sabato 1 ottobre 2011

Massacrato 24enne nel quartiere di poggioreale...

Ancora una sconfitta per lo stato e' una vittoria per la camorra,un nuovo agguato di puro stampo camorristico sotto gli occhi di decine di testimoni nel quartiere poggioreale,i killer,due dalle prime indiscrezioni hanno freddato senza alcuna pieta' il 24enne Raffaele Costagliona sotto gli occhi terrorizzati e' inermi della mamma.Un delitto agghiacciante per le modalita' in cui si e' svolto,i killer vanno a bussare alla porta della loro preda e senza un minimo di pieta',o scrupoli,lo massacrano con decine di colpi di pistola sfigurandone per sfregio il volto.Raffaele Costagliola era un piccolo spacciatore che ultimamente si era avvicinato alla famiglia Circone che da quando i fratelli sarno si sono pentiti sta avanzando molte pretese nel panorama criminale per guadagnare prestigio e nuovi introidi.Forse Raffaele Costagliola e' morto proprio per questo,freddato per mandare un messaggio alla famiglia Circone per fargli capire che devono restare buoni senza puntare al salto di qualita'.Sembra infatti che la famiglia Circone si fosse negli ultimi mesi avvicinata alle famiglie Mazzarella e Puccinella per contrastare la frenata degli ex sarno che vorrebbero colmare il vuoto di potere lasciato dai loro capi accaparrandosi i traffici e il prestigio che tutti nutrivano nei confronti dei sarno.Comunque una guerra subdola che sta marciando pian piano sotto le ceneri dell'enorme impero che la famiglia sarno rappresentava,una guerra che fino ad adesso si e' combattuta a colpi di intimidazioni e ferimenti senza colpire mortalmente i nemici,cercando di tenere gli investigatori lontano dal capire cio' che sta mutando e potrebbe esplodere.E forse l'agguato in cui e' stato massacrato Raffaele Costagliola potrebbe rompere questa fragile regola se cio' risultasse vero,sono solo ipotesi al momento ma il quadro dell'intero contesto mostra in caso scoppiasse una faida scenari apocallittici visto l'enorme potenzialita' criminale che si aggroviglia tra barra-san giovanni-ponticelli.

lunedì 26 settembre 2011

Massacrato Ciro Nocerino il ragioniere di Gennaro Marino.....

Era da solo Ciro Nocerino,era da poco uscito da un bar e si stava incamminando per via del cervino una delle tante stradine del rione monterosa di secondigliano.Era una preda ambita visto anche l'elevato spessore criminale,per un certo periodo di tempo aveva gestito l'intero spaccio delle case celesti.Ma va ricordato anche per essere stato il braccio destro o il riciclatore di Gennaro Marino detto o' mkay.Fatto sta che ieri si stava incamminando per via del cervino quando e' stato affrontato da due killer arrivati a bordo di una moto di grossa cilindrata,non gli hanno dato nemmeno tempo di capire che stava per morire,gli hanno vomitato addosso una pioggia di proiettili calibro 9x21 almeno 15 secondo la scientifica tutti andati a segno squarciandogli il torace e sfigurandolo in volto.Era un personaggio comunque molto conosciuto Ciro Nocerino,gli investigatori lo collocano tra gli elementi chiave che nel 2004 hanno voluto scindersi dai di Lauro creando poi dopo il famigerato cartello degli scissionisti,tutti narcotrafficanti e tutti inclini ha inondare secondigliano nell'eroina.Era l'uomo di fiducia di Gennaro Marino,ma anche il pupillo di Cesare Pagano e di Raffaele Amato,era odiatissimo dai di lauro che nel periodo della faida hanno tentato piu' di una volta di farlo fuori insieme al fido cognato Massimo Bevilacqua anche lui organico degli scissionisti.Ma come va inquadrato l'agguato costatogli la vita?epurazione interna?oppure fermento nelle nuove file della scissione spaccata in due dopo gli arresti dei capi?.Be al momento sono solo ipotesi ma da molti questo agguato e' un campanello dall'arme per quello che sta succedendo nelle file degli scissionisti,una fiammata che rischia di accendere un fuoco devastante,il riaccendersi di una nuova faida tra le vecchie guardie della scissione e le nuove leve che ne vogliono a tutti i costi il comando,il potere.Va comunque detto che pochi giorni fa si vocifera che sia successo un po' di maretta tra esponenti delle case celesti vicino al nuovo gruppo scissionista e gregari di scampia vicini alla vecchia guardia che fa capo alle fameglie degli Amato-Pagano,una leggera tensione che forse e' sfociata in qualcos'altro visto l'agguato di ieri.Ma tutto va confermato,al momento sono solo ipotesi...

domenica 25 settembre 2011

Nuove alleanze e nuovi scenari...

Dopo una lunga assensa eccomi di nuovo qui', per portare avanti questo progetto che dura oramai da piu' di cinque anni.E mi piace farlo proprio su questo blog dove da tempo mi impegno per offrire al lettore in modo gratuito una libera informazione unica e veritiera.E torno con tante nuove notizie e confidenze raccolte tra i quartieri che vanno da secondigliano,piscinola e scampia.Ultimamente sembra che sia successa una vera e propria rivoluzione a secondigliano,il gruppo degli scissionisti si e' nettamente spaccato in due,dopo gli arresti di Cesare Pagano Domenico Pagano e Raffaele Amato e i pentimenti di molti tra killer e capi clan il gruppo si e' dato una nuova struttura.In primo luogo sembra che le famiglie dei Pagano-Amato siano state cacciate da secondigliano e che il clan degli scissionisti sia oggi capitanato da Arcangelo Abete insieme ad Antonio Pariante detto chiappellone che controllano la zona che va da scampia fino al monterosa.Mentre sempre con quest'ultimi si sono schierati ache Gaetano Marino fratello di quel Gennaro Marino detto mkay.Ma non solo,nel nuovo direttivo sono entrati ha pieno titolo anche le nuove leve della venella grassi che rappresentano il nuovo gruppo di fuoco della nuova scissione.Quest'ultimi non solo si sono impadroniti del rione berlingieri ma hanno portato la loro legge fino a san pietro a patierno zona controlla con i bocchetti.Ma vale la pena riportare la notizia che il nuovo gruppo degli scissionisti si sia alleato anche con i di lauro,infatti si possono vedere di nuovo molti dilauriani  spassare di nuovo per le zone di secondigliano insieme molti loro ex nemici.Secondo molti l'organizzatore di far rientrare di nuovo i di lauro nella camorra che conta sia stato un loro ex gregario Antonio Mennetta che uscito dopo il maxi bliz del 2004 abbia garantito l'ingresso dei di lauro nel nuovo gruppo.Chi invece non c'e' l'ha fatta ad accostarsi al nuovo gruppo scissionista e' stato Francesco Feldi ammazato molto sicuramente da quest'ultimi che hanno voluto cosi'spazzare viagli ultimi baluardi del gruppo Feldi-Cesarano-Bocchetti per la zona del rione berlingieri.Con lui hanno pagato pure Giuseppe Ferrara e Giuseppe Parisi ammazzati poco dopo, proprio per spazzare via qualsiasi legame con le   vecchie fameglie.Discorso a parte invece va fatto per i di Lauro che hanno pagato l'ingresso nel nuovo direttivo con la morte di Antonello Faiello vittima sacrificale in nome della pace e della nuova alleanza , ammazzato molto probabilmente dai killer della venella grassi con il tacito consenso dei di lauro e con la complicita' di Luigi De Lucia che ha portato Faiello direttamente nelle fauci del lupo anche se suo malgrado fu ferito al gluteo e alla gamba per depistare da questa messiscena.........

mercoledì 13 luglio 2011

Il boss pentito: «Ho dato 160mila euro al capo della Squadra Mobile Pisani Gli dicevo che era perché mi portava fortuna»

Napoli indagato nell'ambito dell'inchiesta sul presunto riciclaggio di denaro della camorra in attività di ristorazione, avrebbe ricevuto dal boss Salvatore Lo Russo, oggi collaboratore di giustizia, 160.000 euro nel periodo compreso tra il Natale 2005 e febbraio/marzo 2007.

