mercoledì 13 luglio 2011

Il boss pentito: «Ho dato 160mila euro al capo della Squadra Mobile Pisani Gli dicevo che era perché mi portava fortuna»

Napoli indagato nell'ambito dell'inchiesta sul presunto riciclaggio di denaro della camorra in attività di ristorazione, avrebbe ricevuto dal boss Salvatore Lo Russo, oggi collaboratore di giustizia, 160.000 euro nel periodo compreso tra il Natale 2005 e febbraio/marzo 2007.

Lo sostiene proprio Lo Russo in un verbale di interrogatorio riportato dal gip Maria Vittoria Foschini nelle motivazioni del rigetto di revoca della misura cautelare. 

I soldi sarebbero stati consegnati dall'ex camorrista al funzionario, di cui era amico e confidente, in buste chiuse e in tranche di 20 e 50.000 euro.

«Ricordo - dichiara Lo Russo - che in una delle occasioni in cui ci incontrammo portai con me 20.000 euro in una busta in banconote da 500 in quanto era mia intenzione dargli (a Pisani, ndr) la somma, sebbene non sapessi come potesse reagire. 

Per persuaderlo decisi di preparare il terreno parlando del fatto che stavo vincendo spesso in occasione delle scommesse calcistiche e tanto gli rappresentai, aggiungendo che da quando lui era arrivato a Napoli vincevo sempre e quindi gli manifestai quale mio convincimento il fatto che mi portasse fortuna». 

«La cosa - dice ancora il pentito - aveva anche un fondo di verità ma più che altro mi interessava prospettargli che il regalo che gli andavo a fare era frutto di questa particolare circostanza e quindi i soldi che gli offrivo non poteva considerarli come soldi sporchi ma come un mio regalo per aver vinto al gioco».

«Così feci. Ricordo - aggiunge il boss collaboratore di giustizia - che tirai fuori la busta dal borsello e gliela allungai dicendogli che dentro c'era 'un regalo' per lui senza precisare l'entità della somma. Lui rimase perplesso e mi disse che così facendo lo mettevo in difficoltà e fu proprio in quel momento che gli feci il discorso del regalo che sentivo di fargli in quanto la sua presenza a Napoli mi stava portando fortuna. Così accettò la busta che non aprì. Preciso anzi che fui io stesso a mettergli la busta nella tasca del giubbino che indossava». 

Tutt'altra versione dell'episodio è quella che l'ex capo della Mobile ha fornito nel corso dell'interrogatorio di garanzia: «Si presentò la notte in macchina con due biglietti, mi disse: dottore, ho fatto una giocata per voi e per me. Quindi se mi date i soldi della giocata, io vi do i soldi della vincita. Io dissi: scusa, mi dispiace, ma non è possibile. Questo si può verificare perchè i numeri sono 7 e 66, risalendo nel tempo io ricordo che addirittura lui aveva giocato su tutte le ruote nazionali».

Ma Lo Russo parla anche di successive elargizioni di denaro: «Nel successivo mese di febbraio e marzo gli consegnai 50.000 euro. Ricordo che ero di ritorno da Sanremo e, quindi, dico che dovrebbe essere l'anno 2006. Avevo vinto al casinò 280.000 euro e, dunque, quando incontrai il dottor Pisani gli diedi una busta da 50.000 euro. Anche in questa occasione lui non mancò di mostrare imbarazzo e di dire che non poteva accettare, ma anche questa volta gli dissi di stare tranquillo e di prendere quella busta perchè erano soldi di gioco e, quindi, un mio regalo per la vincita conseguita».

Pisani avrebbe poi ricevuto anche un regalo di compleanno: «Altrettanto accadde in occasione del suo compleanno quello stesso anno. Ricordo che dovrebbe cadere il 22 maggio e dico ciò perchè quando seppi la sua data di nascita mi colpì il fatto che era la stessa di quella di mia figlia Mena. Avevo pensato di fargli un regalo importante e, parlando con lui e senza fare alcun riferimento alle mie intenzioni, trovai il modo di chiedergli se gli piacessero gli orologi. Lui mi rispose che 'non ci andava appresso'. Ed allora decisi di dargli nuovamente i soldi così poteva comprarsi ciò che voleva, Gli consegnai allora un'altra busta con 20.000 euro e la scena fu più o meno sempre la stessa, sebbene in questa occasione non avessi vinto al casinò, ma continuavo a fare riferimento al fatto che stavo vincendo alle scommesse calcistiche. 

