domenica 12 febbraio 2012

Casalesi e bin laden per ammazzare i collaboratori e magistrati.....

CASERTA - Li odia. Di un odio antico, profondo, radicato. Li odia perché gli hanno perquisito la casa, condannato all'ergastolo il padre, arrestato la madre. Li odia perché sono magistrati, uomini di legge, amministratori di quella giustizia che lui rinnega.Non perché anarchico ma perché camorrista, e di giustizia ha un altro concetto e un altro modello: l'amministra da sé, condanna senza appello, applica la pena di morte anche per la più piccola mancanza. E la morte aveva deciso per i suoi nemici: Federico Cafiero de Raho, prima di tutto, il capo del pool antimafia che indaga da quasi vent'anni sul clan dei Casalesi, e che insultava ogni volta che ne aveva l'occasione. E poi gli altri. Voleva ucciderli tutti, scatenando una guerra senza quartiere, senza confini, planetaria. Voleva un altro 11 settembre, e ai suoi amici di Al Qaeda aveva chiesto armi e uomini, offrendo supporto logistico e la sua eterna amicizia. Se il progetto è rimasto sulla carta è solo perché è stato arrestato. Se il progetto oggi è noto è perché il suo braccio destro ha iniziato a collaborare con la giustizia e l'ha raccontato: proprio al nemico, proprio ai pm della Dda di Napoli.

Lui, il pentito, si chiama Roberto Vargas. Era stato arrestato con l'accusa di triplice omicidio, tre manovali del clan che aveva disubbidito alla regola dettata da Nicola Schiavone, il primo figlio del boss chiamato Sandokan. Il 29 novembre, interrogato dal pm Giovanni Conzo, ha raccontato gli inquietanti retroscena delle stragi mancate. E la frattura nel cartello casalese, con il piano per uccidere anche il rivale Michele Zagaria. Vargas riferisce cose che avrebbe appreso direttamente dal suo capo che in quel periodo, tra il 2008 e il 2009, viveva - latitante volontario - in un appartamento a San Marcellino dal quale non usciva quasi mai.

È il 2009, verosimilmente tra marzo e aprile, comunque prima del 15 maggio, data dell'arresto di Roberto Vargas. Nel verbale, depositato nell'inchiesta a carico del sindaco di Casapesenna, Fortunato Zagaria, racconta la premessa di quella rivelazione: «Molti anni prima Nicola Schiavone mi aveva parlato di una lettera che Michele Zagaria aveva inviato a Raffaele Cantone, magistrato originario di Giugliano. In tale lettera Zagaria mandava a dire al dottor Cantone che lui personalmente non aveva niente contro lo stesso magistrato; ciò perché in quel periodo giravano voci di un imminente attentato ai danni del dottor Cantone da parte di Michele Zagaria ed Antonio Iovine». Il giovane Schiavone era molto arrabbiato con Michele Zagaria perché in quella lettera «parlava a titolo personale e non a nome dei “casalesi”, facendo così intendere che solo lui non aveva motivi di risentimento contro il dottor Cantone, senza includere anche “Casale”, ovvero l'organizzazione casalese. In questo modo sembrava che l'organizzazione dei casalesi e dunque in primis la famiglia Schiavone ce l'avesse con Cantone, mentre Zagaria non aveva nulla contro di lui».

Quindi, se Zagaria avesse fatto un attentato «la colpa sarebbe ricaduta sicuramente “su Casale” e non sullo stesso Zagaria. Infatti nel paese si vociferava che sia Zagaria Michele, che Antonio Iovine, dicessero in giro testualmente: ”I guai a Casale ed i soldi a San Cipriano e Casapesenna”».
Dunque, la rivelazione. «Nicola Schiavone mi confidò di aver avuto contatti con dei terroristi di “Al Qaeda” in quanto lui era intenzionato a colpire il giudice Cafiero de Rago, che era stato l'artefice di tutti gli ergastoli comminati a seguito di Spartacus 1. Schiavone mi confidò inoltre che aveva un forte astio per tutto il pool della Dda di Napoli, mi disse anche che da lì a poco sarebbero arrivati dei bazooka monouso da consegnare a questi terroristi che avrebbero dovuto compiere diversi attentati ai predetti magistrati del pool che si occupava della camorra casalese».