Lo sostiene proprio Lo Russo in un verbale di interrogatorio riportato dal gip Maria Vittoria Foschini nelle motivazioni del rigetto di revoca della misura cautelare. 

I soldi sarebbero stati consegnati dall'ex camorrista al funzionario, di cui era amico e confidente, in buste chiuse e in tranche di 20 e 50.000 euro.

«Ricordo - dichiara Lo Russo - che in una delle occasioni in cui ci incontrammo portai con me 20.000 euro in una busta in banconote da 500 in quanto era mia intenzione dargli (a Pisani, ndr) la somma, sebbene non sapessi come potesse reagire. 

Per persuaderlo decisi di preparare il terreno parlando del fatto che stavo vincendo spesso in occasione delle scommesse calcistiche e tanto gli rappresentai, aggiungendo che da quando lui era arrivato a Napoli vincevo sempre e quindi gli manifestai quale mio convincimento il fatto che mi portasse fortuna». 

«La cosa - dice ancora il pentito - aveva anche un fondo di verità ma più che altro mi interessava prospettargli che il regalo che gli andavo a fare era frutto di questa particolare circostanza e quindi i soldi che gli offrivo non poteva considerarli come soldi sporchi ma come un mio regalo per aver vinto al gioco».

«Così feci. Ricordo - aggiunge il boss collaboratore di giustizia - che tirai fuori la busta dal borsello e gliela allungai dicendogli che dentro c'era 'un regalo' per lui senza precisare l'entità della somma. Lui rimase perplesso e mi disse che così facendo lo mettevo in difficoltà e fu proprio in quel momento che gli feci il discorso del regalo che sentivo di fargli in quanto la sua presenza a Napoli mi stava portando fortuna. Così accettò la busta che non aprì. Preciso anzi che fui io stesso a mettergli la busta nella tasca del giubbino che indossava». 

Tutt'altra versione dell'episodio è quella che l'ex capo della Mobile ha fornito nel corso dell'interrogatorio di garanzia: «Si presentò la notte in macchina con due biglietti, mi disse: dottore, ho fatto una giocata per voi e per me. Quindi se mi date i soldi della giocata, io vi do i soldi della vincita. Io dissi: scusa, mi dispiace, ma non è possibile. Questo si può verificare perchè i numeri sono 7 e 66, risalendo nel tempo io ricordo che addirittura lui aveva giocato su tutte le ruote nazionali».

Ma Lo Russo parla anche di successive elargizioni di denaro: «Nel successivo mese di febbraio e marzo gli consegnai 50.000 euro. Ricordo che ero di ritorno da Sanremo e, quindi, dico che dovrebbe essere l'anno 2006. Avevo vinto al casinò 280.000 euro e, dunque, quando incontrai il dottor Pisani gli diedi una busta da 50.000 euro. Anche in questa occasione lui non mancò di mostrare imbarazzo e di dire che non poteva accettare, ma anche questa volta gli dissi di stare tranquillo e di prendere quella busta perchè erano soldi di gioco e, quindi, un mio regalo per la vincita conseguita».

Pisani avrebbe poi ricevuto anche un regalo di compleanno: «Altrettanto accadde in occasione del suo compleanno quello stesso anno. Ricordo che dovrebbe cadere il 22 maggio e dico ciò perchè quando seppi la sua data di nascita mi colpì il fatto che era la stessa di quella di mia figlia Mena. Avevo pensato di fargli un regalo importante e, parlando con lui e senza fare alcun riferimento alle mie intenzioni, trovai il modo di chiedergli se gli piacessero gli orologi. Lui mi rispose che 'non ci andava appresso'. Ed allora decisi di dargli nuovamente i soldi così poteva comprarsi ciò che voleva, Gli consegnai allora un'altra busta con 20.000 euro e la scena fu più o meno sempre la stessa, sebbene in questa occasione non avessi vinto al casinò, ma continuavo a fare riferimento al fatto che stavo vincendo alle scommesse calcistiche. 

In questa occasione il dottor Pisani mi disse che non era il caso che gli facessi quel regalo visto che gli avevo già dato una grande somma pochi mesi prima. Comunque accettò e si prese la busta. Medesima scena si è ripetuta il Natale successivo e, dunque, dovrebbe essere Natale del 2006 occasione in cui gli consegnai ulteriori 20.000 euro dopo che ci eravamo scambiati i soliti regali».

«Ribadisco che lui mi portava innanzitutto i pomodori del Vesuvio, cosiddetti del pendolo, perchè sa che mi piacciono molto nonchè pullover e 'qualche bottiglia'. 
Infine nel febbraio ancora successivo che dovrebbe dunque essere quello del 2007, ancora una volta di ritorno dal casinò di Sanremo, gli regalai ulteriori 50.000 euro. Ricordo che in quest'occasione lui mi chiese se veramente fossero provento di una vincita al gioco e fossero, dunque, soldi puliti ed io per persuaderlo che così stavano le cose gli mostrai l'assegno di 340.000 euro intestato a mia moglie e rilasciatomi dal casinò, non ancora incassato. Ciò bastò a tranquillizzarlo e, quindi, accettò i 50.000 euro. In pratica dal Natale 2005 al febbraio-marzo 2007 ho consegnato al dott. Pisani 160.000 euro», dichiara Lo Russo.

Sequestrata la casa del figlio del boss Paolo Di Lauro


.Sequestrato un immobile - 600 metri quadrati in avanzato stato di costruzione - riconducibile a Vincenzo Di Lauro, figlio del boss Paolo Di Lauro ed egli stesso detenuto al regime del 41 bis.La casa, in via Cupa dell'Arco, storico quartier generale dei Di Lauro, ricalca lo stile neoclassico di quello del padre Paolo ed e' intestata al prestanome Michele Meledandri, incensurato e piccolo imprenditore. Il lusso, nella ristrutturazione, non manca: basti pensare che, scrive la Procura di Napoli, solo per gli 'igienici' sono stati pagati 200mila euro. È grazie alle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Carlo Capasso e Biagio Esposito, che si e' risaliti al vero proprietario della casa. Entrambi i collaboratori hanno riferito che Vincenzo Di Lauro aveva acquistato e stava
ristrutturando un immobile per farne la sua residenza: il tutto
con i soldi derivanti dal traffico di droga, di cui Di Lauro
percepiva stabilmente una quota oltre lo 'stipendio mensile' a
lui dovuto.Il decreto di sequestro preventivo e di urgenza, emesso dalla
Procura di Napoli, e' stato eseguito dai carabinieri.

domenica 10 luglio 2011

Trasferito nella notte, Savio trapiantato



di Fabio Postiglione e Luigi Sannino giornalisti de il roma...
«Questo è il cellulare di Mario, devi sempre tenerlo acceso. Tienilo sempre in carica. La telefonata può arrivare da un momento all’altro». È stata questa la raccomandazione che gli avvocati Franco Piccirillo e Tilde
Pontillo avevano fatto alla sorella di Mario Savio “’o bellillo”, nel giorno
del suo arresto per resistenza a pubblico ufficiale. Quella telefonata era
una questione di vita o di morte, era la telefonata che doveva arrivare
dal policlinico Gemelli di Roma dove l’ex boss dei Quartieri Spagnoli,

