lunedì 28 febbraio 2011

Le accuse di Giuseppe Setola contro i pentiti

Le chiamano le due sorelle,sono due minuscole celle ricavate dal sottosuolo del super carcere di opera a Milano,le pareti filtrano solo umidita' e il solo e' solo un lontano ricordo.Queste due minuscole celle che mettono i brividi solo a vederle nei primi anni 80 sono state esclusivamente usate per isolare i nar,ovvero gli estremisti di destra,oggi invece sono destinate solo ed esclusivamente per gli irriducibili boss della camorra e della mafia.Tra gli ospiti piu' importanti che le due sorelle hanno ospitato spiccano i nomi di Salvatore Riina,Leoluca Bagarella,Bernando Brusca e Matteo Bove l'uomo dalle fughe impossibili,l'unico in Italia che riusci' ad evadere dal super carcere dell'asinara.Solo a guardale mettono i brividi,attualmente le due sorelle ospitano due capi indiscussi della criminalita' organizzata in Campania,si tratta di Giuseppe Setola lo stragista killer dei casalesi che e' confinato  nel piu' duro e totale isolamento,nell'altra uno dei boss piu' feroci e sanguinari della camorra secondiglianese.In questo post mi occupo dello stragista,l'ala militare e feroce dei casalesi Giuseppe Setola che anche se isolato dal mondo e da se stesso riesce in qualche modo a far parlare di se,la prova evidente la settimana scorsa durante un processo nell'aula bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere dove era inputato insieme ad altri affiliati del clan dei casalesi e dei bidognetti.Durante lo svolgimento del processo alcuni pentiti hanno esplicitamente chiesto la parola accusando Giuseppe Setola di essere il mandante e l'esecutore di almeno 50 omicidi,ma i pentiti oltre a raccontare di omicidi ed estorsioni si sono soffermati sul fatto che Giuseppe Setola avrebbe sottratto dalla cassa del clan bidognetti alcuni milioni di euro.Apriti cielo,il boss in video conferenza dal super carcere di Milano urlando e gesticolando ha chiesto al pubblico ministero la parola per controbattere l'infamante accusa,viene prima fatto calmare e il pubblico ministero gli concede la possibilita' di ribattere.Il boss e' un fiume in piena,accusa i pentiti di essere dei drogati e attribuisce le loro menzogne al fatto che fanno uso di stupefacenti e quindi secondo lui non sono credibili.Poi racconta che lui fin dalla piu' giovane eta' e' stato sempre contro la droga e contro i drogati,li ho sempre schifati dichiara e schifo anche questi inutili pentiti,sono state le sue ultime parole visto che il Pm stufo e spazientito gli ha fatto spegnere l'audio del microfono....

mercoledì 23 febbraio 2011

La morte di Francesco Feldi epurazione interna.