La rete islamica di Bin Laden? Addirittura? «Schiavone mi disse che l'alleanza con “Al Queda” era molto forte e che lui avrebbe dato appoggio logistico nel territorio aversano; in cambio queste persone gli avrebbero fatto gli attentati contro i magistrati del pool per fargli un piacere, come testimonianza della loro alleanza. Mi disse che lui non era come il padre, ma lui era peggio del padre. Nicola era infatti arrabbiato del fatto che il clan era stato oggetto di un altro Spartacus, ovvero Spartacus 3 (nel corso del quale fu arrestata la madre, Giuseppina Nappa, ndr)». Prima di uccidere i magistrati, doveva però eliminare il nemico interno, il potentissimo e ricchissimo Michele Zagaria. Racconta ancora Roberto Vargas: «Schiavone chiese a mio fratello Pasquale di fingersi deluso dalla famiglia Schiavone e così chiedere un avvicinamento a Michele Zagaria, lamentandosi del fatto che non gli mandavano abbastanza soldi per fare la latitanza. Appena al cospetto di Zagaria, mio fratello avrebbe dovuto ucciderlo all'istante, decapitarlo e buttarne la testa fuori al portone di casa a Casapesenna. Questo perché Michele Zagaria sarebbe stato un ostacolo ai suoi piani per gli attentati contro il pool dei magistrati». Successivamente, sarebbe toccata ad Antonio Iovine».

Nella casa di San Marcellino, Nicola Schiavone detta il cronoprogramma degli omicidi: prima Ernesto Bardellino e l'intera vecchia guardia del clan, poi «il pool di magistrati, per primo Cafiero de Raho e poi a seguire chi del pool, che si occupava della camorra casalese, saremmo riusciti a colpire. L'azione sarebbe stata portata a termine dai terroristi, mentre noi avremmo fornito gli appoggi logistici». Terroristi già addestrati «in quanto avevano preso parte a fatti di sangue all'estero» ma che siccome «avevano avuto alcuni problemi, si erano alleati con Nicola Schiavone al fine di ottenere dei rifugi sicuri nell'agro aversano», dove il giovane boss li aveva incontrati. Vargas doveva mantenere i contatti, il suo capo sarebbe andato a Modena per non dare nell'occhio.
Progetto ancora attuale? Non si sa, non lo sa nessuno, neppure Vargas. Che rivela: «Dopo l'arresto di Nicola Schiavone (nel giugno del 2010, ndr), Carmine Schiavone ha preso il posto del fratello maggiore quale capo del clan dei casalesi. Non so se Carmine abbia le capacità per portare in atto tali attentati contro il pool di magistrati del Dda».

giovedì 2 febbraio 2012

La guerra di Salvatore Petriccione

Nel 2007 fu il promotore della nuova scissione perpetrata in danno hai di Lauro,una scissione lenta,subdola ma devastante per i di Lauro,che colti di sorpresa si videro massacrare gli ultimi fedelissimi rimasti fedeli al clan.Ma Salvatore Petriccione sapeva bene che era il prezzo da pagare per allearsi alle famiglie Amato-Pagano,vincitori della faida di scampia del 2004.Tortore o'marenar infatti per unirsi al gruppo degli scissionisti aveva giurato di massacrare tutti gli affiliati dei di Lauro che durante la guerra del 2004 avevano massacrato parenti e amici degli scissionisti.Era il prezzo da pagare per entrare ha pieno titolo nel clan,mantenendo comunque piena autonomia nella sia zona della gemella grassi dedita esclusivamente al traffico di droga e alle estorsioni.Fu così che Salvatore Petriccione si mise ha capo di giovani killer disposto ha tutto per potere e denaro.Nel manipolo di killer figuravano Luigi Magnetti,Luigi Giannino,Luca Raiano,Rosario Guarino,giovani disposti ha tutto dalla pistola facile.Il primo omicidio che inauguro' la nuova scissione fu quello di Giuseppe Pica e Francesco Cardillo trucidati con decine di colpi di pistola.Due omicidi emblematici visto che Pica era il capopiazza del rione dei fiori mentre cardino era il suo guardaspalle.Pica fu massacrato nel rione dei fiori mentre il suo guardaspalle anche se armato non ebbe il tempo di difendere il suo boss,ma anzi corse in via lungo ponte ha cercare rinforzi senza rendersi conto che l'agguato era stato commesso proprio degli ex amici della venella,andò inconsapevolmente incontro alla morte suo malgrado.Fu un colpo durissimo per i di Lauro vista la considerazione che avevano per pica,furono colti tutti di sorpresa senza aver nemmeno il tempo di capire da chi si dovevano difendere.Nella confusione dopo appena quindici giorni i nuovi girati tornarono ha colpire,questa volta ha cadere sotto i colpi di pistola fu Lucio De Lucia Papa di Ugo de Lucia il capo killer dei di Lauro condannato all'ergastolo.Fu un'omicidio spietato,infatti con Lucio De Lucia si trovava un giovane che ebbe appena il tempo di nascondersi sotto un'auto per salvarsi la vita.Interrogato dai carabinieri dopo l'agguato non fu di aiuto agli investigatori nel risalire hai killer,ma ugualmente spiego che mentre massacravano Lucio De Lucia i killer lo coprirono di insulti.Nel frattempo i di Lauro lubrificarono le loro armi per frenare l'ascesa al potere dei giovani della venella grassi,si organizzarono con le batterie di fuoco e con i loro informatori per colpire principalmente i killer che avevano osato ammazzare Pica ma anche per dare soddisfazione ha Ugo De Lucia per il lutto subito.I nuovi dispensatori di morte dei di Lauro chiamati ha sterminare le mire espansionistiche di Petriccione si misero subito ha disposizione di Marco Di Lauro che nel frattempo aveva saputo nomi e cognomi dei killer da far abbattere.Nella lista di Marco di Lauro oltre che Salvatore Petriccione figuravano tra gli altri Luigi Magnetti detto o' mocillo e Luigi Giannino detto cutaletta,erano loro due i principali sospettati degli agguati portati ha termine contro uomini dei di Lauro.Per essere certo di non sbagliare beraglio o ripensamenti nel gruppo di fuoco oltre ha Nunzio talotti,Antonello Faiello e Ciro Maisto,Marco volle il suo giovane killer prediletto Mario Buono detto topolino,che come spietatezza non aveva niente da invidiare hai killer della venella grassi.Così ha Farne le spese per primo fu Luigi Giannino massacrato in largo macello,Luigi Magnetti per puro caso scampo' alla morte,poi fu il turno di Patrizio de Vitale detto pepesc ammazzato sempre dai di Lauro secondo il pentito Carlo Capasso perché stava passando con i nemici.Poi fu il turno di Antonio Siviero detto o menato appena vent'enne massacrato sempre all'interno del feudo dei di Lauro,poi ancora botte e risposta fino alla pacificazione avvenuta tra i due clan quando il clan degli scissionisti si spacca on due dopo gli arresti dei capi Cesare Pagano e Raffaele Amato e il pentimento di molti affiliati.....