Raid mortale, ferito anche un passante


Nelle vicinanze di Salvatore Chiariello, la vittima del
ventiquattresimo omicidio del
2011, l’altro ieri pomeriggio c’era
un 54enne incensurato che lo conosceva: Antonio Buonanno, anch’egli di via Ghisleri. E un proiettile vagante lo ha colpito a un
fianco, costringendolo a un forzato ricovero in piena estate al
San Giovanni Bosco. Ma non solo: ritenendolo un possibile super
testimone, i carabinieri già nella
serata di venerdì lo hanno messo
sotto torchio per attingere informazioni utili. Purtroppo per loro
però, il ferito in quel momento era
di spalle ai sicari in motocicletta

sabato 9 luglio 2011

Agguato a Scampia: ucciso un 35enne

Un pregiudicato di 35 anni, Salvatore Chiariello, è stato ucciso in un agguato a Napoli con diversi colpi di arma da fuoco alla testa. L'episodio si è consumato intorno alle 16.30, in via Ghisleri, nel quartiere Scampia, poco lontano dalla abitazione della vittima, nel lotto SC3. Sul fatto indagano i carabinieri della stazione Quartiere 167 e del Nucleo Operativo della compagnia Stella.

Chiariello si trovava all'esterno di un circolo ricreativo di Scampia quando è stato raggiunto dai sicari che gli hanno sparato numerosi colpi di pistola da distanza ravvicinata che gli hanno crivellato il cranio. Il luogo dell'agguato già in passato è stato teatro di altri agguati. Sul posto sono state rinvenute alcune sedie scaraventate per terra probabilmente in un tentativo di reazione da parte della vittima.

Camorra, nell'arsenale del clan Di Lauro anche un fucile da cecchino

Un vero e proprio arsenale della camorra è stato trovato dai carabinieri in un'area parcheggio nei pressi del "Rione dei fiori", nel quartiere Secondigliano, a Napoli. Fucili mitragliatori, mitragliette, altri fucili di vario tipo (anche da cecchino), pistole semiautomatiche e a tamburo, munizioni di vario tipo (anche da guerra); ed ancora giubbotti antiproiettile, visori notturni, parrucche e ingenti quantitativi di droga di vario tipo sono stati rinvenuti e sequestrati nell'area parcheggio, nascosti in doppi fondi ricavati in alcuni mezzi per il trasporto di materiale edile. L'arsenale è stato scoperto nel corso di indagini sul clan camorristico dei Di Lauro.

venerdì 8 luglio 2011

In cella il neomelodico Raffaello


Movimentato arresto di un cantante neomelodico, resosi responsabile dell’aggressione di un vigile del fuoco e di alcuni poliziotti. Le manette sono scattate ai polsi di Raffaele Migliaccio, in arte Raffaello,
che deve rispondere  dei reati di oltraggio, minacce, lesioni nonché
violenza  e resistenza a  pubblico ufficiale e porto abusivo di arma da
taglio. Il ventiquattrenne di Casoria è stato bloccato da una pattuglia
del commissariato “Dante” (diretto da Monica Nasti) in via Sant’Anna dei Lombardi, ieri mattina. I poliziotti sono intervenuti in seguito
alla segnalazione di un’aggressione ad un uomo: stando alla ricostruzione eseguita dalla polizia, il giovane ha aggredito, senza alcun motivo apparente, un vigile del fuoco che rientrava a casa dopo il turno
di lavoro. Dopo il violento litigio, interrotto anche per l’intervento di
una guardia giurata che transitava in via Sant’Anna dei Lombardi, il
neomelodico si è allontanato fuggendo in vico Secondo della Quercia,
rifugiandosi da alcune amiche, francesi, che vivono in un residence.
Pochi attimi dopo, gli agenti sono giunti nel vicolo dove sono stati fermati da alcuni passanti. Appreso quanto era appena successo, si sono subito diretti verso il residence, allo scopo di fermare ed identificare
l’aggressore del pompiere. Dopo insistenti inviti ad aprire la porta, Raffaele Migliaccio è uscito dal locale brandendo due coltelli, di quelli ritenuti illegali, con lame di circa 20 centimetri, e rivolgendosi ai poliziotti li ha minacciati, nel tentativo di evitare il controllo. Quindi, il
cantante ha deciso di posare i coltelli aggredendo a mani nude gli
agenti e colpendoli in più parti del corpo.
Alla fine, con grande fatica, i poliziotti sono stati abili ad immobilizzarlo. Ma la vicenda non era ancora finita: infatti, prima di entrare nella “Volante”, “Raffaello” ha colpito un infermiere del servizio “118”,
giunto sul posto per medicare il vigile del fuoco. Successivamente, il
neomelodico ha tentato, invano, di impossessarsi della pistola di ordinanza, che era nella fondina di un agente della polizia municipale,
anch’egli presente alla violenta scena. Condotto, quindi, negli uffici
del commissariato “Dante”, Raffaele Migliaccio, senza alcun motivo,
ha assunto, ancora una volta, un atteggiamento violento: ha continuato a minacciare e ad aggredire  qualsiasi agente che tentava di riportarlo alla ragione. Finalmente bloccato, il ventiquattrenne è stato arrestato e stamane sarà processato con rito direttissimo.
“Raffaello” è noto alle cronache napoletane per essere un esponente
della corrente  neomelodica della moderna canzone napoletana. Una
canzone da lui eseguita, “La nostra storia”, è stata utilizzata nel film
“Gomorra” di Matteo Garrone, tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano.

Stanato Diego Norcaro, boss dei Casella


Era sfuggito al blitz dei carabinieri contro il clan Casella del quartiere Poggioreale, storicamente federato con i Sarno di Ponticelli, che aveva portato
all’arresto di 10 indagati. Ma la latitanza di Diego Norcaro, 28enne napoletano di via Giulio da Maiano, è durata poco: appena otto giorni. L’altro ieri
sera il ricercato è stato stanato in un appartamento di Villaricca, nel Giuglianese, dove aveva trovato rifugio grazie all’aiuto di un incensurato della
zona. Diego Norcaro non è considerato dagli stessi investigatori dell’Arma
un affiliato al clan Casella, ma un fiancheggiatore di spicco. Tanto che il clan,
secondo l’accusa e fermo restando la presunzione d’innocenza fino a eventuale condanna definitiva, il clan gli aveva affidato la gestione della piazza
di spaccio nel rione Luzzatti a Poggioreale.  I militari lo hanno bloccato nella tarda serata di mercoledì, in un parco giochi sulla Circumvallazione esterna, dove si era nascosto dopo che era riuscito a sottrarsi alla cattura lanciandosi da una finestra di un’abitazione in via Fermi a Villaricca. Lì era ospite di un incensurato, denunciato per favoreggiamento.
Dodici mila euro al mese per continuare a tenere aperti gli “scassi” di via De
Roberto, nel quartiere Poggioreale. E poi altre estorsioni a imprenditori e piccoli commercianti del Rione Luzzatti, pochi dei quali hanno avuto il coraggio di ammettere le pressioni. Infine, le piazze di spaccio a Ponticelli gestite da affiliati a entrambi i clan. Ecco la sintesi dell’accordo tra i Casella e i
Sarno, in vigore tra novembre 2008 e aprile del 2009, firmato dai boss Vincenzo Sarno e Domenico Casella detto “Mimmuccio”. Un periodo ben monitorato dai carabinieri e dalla Dda, la cui inchiesta si è condensata in 11 ordinanze di custodia cautelare: tutte eseguite dopo l’arresto di Norcaro.
Le indagini dei militari della compagnia Poggioreale (guidati dal capitano
Ribaudo), coordinate dal pm della procura antimafia Ribeira, hanno permesso
di accertare che i titolari di quasi tutti gli “scassi” di via De Roberto erano costretti a versare una quota ai clan Sarno e Casella. Per i primi il referente era
Vincenzo Cece detto “’o puorco”, luogotenente storico del gruppo di Ponticelli; per i secondi agiva Antonio Visone “o’ tubb”. Entrambi destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare, notificata anche a Patrizia Ippolito “a’ patana” in località segreta e protetta. E’ infatti la moglie di Vincenzo Sarno, nel
frattempo diventato collaboratore di giustizia, denunciato a piede libero proprio per lo status giuridico in cui si trova. Stesso motivo per il quale ha evitato l’arresto pure Ciro Esposito “’o tropeano”.
L’inchiesta ha ricostruito gli accordi tra i Sarno e i Casella, monitorando anche singole vicende in cui si sono aggiunti i Contini del Vasto-Arenaccia.
Per cui, a seconda delle varie posizioni, gli indagati rispondono di associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione aggravata e spaccio di sostanze stupefacenti.