Molte sono le piste investigative tracciate degli inquirenti per risalire a mandanti ed esecutori del barbaro assassino avvenuto sabato a secondigliano dove e' stato massacrato Francesco Feldi (o'tufan).Gli assassini lo hanno sorpreso in via dello stelvio, nel rione berlingieri a pochi passi da casa sua,5colpi esplosi da killer esperti che non gli hanno lasciato scampo.Un'omicidio voluto molto probabilmente dal suo stesso clan,il carisma criminale e le ambizioni sul controllo del rione berlingieri sono stati le cause scatenanti dell'agguato,era temuto (o'tufan)il suo carattere e la sua voglia di supremazia poteva creare non pochi problemi agli assetti futuri che si stanno andando a deliniare a secondigliano.La sua carriera criminale inizia verso la fine degli anni 80 come braccio armato nel clan capeggiato da Luigi Esposito (nacchella)uomo di punta della famiglia licciardi della masseria cardone.Dopo lo smembramento del clan di Luigi Esposito per varie inchieste giudiziarie e contrasti interni Francesco Feldi resta comunque sempre fedele, e a disposizione della famiglia licciardi.Questo fino a tre anni fa quando insieme a Giovanni Cesarano-Gennaro Sacco e Ciro Bocchetti decide che e' arrivato il momento di scindersi dalla cosca dei licciardi creando un gruppo autonomo e indipendente capace di gestirsi da soli senza avere come punto di riferimento la masseria cardone.E' un colpo mortale per l'economia dei licciardi che si vedono sottrarre le zone di san pietro a patierno e il rione berlingieri,un tempo saldamente nelle loro mani,ma l'audacia e l'intelligenza dei licciardi e cosi' proficua che decidono di soprassedere. Si rendono conto del rischio che corrono se lo scontro si dovesse allargare coinvolgendo altri affiliati a loro fedeli, una guerra con morti a decine significa finire sotto i riflettori della magistratura,e c'e' i rischio concreto che il clan venga decapitato una volte per tutte.Quando tutto sembra andare per il verso giusto e gli obiettivi prefissati si stanno concretizzando iniziano i primi problemi.Se vogliono essere riconosciuti da tutta la malavita secondiglianese devono per forza interloquire con gli scissionisti del clan di lauro,ci pensa lo stratega Giovanni Cesarano che si incontra piu' volte con esponenti delle famiglie degli Amato-Pagano e nasce il nuovo cartello secondiglianese.Carmine Cerrato il killer di fiducia del boss Cesare Pagano passato a collaborare con la giustizia racconta che in queste riunioni si discusse spesso del fatto che se i Bocchetti-Feldi-Cesarano-Sacco volevano entrare in affari con gli Amato-Pagano come segno di amicizia e per siglare l'alleanza si dovevano impegnare a organizzare agguati mortali hai danni di affiliati e gregari del clan di lauro,in cambio avrebbero ricevuto come regalo anche la zona del perrone.E proprio Carmine Cerrato racconta dell'omicidio di Ciro Reparato affiliato al clan di lauro organizzato da Gennaro Sacco,Ciro Reparato venne attirato in trappola e ammazzato in una traversa di via degli astronauti nel quartiere di secondigliano.Fu l'agguato che firmo' la pax camorristica tra i due schieramenti,la zona del rione berlignieri da questo momento e gestita esclusivamente dai fratelli Feldi per conto di Gennaro Sacco.E proprio questo molto probabilmente e' costato la vita a Francesco Feldi,tutto questo infatti accade 3 anni fa,poi successivamente viene ammazzato dal suo stesso clan Gennaro Sacco e il figlio Carmine,Giovanni Cesarano Finisce in galera,il clan Bocchetti viene decapitato da un bliz della mobile,tre dei quattro fratelli Feldi si trovano in prigione,rimane solo Francesco a cercare di mantenere intatta la sua leadership.Nella situazione attuale il rione berlingieri e' diviso come e' sempre stato in due,da un lato ci sono gli scissionisti Amato-Pagano che come referente di zona ci hanno piazzato De Vita Antonio,dall'altra c'e' quello che rimane del clan Feldi-Cesarano-Sacco-Bocchetti che come referente avevano proprio Francesco Feldi,anche se alla fine tutta l'organizzazione si rispecchiava in un unico clan.Ma la chiave di lettura per capire realmente chi ha deciso L'agguato hai danni di (o'tufan)va sicuramente cercata in queste alleanze,strategie che quasi sempre non trova tutti concordi.Francesco Feldi aveva alle spalle un passato criminale di tutto rispetto,era temuto e rispettato da tutti coloro che lo conoscevano,la sua ambizione non conosceva limite e forse proprio la voglia di mettersi a capo da solo alla guida del rione berlingieri gli e' costata chiara.Nel clan degli Amato-Pagano se ne possono trovare a decine di queste logiche criminali,danno spazio a persone che si sono dimostrate valide ma appena azzardano un qualsiasi profitto personale vengono ammazzati senza pieta'.Comunque resta il rammarico e la tristezza per questo padre di famiglia ammazzato in modo barbaro e vile.E di oggi la notizia che i familiari tramite il loro legale hanno inviato una lettera al giornale il roma per ribadire che il loro caro congiunto non era un affiliato a nessun clan,l'agguato secondo loro sarebbe da attribuire all'invidia che in molti avevano nei confronti di Francesco Feldi.Non resta che avere rispetto nella lettera e nelle parole della famiglia Feldi sperando che almeno abbiano giustizia.

lunedì 21 febbraio 2011

«Sono perseguitato, processo illegittimo»