mercoledì 1 febbraio 2012

Arrestati i capi della venella grassi

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli hanno dato esecuzione a un Decreto di Fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia a carico di 3 affiliati di spicco a un gruppo camorristico strettamente legato al clan dei cosiddetti “Scissionisti”, ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso e di associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti. L’attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha permesso ai Carabinieri, con indagini tradizionali e tecniche poi avvalorate da dichiarazioni di ben 10 collaboratori di Giustizia, di comprovare la gestione di una “piazza di spaccio” di eroina e cocaina nella Vanella Grassi, a Secondigliano, delineando l’organigramma del gruppo, composto da oltre 20 affiliati e documentare l’abbandono, durante la cosiddetta “faida di Secondigliano”, del precedente clan di appartenenza (i Di Lauro) per passare nelle fila dell’emergente clan “Scissionista” guidato dagli Amato-Pagano. Il gruppo della “vinella”, militarmente forte e ben organizzato, viene ritenuto in grado di spostare gli equilibri a favore di una delle fazioni che si stanno fronteggiando dall’inizio dell’anno nell’area a Nord di Napoli e che stanno originando quella che appare come una “seconda faida”, che ha già causato ben 5 omicidi.

Gli arrestati. Tra i nomi dei fermati, spicca quello di Salvatore Petriccione, 41 anni, conosciuto con il soprannome di ‘Totor ‘o marenar’ e indicato, anche da diversi collaboratori di giustizia, come il promotore del sodalizio criminale. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per i suoi trascorsi nelle fila dei Di Lauro, è stato fermato dai carabinieri di Roma, dove si trovava sottoposto al regime della libertà vigilate. Altro personaggio di primo piano finito nella rete dell’Arma, è Salvatore Frate, 36 anni, alias “o paparacianni’, in passato, fermato con l’accusa di essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Lucio De Lucia, padre del più noto Ugo. Omicidio che avrebbe commesso per accreditarsi agli occhi degli ‘scissionisti’ dopo aver abbandonato le fila dei Di Lauro. Accuse, però, ritenute senza sufficienti elementi probatori e, per questo, fu scarcerato pochi giorni dopo. L’ultimo a finire in manette è stato, invece, Gaetano Cursale, 38 anni, il meno noto dei 3 fermati. Si tratta di un ‘fedelissimo’ del gruppo come dimostra una conversazione intercettata durante una sua precedente detenzione e in cui l’uomo, pur di favorire due esponenti apicali del sodalizio, si dichiara disposto a ‘accusarsi tutta la droga’ trovata dalle forze dell’ordine. Risultano, invece, irreperibili, Fabio Magnetti, 23 anni tra pochi giorni, Rosario Guarino, 28, conosciuto con il soprannome di ‘Jo Banana’, e il ventinovenne, Mario Pacciarelli. I fatti contestati, si legge nel provvedimento, si basano, oltre che sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ma anche su attività intesa di investigazione.