venerdì 1 luglio 2011

Camorra, bufera sul capo della Mobile Pisani Le mani del clan sui ristoranti di Chiaia

 Ristoranti, pub e bar concentrati soprattutto sul lungomare di Napoli e nel «salotto buono» di Chiaia, ma alcuni disseminati anche a Caserta, Genova, Torino e Varese. Diciassette locali dietro i quali si nascondeva una gigantesca attività di riciclaggio e di usura gestita da personaggi contigui alla camorra.

Licciardi: «Bombardiamo il Tribunale»


Senza se e senza ma.
Pierino Licciardi “’o fantansa”
quando aveva saputo che Luigi
Giuliano era pronto a pentirsi non
ci pensò su due volte: «Bisogna far
saltare in aria il Tribunale». Era
pronto un piano da mettere in atto se queste accuse avessero sfiorato esponenti legati all’Alleanza
di Secondigliano. È quanto ha raccontato ai magistrati Raffaele Giuliano detto “’o zui”, ex boss di Forcella e adesso collaboratore di giustizia, indagato a piede libero per
essere il mandante dell’omicidio

mercoledì 8 giugno 2011

Il boss non esultò al gol di Hamsik Lo Russo a bordo campo come giardiniere

Da buon tifoso del Napoli ha seguito la squadra in attacco, cambiando postazione tra il primo e secondo tempo. Sempre lì a bordo campo, scuro in volto a fissare le evoluzioni degli azzurri. Eccolo Antonio Lo Russo, figlio del boss pentito Salvatore,

Nei libri mastri il business dei Di Lauro


Quattro affiliati di massima fiducia gestivano i conti attuali del clan Di
Lauro, retto dai fratelli Marco e Antonio, figli del boss detenuto Paolo detto “Ciruzzo ‘o milionario”. E il sequestro dei “libri mastri”, con tutta la documentazione contabile relativa alle entrate e alle uscite, rappresenta per
la Dda un risultato importantissimo. Tanto da scrivere che “si ha finalmente un quadro preciso e circostanziato dell’intero volume d’affari del

giovedì 26 maggio 2011

Arrestato il boss Giuseppe Dell'Aquila, ricercato dal 2002: è il cognato di Contini

.Arrestato dalla sezione catturandi della Squadra Mobile di Napoli con personale del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, Giuseppe Dell'Aquila, 49 anni, era ricercato dal mese di luglio del 2002, essendosi
sottratto all'esecuzione di un ordine di carcerazione di due
anni disposto dalla Procura Generale della Repubblica di Napoli
in seguito a una condanna inflittagli per i reati di rapina e
porto abusivo di armi da sparo.
Dell'Aquila era ricercato, inoltre, in quanto destinatario di
un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a carico di
12 affiliati al clan Mallardo dal Gip presso il Tribunale di
Napoli nel marzo del 2010 su richiesta della Direzione
Distrettuale Antimafia per i reati di associazione a delinquere
di stampo mafioso e reimpiego di capitali illeciti.
In base alle indagini, il clan Mallardo, di cui viene
ritenuto elemento apicale, aveva assunto il controllo delle
attivita' economiche in diverse cittadine del sud pontino
(Terracina, Sabaudia, Fondi, Lariano e Anzio), anche attraverso
la gestione monopolistica di interi settori imprenditoriali e
commerciali, in particolare il settore edilizio.
Giuseppe Dell'Aquila è cognato dei
boss Eduardo Contini, che controlla il quartiere napoletano del
Vasto, e Francesco Mallardo, capo dell'omonima cosca di
Giugliano, la terza città della Campania: i tre hanno infatti
sposato tre sorelle.
Dopo la separazione dalla moglie, tuttavia, Dell'Aquila ha
avviato una relazione con Patrizia Giuliano, sorella dell'ex
capoclan di Forcella, Luigi, oggi collaboratore di giustizia.
Condannato per associazione camorristica, il latitante catturato
questa mattina era diventato, secondo gli investigatori, un
importante punto di riferimento per gli affiliati al clan
Mallardo; controllava la zona di Varcaturo, dove si trova la
villetta in cui si nascondeva, che rientra nel Comune di
Giugliano ma che è molto vicina al territorio controllato dal
clan dei Casalesi.
Nell'abitazione, Dell'Aquila aveva trovato rifugio da alcune
settimane, come hanno confermato alcune intercettazioni
ambientali; da lì dettava le linee guida per il clan Mallardo,
recentemente colpito per l'arresto del boss Feliciano. Il
latitante era molto cauto: non usciva mai e aveva cura di tenere
sempre chiuse le spesse tende. Alla cattura si è giunti al
termine di una lunga attività investigativa coordinata dai pm
Antonello Ardituro, Marco Del Gaudio e Catello Maresca, della
Dda.
Giuseppe Dell'Aquila, soprannominato 'Peppe 'o ciucciò, è un 'boss' potente, scaltro e per moltissimi anni rivelatosi imprendibile dalle forze
dell'ordine. È ritenuto uno dei fondatori della cosiddetta
'Alleanza di Secondiglianò, un cartello di famiglie
camorristiche che negli anni '80 dominò la scena criminale
della città, dopo aver inscenato una lunga, sanguinosa guerra
con altre bande criminali.
Cresciuto all'ombra della potente famiglia dei Mallardo di
Giugliano in Campania, acquistò in poco tempo la fama di boss
emergente che partecipava a tutte le riunioni decisionali.
Divenne ben presto punto di riferimento anche del clan Contini,
alleato dei Mallardo.
Alla fine degli anni '80 la sua influenza all'interno della
coalizione di clan era tanta che, come racconta un pentito, per
sua intercessione ottenne che i Giuliano - Patrizia Giuliano,
sorella del 'boss' di Forcella, Luigino era la sua compagna -
non fossero sterminati dal gruppo Mallardo-Contini-Licciardi che
avevano costituito l'Alleanza di Secondigliano.
Uscito dal carcere nel 2001, si diede alla latitanza nel
luglio dell'anno successivo quando nei suoi confronti la
magistratura emise un provvedimento di arresto in quanto doveva
scontare una pena residua.
Le forze dell'ordine sono state più volte sul punto di
catturarlo ma in più di una circostanza Dell'Aquila è riuscito
a sfuggire alla cattura con fughe rocambolesche. Nell'aprile
2009 era nascosto a Giugliano in Campania, ma quando gli agenti
arrivarono nel suo nascondiglio, lo aveva lasciato da poche ore.
Nell'agosto successivo era a bordo di una lussuosa imbarcazione
ormeggiata nelle acque del porticciolo di Mergellina. Per
sfuggire alle forze dell'ordine che lo braccavano, si lanciò
dalla barca e si dileguò a nuoto.
Si nascondeva nella villetta di Varcaturo da una quindicina di giorni Giuseppe Dell'Aquila, il boss latitante da nove anni arrestato oggi all'alba dalla polizia. Gli investigatori prima di entrare in azione hanno
tenuto d'occhio a lungo l'abitazione, ma non avevano la certezza
che all'interno vi fosse lui: il cortile della villa, infatti,
era stato coperto con tettoie che vanificavano gli appostamenti.
Dell'Aquila, che il capo della squadra mobile Vittorio Pisani ha
definito ''il piu' carismatico dei boss cittadini'', conduceva
una vita molto sobria: stava sempre da solo e utilizzava una
vecchia Fiat Punto.
Al momento dell'irruzione, il ricercato ha chiuso con un
catenaccio la porta principale della villetta, per ritardare
l'intervento della polizia, e ha cercato di uscire dalla porta
blindata del retro, che da' su una vigna: il tentativo di
fuggire, pero', non gli e' riuscito. Perquisendo la casa, dotata
di quattro telecamere a circuito chiuso, gli agenti hanno
trovato capi d'abbigliamento griffati e champagne in
frigorifero. Negli ultimi tempi della sua latitanza, Giuseppe
Dell'Aquila, a causa della stima di cui gode tra gli affiliati a
quasi tutti i clan camorristici, era stato chiamato a dirimere
contese tra gruppi rivali.