È una decisione a sorpresa che lascia anche la Corte d’Assise un attimo
spiazzata. Questo perché Rosario Pariante, boss del clan Di Lauro ha deciso
di ricusare il collegio giudicante per gli omicidi della faida di Mugnano
perché secondo lui «non ci sono le condizione adeguate affinché i giudici
possano emettere una sentenza con equilibrio». Così gli atti saranno inviati
alla Corte di Cassazione e in attesa il processo per lui potrebbe fermarsi.
Rosario Pariante, che ha già condanne per associazione a delinquere di
stampo mafiosa, come fedelissimo del clan Di Lauro, come uno dei boss che
fanno parte del direttorio.
Adesso è invece imputato per la faida di Mugnano, la guerra scatenata
dagli uomini di Paolo Di Lauro contro i Ruocco.
Sul banco degli imputati ci sono: Raffaele Amato, Paolo Di Lauro, i tre fratelli
Abbinante (Raffaele, Guido e Antonio), Rosario Pariante, Tommaso
Prestieri, Carmine Minucci, Massimiliano Cafasso, Enrico D'Avanzo (cognato
di Di Lauro) e Gennaro Marino. Diversi sono gli episodi omicidiari
oggetto di contestazione da parte dei pubblico ministeri antimafia Stefania
Castaldi e Luigi Alberto Cannavale, che hanno coordinato l'inchiesta:
a vario titolo gli imputati devono rispondere del tentato omicidio di Antonio
Ruocco e Giuseppe Vallefuoco (avvenuto nel giugno 1991); dell'omicidio
di Elena Moxedano, e del tentato omicidio del marito Sebastiano Ruocco,
fratello del collaboratore di giustizia Antonio, (19 ottobre 1991); del duplice
omicidio di Annibale Cirillo e Luigi Pirozzi, (25 marzo 1992); dell'omicidio
di Biagio Ronga, zio di Antonio Ruocco, (16 maggio 1992); dell'omicidio
di Angela Ronga, madre di Antonio Ruocco, (25 maggio del
1992); dell'omicidio di Alfredo Negri, che aveva affiancato Ruocco nella
faida (Negri fu torturato e bruciato vivo il 27 luglio del 1992); dell'omicidio
di Rocco Capuozzo, detto Rocchino, (13 aprile 1993); dell'omicidio di Pasquale
Capuozzo, (9 maggio 1993). Il quadro accusatorio si è pio di recente
arricchito delle dichiarazioni, de relato, dei pentiti Antonio Prestieri e Antonio
Pica, Francesco Pica e Giuseppe Misso 'o chiatto.
Degli omicidi ricostruiti, il più truce è sicuramente quello di Alfredo Negri
dono sono indagati i vertici della cosca di Secondigliano tra gli altri Raffaele
Amato e Paolo Di Lauro. Alfredo Negri fu preso e torturato per 15 ore
poi bruciato ancora vivo in un sottoscala di Secondigliano, dove era stato
condotto dopo il rapimento. Ad assistere all'agonia, secondo i pentiti Prestieri
e Pica, c'erano tutti gli indagati nell'ordinanza. Fu scandita da omicidi
efferati la faida esplosa in seno ai Di Lauro, fra la fine del 1991 e il maggio
del 1993: uno scontro durissimo per la leadership del sottogruppo criminale
di Mugnano. Nei primi anni '90, infatti, la cupola del clan di Paolo
Di Lauro sostenne l'avvicendamento al comando di Gennaro Di Girolamo
a discapito di Antonio Ruocco, che rientrava da un lungo periodo di detenzione.
Ruocco finì quindi nel mirino e con lui tutti quelli che gli stavano
attorno; furono uccisi la madre, lo zio, la cognata, i suoi luogotenenti.
Articolo preso da il giornale il roma...

