempre a quante volte Emiliana gli avrà chiesto di fermarsi mentre l'aggrediva e lui non ha avuto pietà, è stato cattivo e ha portato a termine il suo piano di morte».

Quel piano messo a punto con i due cugini di Luigi Faccetti, Giuseppe Prisco e Marco Prisco che riuscirono a convincere con l'inganno Emiliana facendola incontrare col suo assassino, fu possibile per la condizione che il legale penale della famiglia Femiano, Paolo Abenante, ha definito «vuoto di tutela preventiva». «Un anno prima della morte di Emiliana c'era stato un primo tentativo di ucciderla colpendola con 10 coltellate al collo ed in faccia - spiega il legale - quell'episodio fu denunciato dalla vittima e la pena di 8 anni di reclusione inflitta a Luigi Faccetti fu sostituita da un giudice non titolare con gli arresti domiciliari a Terracina, condizione che rese possibile poi l'incontro successivo e fatale con la ragazza».

Un episodio che è stato definito dal legale dei familiari della vittima «il totale fallimento della giustizia preventiva». «Emiliana era troppo buona, non portava mai rancore - ricorda Luisa - le fecero così pressione l'ex ragazzo e i suoi familiari fino al punto di farla sentire in colpa di aver denunciato la prima aggressione e farla cadere nella trappola di un chiarimento dove purtroppo ha perso la vita».

In questi due lunghi anni di vuoto e di battaglie per sopravvivere al dolore, mandare avanti un negozio e accudire Domenico, fratello di Emiliana, al fianco di Luisa c'è stata l'associazione «Campania in Movimento» che manifesterà il 31 gennaio a Roma, di fronte al Tribunale con striscioni e magliette che ritraggono Emiliana e il suo sorriso. «Pochi giorni dopo l'omicidio di Emiliana organizzammo una fiaccolata, eravamo in 3000 con un messaggio ben preciso: Non uccidetela ancora - afferma Chiara Giordano, presidente di «Campania in Movimento» e oramai amica di Luisa - abbiamo seguito tutta la vicenda giudiziaria manifestando sotto al tribunale di Latina e organizzando vari sit in a Napoli per non far dimenticare quanto sia importante riconfermare la pena inflitta a Faccetti».

«Il 31 gennaio saremo a Roma per manifestare insieme ai familiari di Emiliana e a tutte le associazioni che vorranno fare rete con noi - conclude Chiara Giordano - ma la battaglia continuerà per tutte le altre donne perché fino a quando non verrà punito per tempo e con pene severe chi sbaglia, è inutile illudersi, non cambierà mai nulla». La speranza di Luisa è un grido ed un appello ai giudici. «Vorrei solo andare a trovare mia figlia il 1°febbraio per poterle dire che ha avuto almeno giustizia anche se nessuno me la potrà ridare».

giovedì 24 gennaio 2013

Ammazzato 34enne a barra.Dieci anni fa accoltello' la moglie incinta ammazzando il bambino..

NAPOLI - Qualcuno – tra quegli uomini dello Stato che vestono una divisa spendendo ogni giorno energie per evitare il ritorno del Far west camorristico in città – lo aveva detto nemmeno un paio di giorni fa: «Qui non esiste solo Scampia. Attenzione a quello che sta succedendo nella zona orientaledi Napoli, questo potrebbe essere il nuovo fronte aperto dalla camorra...».
Parole profetiche le sue, visto che ieri pomeriggio i clan sono tornati ad armare la mano ai suoi sicari per compiere l'ennesimo omicidio in città. Questa volta è successo a Barra, nei pressi dell'isolato A2 del corso Mastellone: è qui che è stato ucciso un pregiudicato. Si chiamava Ciro Valda, aveva 34 anni ed era un personaggio noto alle forze dell'ordine. Un sicario gli ha scaricato addosso almeno sette colpi di pistola calibro nove, ammazzandolo mentre faceva rientro nella propria abitazione. Valda era riuscito a guadagnarsi la libertà soltanto poche settimane fa, avendo estinto una precedente pena inflittagli per vendita di stupefacenti.
E, ancora una volta, à la droga il filo rosso che potrebbe svelare la trama nascosta dietro questo efferato delitto. Per i carabinieri che indagano – procede la compagnia di Poggioreale, capitano Gianmarco Pugliese) – la vittima era molto vicina ad un clan forte e potente a Barra: quello degli Aprea-Cuccaro. Ma, scavando nel passato e nei trascorsi giudiziari della vittima, emergono molti buchi neri.
Il peggiore – tralasciando la condanna per droga, scontata in carcere, dal quale Valda era uscito solo nel gennaio scorso – è forse quello dell'accoltellamento della sua ex compagna; un fatto che risale al 9 gennaio di ben dieci anni fa, quando Ciro Valda – a culmine di un furioso litigio con la compagna che era incinta – la accoltellò, ferendola gravemente. In quella tragedia a pagare fu il povero bimbo che la giovane portava in grembo: non ci fu niente da fare per riuscire a salvargli la vita. Per questo gravissimo episodio Valda venne arrestato. Ma non è finita.
Nel 2011, appena due anni fa, tornò a Poggioreale con un'altra grave accusa; il suo presunto coinvolgimento negli affari sporchi di droga che la camorra coltiva nell'area orientale del capoluogo campano. Pur non avendo condanne definitive che consentano di poterlo affermare, Ciro Valda era considerato uomo al soldo del clan camorristico Aprea-Cuccaro.
E che si occupasse – per conto della stessa cosca – di una piazza dello spaccio di stupefacenti. Ci sarebbe, insomma, ancora e sempre la droga dietro la mattanza che ieri ha fatto segnare una nuova vittima a Napoli. Non si può escludere nemmeno che – ma siamo nella teoria investigativa – Valda, una volta scontati i propri conti con la legge e tornato in libertà a Barra dove viveva, avesse deciso di riaprire i canali con i rifornitori di cocaina, marijuana e crak che pure si vende liberamente in un paio di fiorenti piazze di spaccio della zona compresa tra San Giovanni a Teduccio e Barra, mettendosi contro i clan che ancora dominano la zona.
Ma, come intuiva l'investigatore del quale parlavamo in apertura, ora è la situazione che pare essersi riaperta nel peggiore dei modi tra San Giovanni e Barra, con le cosche che si contendono il controllo (e gli introiti milionari) della vendita di cocaina a preoccupare di più gli analisti e i magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Solo due settimane fa, proprio a San Giovanni a Teduccio, la camorra era tornata a far sentire la propria sinistra presenza massacrando un giovane: a cadere in quel caso sotto i colpi di due killer fu Ciro Varrello, assassinato in via dell'Alveo Artificiale.
Varrello, 24enne incensurato, venne ucciso a pochi passi da casa sua. La pista? Il controllo delle piazze di spaccio.