In questa occasione il dottor Pisani mi disse che non era il caso che gli facessi quel regalo visto che gli avevo già dato una grande somma pochi mesi prima. Comunque accettò e si prese la busta. Medesima scena si è ripetuta il Natale successivo e, dunque, dovrebbe essere Natale del 2006 occasione in cui gli consegnai ulteriori 20.000 euro dopo che ci eravamo scambiati i soliti regali».

«Ribadisco che lui mi portava innanzitutto i pomodori del Vesuvio, cosiddetti del pendolo, perchè sa che mi piacciono molto nonchè pullover e 'qualche bottiglia'. 
Infine nel febbraio ancora successivo che dovrebbe dunque essere quello del 2007, ancora una volta di ritorno dal casinò di Sanremo, gli regalai ulteriori 50.000 euro. Ricordo che in quest'occasione lui mi chiese se veramente fossero provento di una vincita al gioco e fossero, dunque, soldi puliti ed io per persuaderlo che così stavano le cose gli mostrai l'assegno di 340.000 euro intestato a mia moglie e rilasciatomi dal casinò, non ancora incassato. Ciò bastò a tranquillizzarlo e, quindi, accettò i 50.000 euro. In pratica dal Natale 2005 al febbraio-marzo 2007 ho consegnato al dott. Pisani 160.000 euro», dichiara Lo Russo.

Sequestrata la casa del figlio del boss Paolo Di Lauro


.Sequestrato un immobile - 600 metri quadrati in avanzato stato di costruzione - riconducibile a Vincenzo Di Lauro, figlio del boss Paolo Di Lauro ed egli stesso detenuto al regime del 41 bis.La casa, in via Cupa dell'Arco, storico quartier generale dei Di Lauro, ricalca lo stile neoclassico di quello del padre Paolo ed e' intestata al prestanome Michele Meledandri, incensurato e piccolo imprenditore. Il lusso, nella ristrutturazione, non manca: basti pensare che, scrive la Procura di Napoli, solo per gli 'igienici' sono stati pagati 200mila euro. È grazie alle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Carlo Capasso e Biagio Esposito, che si e' risaliti al vero proprietario della casa. Entrambi i collaboratori hanno riferito che Vincenzo Di Lauro aveva acquistato e stava
ristrutturando un immobile per farne la sua residenza: il tutto
con i soldi derivanti dal traffico di droga, di cui Di Lauro
percepiva stabilmente una quota oltre lo 'stipendio mensile' a
lui dovuto.Il decreto di sequestro preventivo e di urgenza, emesso dalla
Procura di Napoli, e' stato eseguito dai carabinieri.

domenica 10 luglio 2011

Trasferito nella notte, Savio trapiantato



di Fabio Postiglione e Luigi Sannino giornalisti de il roma...
«Questo è il cellulare di Mario, devi sempre tenerlo acceso. Tienilo sempre in carica. La telefonata può arrivare da un momento all’altro». È stata questa la raccomandazione che gli avvocati Franco Piccirillo e Tilde
Pontillo avevano fatto alla sorella di Mario Savio “’o bellillo”, nel giorno
del suo arresto per resistenza a pubblico ufficiale. Quella telefonata era
una questione di vita o di morte, era la telefonata che doveva arrivare
dal policlinico Gemelli di Roma dove l’ex boss dei Quartieri Spagnoli,

Raid mortale, ferito anche un passante


Nelle vicinanze di Salvatore Chiariello, la vittima del
ventiquattresimo omicidio del
2011, l’altro ieri pomeriggio c’era
un 54enne incensurato che lo conosceva: Antonio Buonanno, anch’egli di via Ghisleri. E un proiettile vagante lo ha colpito a un
fianco, costringendolo a un forzato ricovero in piena estate al
San Giovanni Bosco. Ma non solo: ritenendolo un possibile super
testimone, i carabinieri già nella
serata di venerdì lo hanno messo
sotto torchio per attingere informazioni utili. Purtroppo per loro
però, il ferito in quel momento era
di spalle ai sicari in motocicletta

sabato 9 luglio 2011

Agguato a Scampia: ucciso un 35enne

Un pregiudicato di 35 anni, Salvatore Chiariello, è stato ucciso in un agguato a Napoli con diversi colpi di arma da fuoco alla testa. L'episodio si è consumato intorno alle 16.30, in via Ghisleri, nel quartiere Scampia, poco lontano dalla abitazione della vittima, nel lotto SC3. Sul fatto indagano i carabinieri della stazione Quartiere 167 e del Nucleo Operativo della compagnia Stella.