Le tante ipotesi sull'agguato costato la vita a Francesco Feldi

Sono tante le ipotesi e le domande che gli inquirenti si pongono in queste ore sull'agguato di ieri costato la vita a Francesco Feldi detto o'tufan.Una domanda difficile dal punto di vista investigativo anche perche' nel tempo Francesco Feldi di nemici se ne era fatti davvero tanti.Gli ultimi tre anni fa quando insieme ai sacco-cesarano-bocchetti.diede fuoco alle polveri scindendosi dalla storica famiglia licciardi della masseria cardone.E proprio Francesco Feldi venne messo a capo dei gruppi di fuoco per colpire i licciardi durante la fase piu' critica della scissione,a lui fu affidato l'ingrado compito di cacciare dal rione berlingieri tutti gli affiliati rimasti fedeli ai licciardi.Ma non solo,dopo la scissione e la vittoria dovette scontrarsi anche con il gruppo dei de lucia affiliati dei di lauro per il controllo assoluto del rione berlingieri,in ballo c'era l'estorsione del mercatino rionale che ogni settimana fruttava diverse migliaia di euro.Francesco Feldi insieme hai fratelli sfido' l'impero degli ultimi dilauriani di ferro e li caccio' via dalla zona del perrone e dal rione berlingieri,si affermo' e si impose deciso e affidabile e in poco tempo si guadagno' il controllo delle attivita illecite del rione berlingieri.I suoi piu' stretti collaboratori sono i fratelli,Giovanni Feldi e Vincenzo Feldi,tutti e due detenuti sempre per fatti di camorra.Visto che di nemici se ne sono aggiunti uno dietro a l'altro c'e' anche un'altra ipotesi al vaglio degli inquirenti,un'epurazione interna.Forse voleva espandere i suoi affari in altre zone oppure stava pretendendo cio' che non gli era dovuto e visto il suo carattere irruento e sanguinario lo hanno ammazzato per evitare brutte sorprese.Ma e' piu' probabile un'epurazione interna,due anni fa quando lui era detenuto gli ammazzarono il suo amico e luogotenente Antonio Vitazzaccaro detto vito,lo uccisero a tradimento a pochi metri da dove e' stato ammazzato lui sempre in via dello stelvio.La risposta per quel delitto non ci fu e tutto fa pensare che Francesco Feldi in qualche modo era accorrente che il suo amico doveva morire,forse l'ordine per quel delitto arrivo' proprio da lui,tante ipotesi ma nessuna certezza.Comunque Vito si era distinto per coraggio e lealta',durante la scissione contro i licciardi si era schierato a fianco dei tufano rischiando la vita e partecipando in prima persona a scontri e agguati.Ma non e' tutto,altri promotori della faida sono rimasti schiacciati dallo stesso potere che per anni anno lottato per averlo,in prima linea il super killer Gennaro Sacco che aveva voluto a tutti costi coinvolgere i tufano nella lotta per il potere contro i licciardi.Anche lui l'anno scorso insieme al figlio e' rimasto vittima di un agguato clamoroso costato la vita a lui e al figlio Carmine di soli 20anni.Adesso bisogna aspettare e capire l'evolversi delle indagini per capire l'ordine di ammazzare franchetiello tufano da chi e' partito...