Ecco i nomi dei killer di Lucio De Lucia detto cap e chiuov.

Molte volte le rivelazioni dei collaboratori di giustizia si rivelano determinante per avviare indagini a carico di persone che si sono macchiati di reati deplorevoli.Molte indagini sono state riaperte proprio per il prezioso contributo che i collaboratori danno in cambio di sconti di pena o detenzioni differenziate.Vittima delle collaborazioni con la giustizia e' anche il clan Di Lauro che proprio grazie a molti collaboratori si e' visto ridimensionare non solo lo spessore criminale,ma anche il monopolio

mercoledì 23 gennaio 2013

Commento di un lettore anonimo...

Posto con piacere il commento di questo anonimo lettore che inveisce contro il sistema camorra ricordando i nomi di vittime innocenti della camorra.Che sempre piu' spesso ci rimettono la vita trovandosi al posto sbagliato al momento sbagliato.Oppure perché scambiati da killer strafatti di coca che sparano senza nemmeno curarsi se si sta ammazzando il bersaglio designato.Un grido,un eco che arriva nei cuori dei familiari di queste vittime innocenti strappati alla vita in modo drammatico e inumano.Tra i citati che l'amico nomina ci manca il nome di Gianluca Cimminiello anche
lui vittima innocente di una criminalità perdente.Ma non basterebbe l'intero blog per citare tutti i nomi delle vittime innocenti della camorra.Ne sono migliaia e questo blog lo dedico a loro sperando che il ricordo rimanga acceso non solo nei cuori dei familiari,ma in tutti noi per dire no alle mafie no alla camorra...
Dario Scherillo, Attilio Romanò e Pasquale Romano. Sono soltanto tre delle vittime innocenti ammazzate dal 2004 a oggi durante la lunghissima faida di Scampia, che ha lasciato sulla terra centinaia di persone. Killer giovanissimi, armati dal clan Di Lauro e dalle sue promanazioni (scissionisti della prima e seconda ora) e imbottiti di cocaina, vengono lasciati liberi a Scampia e Secondigliano e nei comuni limitrofi. Liberi di ammazzare. Così successe a Dario Scherillo, che stava tornando a casa dopo una giornata di lavoro. Il suo scooter era troppo simile a quello di un pusher rivale, così fu crivellato di proiettili alla schiena. Così successe ad Attilio Romanò, che aveva come unica colpa quella di lavorare in un negozio dove lavorava anche un parente alla lontana di uno "scissionista". I killer fecero fuoco senza badare a chi veniva colpito. Così è successo pochi mesi fa a Lino Romano, in via Marianella, appena uscito dalla casa della fidanzata per andare a giocare una partita di calcetto. La sua auto, troppo simile a quello di un pusher dei Lo Russo, ha ingannato i killer. Quattordici colpi di pistola, per un ragazzo che sognava soltanto di sposare la sua Rosanna e vivere felice. Perché vivere felici, nell'inferno a Nord di Napoli, è un sogno troppo ardito da fare. ASSASSINI!!!