mercoledì 25 maggio 2011

Napoli, arrestato il boss latitante Dell'Aquila «Peppe ‘o ciuccio» era tra i 30 più pericolosi

Giuseppe Dell'Aquila, 49 anni, inserito tra i trenta latitanti più pericolosi è stato arrestato dalla squadra mobile di Napoli. L'uomo, considerato il reggente del clan Contini-Mallardo e ricercato dal 2002, era nascosto in una villa Blindata a Varcaturo, sul litorale flegreo. Dell'Aquila è accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso, armi e altri reati.

Giuseppe Dell'Aquila, soprannominato “Peppe ‘o ciuccio”, è un 'boss' potente, scaltro e per moltissimi anni rivelatosi imprendibile dalle forze dell'ordine. È ritenuto uno dei fondatori della cosiddetta 'Alleanza di Secondigliano', un cartello di famiglie camorristiche che negli anni '80 dominò la scena criminale della citta', dopo aver inscenato una lunga, sanguinosa guerra con altre bande criminali.

Cresciuto all'ombra della potente famiglia dei Mallardo di Giugliano in Campania, acquistò in poco tempo la fama di boss emergente che partecipava a tutte le riunioni decisionali. Divenne ben presto punto di riferimento anche del clan Contini, alleato dei Mallardo. Alla fine degli anni '80 la sua influenza all'interno della coalizione di clan era tanta che, come racconta un pentito, per sua intercessione ottenne che i Giuliano - Patrizia Giuliano, sorella del 'boss' di Forcella, Luigino era la sua compagna - non fossero sterminati dal gruppo Mallardo-Contini-Licciardi che avevano costituito l'Alleanza di Secondigliano.

Uscito dal carcere nel 2001, si diede alla latitanza nel luglio dell'anno successivo quando nei suoi confronti la magistratura emise un provvedimento di arresto in quanto doveva scontare una pena residua. Le forze dell'ordine sono state più volte sul punto di catturarlo ma in più di una circostanza Dell'Aquila è riuscito a sfuggire alla cattura con fughe rocambolesche. Nell'aprile 2009 era nascosto a Giugliano in Campania, ma quando gli agenti arrivarono nel suo nascondiglio, lo aveva lasciato da poche ore. Nell'agosto successivo era a bordo di una lussuosa imbarcazione ormeggiata nelle acque del porticciolo di Mergellina. Per sfuggire alle forze dell'ordine che lo braccavano, si lanciò dalla barca e si dileguò a nuoto.

Dell'Aquila era ricercato, inoltre, in quanto destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a carico di 12 affiliati al clan Mallardo dal Gip presso il Tribunale di Napoli nel marzo del 2010 su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e reimpiego di capitali illeciti. In base alle indagini, il clan Mallardo, di cui viene ritenuto elemento apicale, aveva assunto il controllo delle attività economiche in diverse cittadine del sud pontino (Terracina, Sabaudia, Fondi, Lariano e Anzio), anche attraverso la gestione monopolistica di interi settori imprenditoriali e commerciali, in particolare il settore edilizio.

domenica 15 maggio 2011

Caso Cimminiello, parlano i pentiti



Svolta, grazie alla collaborazione di quattro pentiti (ritenuti  appartenenti alla cosca AmatoPagano), nel processo per l’omicidio
del tatuatore trentunenne Gianluca
Cimminiello, ucciso il 2 febbraio del

giovedì 28 aprile 2011

Ammazzati Giuseppe Ferrara o'capellon e Giuseppe Parisi O' nason

Le batterie di fuoco tornano a sparare a secondigliano dove oggi pomeriggio sono stati massacrati Giuseppe Parisi detto o' nason e Giuseppe Ferrara detto o'capellon entrambi un tempo affiliati dei di lauro.I due sono stati massacrati mentre si trovavano all'interno di un salone di barbiere in via abate desiderio,tutto si e' consumato in una manciata di minuti,i killer almeno due sono piombati all'esterno del salone,uno in moto l'altro e' sceso e con il viso nascosto da un casco integrale ha fatto fuoco

Napoli, tornano gli agguati di camorra Due uomini uccisi a Secondigliano Killer dal barbiere: come nei film

Si è trattato di un agguato in perfetto stile mafia italoamericana quello in cui stasera a Napoli hanno perso la vita due persone. Come nei film il sicario, con in testa un passamontagna, è entrato in azione nel salone di barbiere di via Abate Desiderio, a Secondigliano, dove si trovavano Giuseppe Ferrara, di 55 anni e Giuseppe Parisi, di 48 anni, entrambi affiliati al clan dei «Scissionisti».

lunedì 18 aprile 2011

Costanzo Apice accusato da Biagio Esposito di essere l'autore di almeno altri tre omicidi...

Anche se la sua posizione come collaboratore di giustizia e' piu' che privilegiata tanto che anche se si e' accusato di 8 omicidi nei suoi confronti non e' stata intrapresa nessuna misura cautelare resta il fatto che sta rivelando anni e anni di crimine organizzato nell'area a nord di Napoli e non solo.Biagio Esposito fino ad adesso ha fatto verbalizzare centinaia di verbali che raccontato nei dettagli omicidi lupare bianche estorsioni faide e chi piu' ne ha piu' ne metta.Sta costruendo una montagna che quando franera' travolgera' moltissime persone e sicuramente almeno una meta' di questi difficilmente vedranno riaprirsi le porte del carcere.Sono

L'assurda vicenda di Biagio Esposito ex ras degli scissionisti

Una storia incredibile,paradossale che non ha eguali nel mondo,ma che ancora una volta lascia perplessi di fronte ha una legge che molte volte suo malgrado non va applicata correttamente.La storia in particolare e' quella di Biagio Esposito ex boss degli scissionisti e oggi un collaboratore di giustizia ha tutti gli effetti.Una storia che apre tante parentesi e lascia molti vuoti e

Ancora dubbi sull'agguato mortale ai danni di Antonello Faiello

Si fa sempre piu' strada l'ipotesi di una purga interna per la barbara uccisione di Antonello Faiello uno degli uomini di punta di Marco Di Lauro,secondo le ultime indiscrezioni Faiello e' stato ammazzato proprio dai suoi amici per scongiurare un possibile pentimento.Tutto lascia presagire che le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia ex killer

venerdì 15 aprile 2011

Ucciso Antonello Faiello epurazione interna?