AMMAZZATO FRANCHETIELL TUFAN


Insieme a Giovanni Cesarano  Gennaro Sacco e Ciro Bocchetti  era stato il promotore della scissione contro l'impero dei licciardi,aveva sfidato apertamente i licciardi organizzando i gruppi di fuoco,aveva cacciato dal rione berlingieri tutti coloro che erano rimasti fedeli al clan licciardi.Ormai era partito e non voleva sapere piu' nulla,era il momento di affermarsi dopo tanta gavetta e dopo tanti anni passati nella piu' assoluta emarginazione criminale,visto che molti sia, amici che nemici  lo ritenevano inaffidabile per il suo vezzo per l'eroina.Era solo ieri sera, camminava a piedi costeggiando uno dei tanti giardinetti che si trovano nel rione berlingieri,si stava dirigendo quasi certamente in via dello stelvio dove abita la mamma e i suoi familiari,in due in sella a una moto di grossa cilindrata si avvicinano e lo massacrano lasciandolo esamine in un lago di sangue.Aveva solo 40anni, ma la sua carriera criminale inizia molto presto da minorenne quando armato di pistola e fucili insieme ad altri due complici tenta una rapina in banca,qualcosa va storto e all'uscita della banca trovano la polizia che li attende con i mitra spianati,inizia un conflitto a fuoco dove ci scappa pure il morto,lui viene subito arrestato.Dopo un po di anni passati dietro le sbarre viene scarcerato,il suo carisma e la sua spiccata indole criminale viene notata dal boss di allora che per conto dei licciardi controlla il rione berlingiei,Luigi Esposito detto nacchella e' convinto che quel giovane irruento alla fine si possa domare e lo invita ad entrare nel clan.E proprio grazie al boss nacchella che o'tufan viene apprezzato e temuto da tutto il direttorio del clan,la sua spregiudicatezza lo porta in poco tempo a scalare le vette,diventa  il killer di fiducia del boss che lo ricambia con affetto cedendogli una delle piazze di spaccio piu' fiorenti del rione berlingieri.Ma sono anche gli anni di piombo,le lotte interne si susseguono senza sosta.L'acerrimo nemico del boss nacchella e' Ciro Cianciulli detto o' sfregiat che per conto del clan di lauro controlla l'altra parte del rione berlingieri che si estende fino alla zona del perrone.Le sparatorie e gli avvertimenti sono all'ordine del giorno,a dar man forte e sicurezza al clan capeggiato da Luigi nacchella c'e' sempre lui,o' tufan che insieme ai fratelli Giovanni e Nino si espone in prima linea per frenare le mire espansionistiche di o' sfregiat e per ristabilire l'ordine.Il boss nacchella lo premia facendogli conoscere le piu' alte sfere della camorra che conta a secondigliano,e primo fra tutti c'e' il boss dei boss Gennaro Licciardi che apprezza molto il coraggio e la fedelta' di quel giovane killer.Gennaro Licciardi e Luigi Nacchella oltre un vincolo affettivo e di amicizia sono anche compari.Agli inizi degli anni 90 nacchella viene accusato come mandante di un duplice omicidio costato la vita a una mamma e suo figlio,viene arrestato si pente poi ritratta e di lui non si sapra' piu' niente,il boss Gennaro a'scigna muore nel carcera di voghera per un'ernia ombelicale.Gli equilibri delle cosche di secondigliano mutano,nel clan licciardi dopo la morte del padrino e' in atto una scissione per il potere,i familiari del boss licciardi su consiglio di Gennaro Sacco e di Pasquale Salomone invitano i licciardi ad arruolare o'tufan per dar man forte al clan e spegnere sul nascere quella scintilla che rischia di mandare in frantumi l'economia e il potere dei licciardi.O'tufan si distingue anche in quella guerra e viene premiato a suon di bigliettoni e con la promessa che il vuoto lasciato da nacchella sia solo un vecchi ricordo,sara' lui l'erede al trono di nacchella.Ma i progetti e le speranze affondano insieme a lui nella droga,viene emarginato e il rione berlingieri viene ufficialmente messo nelle mani degli affiliati del clan di lauro,i de lucia diventano i padroni assoluti del quartiere.Intanto lui e i fratelli per sopravvivere si danno alle rapine,vengono nel corso degli anni piu' volte arrestati scarcerati e riarrestati.Passa il tempo e aspetta il momento opportuno per imporsi di nuovo,l'occasione arriva nel 2004 durante la faida di scampia,rapina un benzinaio e si fa arrestare cosi' da rimanere lontano da quel conflitto cruento che sta mettendo a dura prova tutto la malavita secondiglianese.I colonnelli che si sono ribellati al loro clan ne escono vincenti,sono gli scissionisti del clan di lauro che stanno man mano tessendo con pazienza nuove alleanze e nuovi consensi.Nel 2006 dopo tantissimi anni passati dietro e sbarre viene scarcerato Giovanni Cesarano uno dei colonnelli piu' influenti e scaltri del clan licciardi,sara' lui a valorizzare di nuovo l'audacia di Francesco Feldi affidandogli il comando dei vari gruppi di fuoco scissi nel frattempo dal clan licciardi.Si forma cosi' il gruppo scissionista Feldi-cesarano-sacco-bocchetti .Durante questo scontro Francesco Feldi miracolosamente sfuggi' ad un agguato insieme ai fratelli sempre in via dello stelvio,i killer sbagliarono mira e tufan furono lesti nel fuggire appena in tempo.Nel 2009 fu ammazzato Antonio Vitazzaccaro suo uomo di fiducia e suo luogotenente mentre lui era agli arresti,poi e' toccato a Gennaro Sacco con il figlio Carmine e adesso a lui,saranno stai i licciardi?