Chiariello si trovava all'esterno di un circolo ricreativo di Scampia quando è stato raggiunto dai sicari che gli hanno sparato numerosi colpi di pistola da distanza ravvicinata che gli hanno crivellato il cranio. Il luogo dell'agguato già in passato è stato teatro di altri agguati. Sul posto sono state rinvenute alcune sedie scaraventate per terra probabilmente in un tentativo di reazione da parte della vittima.

Camorra, nell'arsenale del clan Di Lauro anche un fucile da cecchino

Un vero e proprio arsenale della camorra è stato trovato dai carabinieri in un'area parcheggio nei pressi del "Rione dei fiori", nel quartiere Secondigliano, a Napoli. Fucili mitragliatori, mitragliette, altri fucili di vario tipo (anche da cecchino), pistole semiautomatiche e a tamburo, munizioni di vario tipo (anche da guerra); ed ancora giubbotti antiproiettile, visori notturni, parrucche e ingenti quantitativi di droga di vario tipo sono stati rinvenuti e sequestrati nell'area parcheggio, nascosti in doppi fondi ricavati in alcuni mezzi per il trasporto di materiale edile. L'arsenale è stato scoperto nel corso di indagini sul clan camorristico dei Di Lauro.

venerdì 8 luglio 2011

In cella il neomelodico Raffaello


Movimentato arresto di un cantante neomelodico, resosi responsabile dell’aggressione di un vigile del fuoco e di alcuni poliziotti. Le manette sono scattate ai polsi di Raffaele Migliaccio, in arte Raffaello,
che deve rispondere  dei reati di oltraggio, minacce, lesioni nonché
violenza  e resistenza a  pubblico ufficiale e porto abusivo di arma da
taglio. Il ventiquattrenne di Casoria è stato bloccato da una pattuglia
del commissariato “Dante” (diretto da Monica Nasti) in via Sant’Anna dei Lombardi, ieri mattina. I poliziotti sono intervenuti in seguito
alla segnalazione di un’aggressione ad un uomo: stando alla ricostruzione eseguita dalla polizia, il giovane ha aggredito, senza alcun motivo apparente, un vigile del fuoco che rientrava a casa dopo il turno
di lavoro. Dopo il violento litigio, interrotto anche per l’intervento di
una guardia giurata che transitava in via Sant’Anna dei Lombardi, il
neomelodico si è allontanato fuggendo in vico Secondo della Quercia,
rifugiandosi da alcune amiche, francesi, che vivono in un residence.
Pochi attimi dopo, gli agenti sono giunti nel vicolo dove sono stati fermati da alcuni passanti. Appreso quanto era appena successo, si sono subito diretti verso il residence, allo scopo di fermare ed identificare
l’aggressore del pompiere. Dopo insistenti inviti ad aprire la porta, Raffaele Migliaccio è uscito dal locale brandendo due coltelli, di quelli ritenuti illegali, con lame di circa 20 centimetri, e rivolgendosi ai poliziotti li ha minacciati, nel tentativo di evitare il controllo. Quindi, il
cantante ha deciso di posare i coltelli aggredendo a mani nude gli
agenti e colpendoli in più parti del corpo.
Alla fine, con grande fatica, i poliziotti sono stati abili ad immobilizzarlo. Ma la vicenda non era ancora finita: infatti, prima di entrare nella “Volante”, “Raffaello” ha colpito un infermiere del servizio “118”,
giunto sul posto per medicare il vigile del fuoco. Successivamente, il
neomelodico ha tentato, invano, di impossessarsi della pistola di ordinanza, che era nella fondina di un agente della polizia municipale,
anch’egli presente alla violenta scena. Condotto, quindi, negli uffici
del commissariato “Dante”, Raffaele Migliaccio, senza alcun motivo,
ha assunto, ancora una volta, un atteggiamento violento: ha continuato a minacciare e ad aggredire  qualsiasi agente che tentava di riportarlo alla ragione. Finalmente bloccato, il ventiquattrenne è stato arrestato e stamane sarà processato con rito direttissimo.
“Raffaello” è noto alle cronache napoletane per essere un esponente
della corrente  neomelodica della moderna canzone napoletana. Una
canzone da lui eseguita, “La nostra storia”, è stata utilizzata nel film
“Gomorra” di Matteo Garrone, tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano.