Vige un punto interrogativo sull'agguato di ieri sera costato la vita ad Antonello Faiello e del ferimento non grave di Luigi De Lucia entrambi affiliati al clan di lauro.I due sono stati raggiunti dai sicari mentre percorrevano a bordo di una moto transalp una strada adiacente al corso Italia zona off limits per i dilauriani da quando Salvatore Petriccione o'

Napoli: torna la faida di Secondigliano sgarro al clan Di Lauro, ucciso emergente

Un pregiudicato di 29 anni, Antonello Faiello, è stato ucciso ieri sera, poco prima delle 21, a Corso Italia, a Secondigliano. L’uomo viaggiava su una moto Honda Transalp insieme a un altro pregiudicato, il trentacinquenne Luigi De Lucia, quando è stato raggiunto da alcuni proiettili esplosi da ignoti. Faiello è morto sul colpo, mentre De Lucia è rimasto ferito alla spalla e all’inguine ed è stato trasportato all’ospedale San Giovanni Bosco. Non sarebbe in pericolo di vita.

mercoledì 13 aprile 2011

Napoli, i segreti del boss-pentito: così informavo la polizia.

Due faide di camorra e gli affari dei clan come nessuno le aveva ancora mai raccontate. I retroscena della cattura di boss dell’Alleanza, e poi ancora il ruolo di informatore svolto per conto della polizia: c’è anche questo nei verbali depositati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli nell’udienza preliminare che si svolge davanti al gup Carlo Modestino nella quale è imputato con l’accusa di traffico di droga l’ex boss di Miano Salvatore Lo Russo.

Napoli, condannato a 26 anni, rimesso in libertà il boss del Vomero Caiazzo

Nel primo pomeriggio di oggi il boss della camorra del Vomero, quartiere collinare di Napoli, Antonio Caiazzo ha lasciato il carcere di Novara dove si trovava rinchiuso da tempo. Detenuto in regime di 41 bis, il camorrista ha ricevuto in cella l'ordine di scarcerazione firmato dal Tribunale del Riesame di Napoli. La notizia della scarcerazione è stata resa nota dai legali di Caiazzo, avvocati Vittorio Trupiano e Lello Della Pietra. 

martedì 12 aprile 2011

«Così fu fuso il Pallone d'Oro di Diego» Un pentito: chiese aiuto, arrivai tardi

 I rapporti con Diego Armando Maradona, le amicizie pericolose del «Pibe» a Napoli, le intercessioni della camorra per favorire al campione argentino la restituzione di numerosi orologi, ma soprattutto il caso del Pallone d’Oro, che gli venne rubato nel 1989.

domenica 10 aprile 2011

In fuga tre mesi, preso ras dei Di Lauro


di Luigi Sannino giornalista del quotidiano il roma
È stato arrestato ieri mattina, dopo tre mesi di latitanza. L’aria di Napoli non era più buona per lui, ma non per la faida di Scampia in cui
era stato coinvolto e i cui strascichi non si sa quando finiranno. Per Ferdinando Emolo di Secondigliano soprannominato “Nanduccio”, restare in città rappresentava un pericolo di altro genere: dal 7 gennaio scorso infatti le forze dell’ordine lo cercavano per arrestarlo in seguito a una

sabato 9 aprile 2011

«Così Apice uccise Bacioterracino»


di Fabio Postiglione giornalista e fonte autorevole del giornale il roma..
Era voltato di spalle in un sito riservato. Biagio Esposito, uno dei capi del
clan Amato-Pagano, è stato sentito ieri dalla quinta Corte d’Assise, dove è
testimone per il processo contro Costanzo Apice, accusato di essere l’assassino di Mariano Bacioterracino, il pregiudicato ammazzato nel clamoroso
agguato dei Vergini, ripreso dalle telecamere di sicurezza. Il video fece il giro d’Italia perché diffuso dalla Procura che voleva così stimolare chi aveva
vista a fare il nome dell’assassino. In realtà era un modo anche per provocare reazioni nelle decine di persone intercettate tra i quali, gli affiliati al clan
Sacco-Bocchetti di San Pietro a Patierno. Ieri Biagio Esposito, ha ricostruito
passaggio dopo passaggio le fasi che hanno portato a quell’omicidio, o meglio quello che era a sua conoscenza di quel delitto. Una storia fatta di messaggi in codici, di piaceri che un clan fa all’altro e di soldi che girano.

Luciano Sarno ricusa i giudici e i fratelli,non mi pentiro' mai...

Mai nessuno avrebbe scommesso un solo euro sulla determinazione di Luciano Sarno a sopportare il regime carcerario del 41bis nonostante tutti i suoi fratelli sono passati a collaborare con la giustizia.Una determinazione e una sopportazione che va oltre ogni logica visto che gli stessi fratelli lo hanno accusato di essere mandante ed esecutore materiale di

mercoledì 6 aprile 2011

Il killer dagli occhi di ghiaccio

Era cresciuto con i figli del boss Paolo Di Lauro,per loro avrebbe massacrato un battaglione di uomini se solo gli fosse stato ordinato,era uno dei killer piu' spietati e fidati della famiglia di lauro.Eppure per gli investigatori era un perfetto sconosciuto se non fosse stato per qualche fermo insieme a vari pregiudicati della cosca di lauro.Eppure Mario Buono era uno di quei killer che una volta partito portava a compimento

martedì 5 aprile 2011

«Di Lauro fece ritrattare supertestimone»


Una testimonianza importante, una ritrattazione a sorpresa e un giallo
che adesso potrebbe essere svelato in Corte d’Assise d’Appello dove a
fine mese si celebrerà il processo a carico di Luigi Buono, condannato
all’ergastolo per l’omicidio Nunzio Cangiano. Era il truce omicidio al parco acquatico Magic World e una delle fasi più cruente della cosidetta
“seconda faida di Scampia”. Ebbene uno dei killer, Carlo Capasso, diventato nel frattempo collaboratore di giustizia, ha raccontato ai pm della Dda un retroscena inquietante maturato nel corso del dibattimento.
Secondo il racconto del collaboratore di giustizia Marco Di Lauro, il superlatitante figlio di Ciruzzo “’o milionario” avrebbe ottenuto da Raffaele Amato la ritrattazione della supertestimone minorenne e di sua madre che aveva visto in faccia l’assassino. E così fu. In aula madre e figlio

lunedì 4 aprile 2011

Inizia il processo d'appello per Mario Buono

Inizia domani il processo d'appello per il killer dei di lauro Mario Buono accusato di essere l'esecutore materiale dell'agguato mortale ai danni di Nunzio Cangiano ucciso nel 2007 fuori il parco acquatico magic world.Mario Buono (topolino)fu accusato e

venerdì 1 aprile 2011

Mazzata storica per i clan di secondigliano

La settimana scorsa era toccato al clan degli scissionisti di secondigliano subire l'onda d'urto della magistratura che ha condannato capi e gregari a pene detentive durissime.La mazzata in primis era arrivata per Raffaele Amato insieme ai cognati Cesare e Domenico pagano che si sono visti infliggere 20 anni di carcere a testa per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.Tutti condannati e reclusi al 41 bis sparpagliati per