venerdì 18 febbraio 2011

Arrestato il boss degli "scissionisti” Domenico Pagano

Non era stato ancora inserito nell'elenco dei 100 latitanti più pericolosi, ma solo per una questione di tempo, Domenico Antonio Pagano, 44 anni, il boss degli "scissionisti" di Scampia arrestato questa notte dalla
squadra mobile. Per gli investigatori era il reggente del clan.
Al vertice dell'organizzazione Domenico Antonio Pagano era
stato proiettato dopo l'arresto del fratello Cesare e di
Raffaele Amato, capo dell'altro ramo degli "scissionisti"
avvenuto nella primavera del 2010.
Gli agenti della squadra mobile di Napoli, diretta dal
vicequestore Antonio Pisani, lo hanno arrestato in un modesto
appartamento nel centro di Cicciano, Comune dell'area nolana,
dove era nascosto, da solo, da una coppia di coniugi
incensurati. Per loro, al momento, c' è solo una denuncia per
favoreggiamento.
Negli ultimi 15 giorni, mentre la polizia stava stringendo il
cerchio sul suo nascondiglio, il boss non era mai uscito di
casa. "La sua non era una latitanza dorata - ha detto il capo
della della squadra mobile di Napoli - ma piena di difficoltà
per la pressione degli investigatori".
Sposato, padre di due figli che sono però estranei alla sua
attività, Pagano era salito al vertice degli "scissionisti",
ormai decimati dagli arresti, anche se ancora saldamente padroni
delle piazze di spaccio nel quartiere di Scampia, in seguito ai
vuoti apertisi negli ultimi tempi.
Le accuse per lui sono di traffico internazionale di droga ed
associazione per delinquere di stampo camorristico.
Stamattina a salutarlo all'esterno della Questura di Napoli
mentre veniva trasferito al carcere di Poggioreale c'era solo
uno sparuto gruppetto di parenti ed 'amicì del clan.
"Il suo arresto - ha detto Pisani - non altera gli equilibri
nello spaccio di droga a Scampia, dove gli scissionisti
mantengono il predominio". Il suo posto al vertice del clan
dovrebbe essere preso da Carmine Amato, nipote dei boss Elio e
Raffaele Amato, latitante all' estero dal maggio 2009.
Gli "scissionisti" di Scampia - secondo gli investigatori -
conterebbero ancora su una cinquantina di affiliati dopo la
decimazione subita nel 2009 con 109 arresti. Ma la gestione
delle piazze di spaccio a Scampia è affidata ad incensurati ed
a piccoli pregiudicati, a volte anche ad immigrati, e non agli
affiliati, che si limitano al controllo dell' attività.

Articolo copiato da il roma..

venerdì 11 febbraio 2011

La mattanza nella “scuola degli orrori”


Nessuno doveva sapere. Nessuno. Non le forze dell’ordine, naturalmente. E
neppure i clan nemici, le altre cosche, che altrimenti avrebbero reagito dando il via a ritorsioni tremende. Tremende almeno quanto quel che accadde
nella “scuola degli orrori”, durante la mattanza del 21 ottobre 1997.
Ci sono alleanze, vere e false, ci sono segreti inconfessabili a tenere insieme
lo scheletro di questi due omicidi. Segreti talmente tanto pericolosi che ci sono voluti quattordici anni e la frantumazione di due clan per far venire fuori
la verità. Una verità tremenda, che dimostra che i Ponticellari non si fermavano davvero davanti a nulla. Non davanti al pericolo di essere smascherati da parte dei clan avversari e dei “falsi amici”, non davanti al pericolo di far
emergere verità inconfessabili che avrebbero certamente scatenato una tremenda guerra. E neanche davanti a un uomo crivellato di colpi ma duro a morire, neppure dinanzi a un cadavere riempito di piombo, accoltellato, dalle ossa spezzate per essere infilato nell’auto che poi di lì a poco si sarebbe trasformata nella propria tomba di fuoco.
Ci sono i pentiti del clan Sarno a raccontare i retroscena di quella tremenda
mattanza, e c’è anche Claudio Sacco a riferire, uomo di punta dei SaccoBocchetti, che sa, che dice, che racconta fatti e misfatti di quegli anni in cui
i Sarno e i De Luca-Bossa sono ancora più o meno saldamente insieme. «Tutti noi lo ricordiamo come un film dell’orrore dice ai magistrati il pentito Raffaele Cirella ricordando i fatti della “scuola degli orrori”. «Non a caso, fino ad
oggi, nel commentare tra noi del clan quella vicenda e nel fare accenno ad
eventuali collaborazioni con la giustizia, eravamo convinti che chiunque
avesse raccontato come sono andati i fatti non sarebbe stato creduto, tanto
incredibile è stata la dinamica delle azioni. Abbiamo partecipato all’azione
circa una decina di noi. A sparare contro le due vittime furono Fabio Caruana e Ferdinando Adamo. Tutti gli altri avevamo il compito di far sparire
le tracce degli omicidi, portando via i cadaveri e ripulendo l’abitazione».
Decine. Furono decine i colpi esplosi. Tubelli morì subito, Maione invece
venne solo ferito. E continuava ad inveire contro i suoi assassini. Non ne voleva sapere di arrendersi, ma i sicari della cosca si erano attrezzati per bene. Addirittura a Romano fu chiesto di procurarsi un coltello dalla salumeria
della suocera nel caso le armi si fossero inceppate: fu proprio quel coltello a
infierire sul corpo agonizzante di Maione. «Continuava a muoversi ed a inveire contro di noi - dice Cirella - mentre Damiano provvedeva a mantenere fermo Maione, Mutone utilizzando un coltello da cucina, infierì contro il
corpo della vittima fino a finirla. Quando le vittime erano ormai morte il luogo del fatto si presentava come una scena dell’orrore, con sangue sia sul pavimento che sulle pareti. Ognuno di noi provvedeva a qualche incombenza,
chi a trascinare i cadaveri nella macchina con cui dovevano essere trasportati, chi a ripulire il pavimento e le pareti che il giorno dopo vennero addirittura tinteggiate di nuovo».