Stanato Diego Norcaro, boss dei Casella


Era sfuggito al blitz dei carabinieri contro il clan Casella del quartiere Poggioreale, storicamente federato con i Sarno di Ponticelli, che aveva portato
all’arresto di 10 indagati. Ma la latitanza di Diego Norcaro, 28enne napoletano di via Giulio da Maiano, è durata poco: appena otto giorni. L’altro ieri
sera il ricercato è stato stanato in un appartamento di Villaricca, nel Giuglianese, dove aveva trovato rifugio grazie all’aiuto di un incensurato della
zona. Diego Norcaro non è considerato dagli stessi investigatori dell’Arma
un affiliato al clan Casella, ma un fiancheggiatore di spicco. Tanto che il clan,
secondo l’accusa e fermo restando la presunzione d’innocenza fino a eventuale condanna definitiva, il clan gli aveva affidato la gestione della piazza
di spaccio nel rione Luzzatti a Poggioreale.  I militari lo hanno bloccato nella tarda serata di mercoledì, in un parco giochi sulla Circumvallazione esterna, dove si era nascosto dopo che era riuscito a sottrarsi alla cattura lanciandosi da una finestra di un’abitazione in via Fermi a Villaricca. Lì era ospite di un incensurato, denunciato per favoreggiamento.
Dodici mila euro al mese per continuare a tenere aperti gli “scassi” di via De
Roberto, nel quartiere Poggioreale. E poi altre estorsioni a imprenditori e piccoli commercianti del Rione Luzzatti, pochi dei quali hanno avuto il coraggio di ammettere le pressioni. Infine, le piazze di spaccio a Ponticelli gestite da affiliati a entrambi i clan. Ecco la sintesi dell’accordo tra i Casella e i
Sarno, in vigore tra novembre 2008 e aprile del 2009, firmato dai boss Vincenzo Sarno e Domenico Casella detto “Mimmuccio”. Un periodo ben monitorato dai carabinieri e dalla Dda, la cui inchiesta si è condensata in 11 ordinanze di custodia cautelare: tutte eseguite dopo l’arresto di Norcaro.
Le indagini dei militari della compagnia Poggioreale (guidati dal capitano
Ribaudo), coordinate dal pm della procura antimafia Ribeira, hanno permesso
di accertare che i titolari di quasi tutti gli “scassi” di via De Roberto erano costretti a versare una quota ai clan Sarno e Casella. Per i primi il referente era
Vincenzo Cece detto “’o puorco”, luogotenente storico del gruppo di Ponticelli; per i secondi agiva Antonio Visone “o’ tubb”. Entrambi destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare, notificata anche a Patrizia Ippolito “a’ patana” in località segreta e protetta. E’ infatti la moglie di Vincenzo Sarno, nel
frattempo diventato collaboratore di giustizia, denunciato a piede libero proprio per lo status giuridico in cui si trova. Stesso motivo per il quale ha evitato l’arresto pure Ciro Esposito “’o tropeano”.
L’inchiesta ha ricostruito gli accordi tra i Sarno e i Casella, monitorando anche singole vicende in cui si sono aggiunti i Contini del Vasto-Arenaccia.
Per cui, a seconda delle varie posizioni, gli indagati rispondono di associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione aggravata e spaccio di sostanze stupefacenti.

venerdì 1 luglio 2011

Camorra, bufera sul capo della Mobile Pisani Le mani del clan sui ristoranti di Chiaia

 Ristoranti, pub e bar concentrati soprattutto sul lungomare di Napoli e nel «salotto buono» di Chiaia, ma alcuni disseminati anche a Caserta, Genova, Torino e Varese. Diciassette locali dietro i quali si nascondeva una gigantesca attività di riciclaggio e di usura gestita da personaggi contigui alla camorra.

Licciardi: «Bombardiamo il Tribunale»


Senza se e senza ma.
Pierino Licciardi “’o fantansa”
quando aveva saputo che Luigi
Giuliano era pronto a pentirsi non
ci pensò su due volte: «Bisogna far
saltare in aria il Tribunale». Era
pronto un piano da mettere in atto se queste accuse avessero sfiorato esponenti legati all’Alleanza
di Secondigliano. È quanto ha raccontato ai magistrati Raffaele Giuliano detto “’o zui”, ex boss di Forcella e adesso collaboratore di giustizia, indagato a piede libero per
essere il mandante dell’omicidio