Faida, chiesti undici ergastoli

Donne uccise e uomini bruciati vivi in una faida durata tre anni con oltre 20 omicidi. Per sicari e mandanti di sette di quegli agguati consumati nel corso della cosiddetta “faida” di Mugnano, il pm ha chiesto 11 ergastoli. Era la guerra tra clan scatenata negli anni Novanta dai Di Lauro contro i Ruocco per il controllo dei traffici illeciti della zona. Il massimo della pena è stato invocato, tra gli altri, per i ras del narcotraffico di Secondigliano, Paolo Di Lauro, Raffaele Amato, Raffaele Abbinante, suo fratello Guido, Rosario Pariante e Tommaso Prestieri, il boss con la passione per la pittura e la letteratura. Tra gli omicidi ricostruiti ci sono quelli di due donne: quello di Elena Moxedano, moglie di Sebastiano Ruocco, fratello del capoclan Antonio, avvenuto il 19 ottobre del 1991; e quello di Angela Ronga, madre di Antonio Ruocco detto "'o capececcia", poi passato a collaborare con la giustizia. Nel processo anche il truce delitto di Alfredo Negri, che fu torturato in una cantina e bruciato vivo il 27 luglio del 1992.Dunque periodo bruttissimo per i boss della camorra secondiglianese che anche se si fanno difendere da legali con cognomi storici del foro napoletano poco possono di fronte alla scure della giustizia che si abbatte con violenza sulle teste dei capi camorra.

martedì 29 marzo 2011

Anoressia e crisi depressive per Vincenzo Di Lauro ricoverato d'urgenza in una struttura ospedaliera

Periodo terribile per Vincenzo Di Lauro il rampollo secondogenito di Paolo Di Lauro,era detenuto da quasi tre anni al 41bis per reati associativi,un' isolamento asettico il suo guardato a vista 24ore al giorno con la luce della celletta sempre accesa.Eppure era sereno,sapeva che entro pochi mesi il suo debito con la giustizia era saldato,aveva scontato interamente l'intera pena inflitta dalla prima corte d'assise di napoli.Ma proprio quando tutto sembrava passato ecco l'ennesima tegola giudiziari che si abbatte come una scure sul suo capo come normalmente succede per quasi tutti i detenuti per reati associativi o legati alla camorra.

lunedì 28 marzo 2011

Organizzò rivolta, condannato Amato jr



Era stato condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi per il reato di resistenza a pubblico ufficilae. Adesso in Appello per quel reato ha ottenuto
uno sconto di 4 mesi ma una condanna in più a 8 mesi per il documento
falso che aveva con se. Questo il verdetto per Raffaele Amato jr detto “capa ianca”, nipote dell’omonimo ras degli scissionisti di Secondigliano, difeso dall’avvocato Luigi Senese. Secondo l’accusa Amato era stato alcuni
anni fa a capo di una rivolta organizzata via telefono seguita da una violenta colluttazione. Ma solo contro i carabinieri, intervenuti per arrestatare due pregiudicati, uno dei quali era proprio Lelluccio Amato, sono state

sabato 26 marzo 2011

Corte di appello annulla cinque ergastoli ad affiliati clan degli scissionisti


 La seconda Sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli ha annullato oggi pomeriggio cinque condanne all'ergastolo a carico di altrettanti affiliati al clan degli scissionisti di Scampia.
In primo grado, il boss Guido Abbinante, Salvatore Baldassarre, Paolo Cipro, Giovanni Carriello e Giovanni Esposito erano stati condannati al carcere a vita. Per quattro dei cinque imputati assolti dalla Corte di Assise e di Appello e' stata disposta la scarcerazione.

Al 41 bis il boss Domenico Pagano

Notte insonne ieri sera per il boss degli scissionisti Domenico Pagano fratello del piu' conosciuto e carismatico Cesare Pagano eminenza grigia del clan degli scissionisti di secondigliano che sfidarono il potere della famiglia di lauro nel 2004 lasciando sul selciato decine di vittime.Ieri infatti il boss Domenico Pagano e' stato condannato a 20anni di carcere e trasferito in contemporanea in uno dei penitenziari piu' duri d'italia al regime di carcere duro il famigerato 41bis che dalla sua entrata in vigore ne ha piegati di boss.

lunedì 28 febbraio 2011

Le accuse di Giuseppe Setola contro i pentiti

Le chiamano le due sorelle,sono due minuscole celle ricavate dal sottosuolo del super carcere di opera a Milano,le pareti filtrano solo umidita' e il solo e' solo un lontano ricordo.Queste due minuscole celle che mettono i brividi solo a vederle nei primi anni 80 sono state esclusivamente usate per isolare i nar,ovvero gli estremisti di destra,oggi invece sono destinate solo ed esclusivamente per gli irriducibili boss della camorra e della mafia.Tra gli ospiti piu' importanti che le due sorelle hanno ospitato spiccano i nomi di Salvatore Riina,Leoluca Bagarella,Bernando Brusca e Matteo Bove l'uomo dalle fughe impossibili,l'unico in Italia che riusci' ad evadere dal super carcere dell'asinara.Solo a guardale mettono i brividi,attualmente le due sorelle ospitano due capi indiscussi della criminalita' organizzata in Campania,si tratta di Giuseppe Setola lo stragista killer dei casalesi che e' confinato  nel piu' duro e totale isolamento,nell'altra uno dei boss piu' feroci e sanguinari della camorra secondiglianese.In questo post mi occupo dello stragista,l'ala militare e feroce dei casalesi Giuseppe Setola che anche se isolato dal mondo e da se stesso riesce in qualche modo a far parlare di se,la prova evidente la settimana scorsa durante un processo nell'aula bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere dove era inputato insieme ad altri affiliati del clan dei casalesi e dei bidognetti.Durante lo svolgimento del processo alcuni pentiti hanno esplicitamente chiesto la parola accusando Giuseppe Setola di essere il mandante e l'esecutore di almeno 50 omicidi,ma i pentiti oltre a raccontare di omicidi ed estorsioni si sono soffermati sul fatto che Giuseppe Setola avrebbe sottratto dalla cassa del clan bidognetti alcuni milioni di euro.Apriti cielo,il boss in video conferenza dal super carcere di Milano urlando e gesticolando ha chiesto al pubblico ministero la parola per controbattere l'infamante accusa,viene prima fatto calmare e il pubblico ministero gli concede la possibilita' di ribattere.Il boss e' un fiume in piena,accusa i pentiti di essere dei drogati e attribuisce le loro menzogne al fatto che fanno uso di stupefacenti e quindi secondo lui non sono credibili.Poi racconta che lui fin dalla piu' giovane eta' e' stato sempre contro la droga e contro i drogati,li ho sempre schifati dichiara e schifo anche questi inutili pentiti,sono state le sue ultime parole visto che il Pm stufo e spazientito gli ha fatto spegnere l'audio del microfono....

mercoledì 23 febbraio 2011

La morte di Francesco Feldi epurazione interna.