Trappola mortale, 6 arresti dopo 14 anni


Sono accusati di essere i mandanti e gli esecutori di due omicidi di camorra avvenuti
quattordici anni fa. Le vittime furono Antonio
Maione e Vincenzo Tubelli, i cui cadaveri furono rinvenuti carbonizzati in una vettura, una
Fiat Croma, parcheggiata alla periferia di Afragola, nell’hinterland napoletano (nelle due foto a sinistra). Si tratta di sei persone componenti del sodalizio “Sarno-De Luca Bossa”, che
gestiva le illecite attività nel quartiere Ponticelli. Tutti sono accusati di essere responsabili
del duplice omicidio aggravato dal metodo
mafioso.
Le manette sono scattate ai polsi di Antonio
De Luca Bossa, 40 anni, Salvatore Romano, 36
anni, Fabio Caruana, 40 anni, Felice Mutone, 40 anni, Antonio Tubelli,
43 anni, e Ferdinando Adamo, collaboratore di giustizia, finito ai domiciliari. Analogo provvedimento restrittivo ha riguardato una settima
persona, attualmente resasi irreperibile, dopo essere sfuggita alla cattura. Nel corso delle indagini condotte dai carabinieri del Gruppo di Castello di Cisterna, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di
Napoli, è stato accertato che, all’epoca del fatto, i Sarno intendevano
perseguire il disegno criminale con cui estendere il controllo degli affari illegali all’intera area vesuviana. Elementi acquisiti durante l’individuazione di quelle attività, nei territori di Cercola e Volla, hanno condotto gli investigatori dell’Arma a fare luce sul movente dei due efferati omicidi identificando i mandanti, gli esecutori ed i fiancheggiatori.
La ricostruzione della vicenda di sangue ha
consentito di chiarire che Antonio Maione e
Vincenzo Tubelli, detto anche “Tonino di Cesarea”, erano legati pure al clan Bocchetti, di
Secondigliano, ed erano ritenuti un grosso
ostacolo alle mire espansionistiche su Cercola dei fratelli Sarno, i quali decisero per la
sua eliminazione, che fu commesso nelle vicinanze di un plesso scolastico occupato dai
genitori di Sarno, nei pressi del Parco Vesuvio. Secondo quanto verificato dai militari, i
due furono attirati in un agguato con il pretesto di dovere partecipare ad un summit di
camorra.
Furono uccisi, quindi, con colpi di pistola impugnate ed usate da Ferdinando Adamo e
Fabio Caruana. Era la sera del 21 ottobre
1997. Gli spari, però, non furono letali per Antonio Maione che venne finito con un coltello da salumiere, di cui i killer si erano dotati proprio per
sopperire ad una eventualità del genere.
Dal racconto dei collaboratori di giustizia, ascoltati dai magistrati della Dda, la scena del crimine era stata ridotta in una maniera tale che i
killer, unitamente ad alcuni complici, avvertiti successivamente ed accorsi nel Rione De Gasperi, erano stati costretti a ritinteggiare le pareti del locale dove era avvenuto il duplice omicidio per cancellare le tracce.
Sulla scena del delitto, poi, alcuni affiliati ritornarono qualche anno dopo «addirittura – come scrive la Procura di Napoli – per cambiare le piastrelle del pavimento dell’ambiente stesso».