Molte sono le piste investigative tracciate degli inquirenti per risalire a mandanti ed esecutori del barbaro assassino avvenuto sabato a secondigliano dove e' stato massacrato Francesco Feldi (o'tufan).Gli assassini lo hanno sorpreso in via dello stelvio, nel rione berlingieri a pochi passi da casa sua,5colpi esplosi da killer esperti che non gli hanno lasciato scampo.Un'omicidio voluto molto probabilmente dal suo stesso clan,il carisma criminale e le ambizioni sul controllo del rione berlingieri sono stati le cause scatenanti dell'agguato,era temuto (o'tufan)il suo carattere e la sua voglia di supremazia poteva creare non pochi problemi agli assetti futuri che si stanno andando a deliniare a secondigliano.La sua carriera criminale inizia verso la fine degli anni 80 come braccio armato nel clan capeggiato da Luigi Esposito (nacchella)uomo di punta della famiglia licciardi della masseria cardone.Dopo lo smembramento del clan di Luigi Esposito per varie inchieste giudiziarie e contrasti interni Francesco Feldi resta comunque sempre fedele, e a disposizione della famiglia licciardi.Questo fino a tre anni fa quando insieme a Giovanni Cesarano-Gennaro Sacco e Ciro Bocchetti decide che e' arrivato il momento di scindersi dalla cosca dei licciardi creando un gruppo autonomo e indipendente capace di gestirsi da soli senza avere come punto di riferimento la masseria cardone.E' un colpo mortale per l'economia dei licciardi che si vedono sottrarre le zone di san pietro a patierno e il rione berlingieri,un tempo saldamente nelle loro mani,ma l'audacia e l'intelligenza dei licciardi e cosi' proficua che decidono di soprassedere. Si rendono conto del rischio che corrono se lo scontro si dovesse allargare coinvolgendo altri affiliati a loro fedeli, una guerra con morti a decine significa finire sotto i riflettori della magistratura,e c'e' i rischio concreto che il clan venga decapitato una volte per tutte.Quando tutto sembra andare per il verso giusto e gli obiettivi prefissati si stanno concretizzando iniziano i primi problemi.Se vogliono essere riconosciuti da tutta la malavita secondiglianese devono per forza interloquire con gli scissionisti del clan di lauro,ci pensa lo stratega Giovanni Cesarano che si incontra piu' volte con esponenti delle famiglie degli Amato-Pagano e nasce il nuovo cartello secondiglianese.Carmine Cerrato il killer di fiducia del boss Cesare Pagano passato a collaborare con la giustizia racconta che in queste riunioni si discusse spesso del fatto che se i Bocchetti-Feldi-Cesarano-Sacco volevano entrare in affari con gli Amato-Pagano come segno di amicizia e per siglare l'alleanza si dovevano impegnare a organizzare agguati mortali hai danni di affiliati e gregari del clan di lauro,in cambio avrebbero ricevuto come regalo anche la zona del perrone.E proprio Carmine Cerrato racconta dell'omicidio di Ciro Reparato affiliato al clan di lauro organizzato da Gennaro Sacco,Ciro Reparato venne attirato in trappola e ammazzato in una traversa di via degli astronauti nel quartiere di secondigliano.Fu l'agguato che firmo' la pax camorristica tra i due schieramenti,la zona del rione berlignieri da questo momento e gestita esclusivamente dai fratelli Feldi per conto di Gennaro Sacco.E proprio questo molto probabilmente e' costato la vita a Francesco Feldi,tutto questo infatti accade 3 anni fa,poi successivamente viene ammazzato dal suo stesso clan Gennaro Sacco e il figlio Carmine,Giovanni Cesarano Finisce in galera,il clan Bocchetti viene decapitato da un bliz della mobile,tre dei quattro fratelli Feldi si trovano in prigione,rimane solo Francesco a cercare di mantenere intatta la sua leadership.Nella situazione attuale il rione berlingieri e' diviso come e' sempre stato in due,da un lato ci sono gli scissionisti Amato-Pagano che come referente di zona ci hanno piazzato De Vita Antonio,dall'altra c'e' quello che rimane del clan Feldi-Cesarano-Sacco-Bocchetti che come referente avevano proprio Francesco Feldi,anche se alla fine tutta l'organizzazione si rispecchiava in un unico clan.Ma la chiave di lettura per capire realmente chi ha deciso L'agguato hai danni di (o'tufan)va sicuramente cercata in queste alleanze,strategie che quasi sempre non trova tutti concordi.Francesco Feldi aveva alle spalle un passato criminale di tutto rispetto,era temuto e rispettato da tutti coloro che lo conoscevano,la sua ambizione non conosceva limite e forse proprio la voglia di mettersi a capo da solo alla guida del rione berlingieri gli e' costata chiara.Nel clan degli Amato-Pagano se ne possono trovare a decine di queste logiche criminali,danno spazio a persone che si sono dimostrate valide ma appena azzardano un qualsiasi profitto personale vengono ammazzati senza pieta'.Comunque resta il rammarico e la tristezza per questo padre di famiglia ammazzato in modo barbaro e vile.E di oggi la notizia che i familiari tramite il loro legale hanno inviato una lettera al giornale il roma per ribadire che il loro caro congiunto non era un affiliato a nessun clan,l'agguato secondo loro sarebbe da attribuire all'invidia che in molti avevano nei confronti di Francesco Feldi.Non resta che avere rispetto nella lettera e nelle parole della famiglia Feldi sperando che almeno abbiano giustizia.

lunedì 21 febbraio 2011

«Sono perseguitato, processo illegittimo»

È una decisione a sorpresa che lascia anche la Corte d’Assise un attimo
spiazzata. Questo perché Rosario Pariante, boss del clan Di Lauro ha deciso
di ricusare il collegio giudicante per gli omicidi della faida di Mugnano
perché secondo lui «non ci sono le condizione adeguate affinché i giudici
possano emettere una sentenza con equilibrio». Così gli atti saranno inviati
alla Corte di Cassazione e in attesa il processo per lui potrebbe fermarsi.
Rosario Pariante, che ha già condanne per associazione a delinquere di
stampo mafiosa, come fedelissimo del clan Di Lauro, come uno dei boss che
fanno parte del direttorio.
Adesso è invece imputato per la faida di Mugnano, la guerra scatenata
dagli uomini di Paolo Di Lauro contro i Ruocco.
Sul banco degli imputati ci sono: Raffaele Amato, Paolo Di Lauro, i tre fratelli
Abbinante (Raffaele, Guido e Antonio), Rosario Pariante, Tommaso
Prestieri, Carmine Minucci, Massimiliano Cafasso, Enrico D'Avanzo (cognato
di Di Lauro) e Gennaro Marino. Diversi sono gli episodi omicidiari
oggetto di contestazione da parte dei pubblico ministeri antimafia Stefania
Castaldi e Luigi Alberto Cannavale, che hanno coordinato l'inchiesta:
a vario titolo gli imputati devono rispondere del tentato omicidio di Antonio
Ruocco e Giuseppe Vallefuoco (avvenuto nel giugno 1991); dell'omicidio
di Elena Moxedano, e del tentato omicidio del marito Sebastiano Ruocco,
fratello del collaboratore di giustizia Antonio, (19 ottobre 1991); del duplice
omicidio di Annibale Cirillo e Luigi Pirozzi, (25 marzo 1992); dell'omicidio
di Biagio Ronga, zio di Antonio Ruocco, (16 maggio 1992); dell'omicidio
di Angela Ronga, madre di Antonio Ruocco, (25 maggio del
1992); dell'omicidio di Alfredo Negri, che aveva affiancato Ruocco nella
faida (Negri fu torturato e bruciato vivo il 27 luglio del 1992); dell'omicidio
di Rocco Capuozzo, detto Rocchino, (13 aprile 1993); dell'omicidio di Pasquale
Capuozzo, (9 maggio 1993). Il quadro accusatorio si è pio di recente
arricchito delle dichiarazioni, de relato, dei pentiti Antonio Prestieri e Antonio
Pica, Francesco Pica e Giuseppe Misso 'o chiatto.
Degli omicidi ricostruiti, il più truce è sicuramente quello di Alfredo Negri
dono sono indagati i vertici della cosca di Secondigliano tra gli altri Raffaele
Amato e Paolo Di Lauro. Alfredo Negri fu preso e torturato per 15 ore
poi bruciato ancora vivo in un sottoscala di Secondigliano, dove era stato
condotto dopo il rapimento. Ad assistere all'agonia, secondo i pentiti Prestieri
e Pica, c'erano tutti gli indagati nell'ordinanza. Fu scandita da omicidi
efferati la faida esplosa in seno ai Di Lauro, fra la fine del 1991 e il maggio
del 1993: uno scontro durissimo per la leadership del sottogruppo criminale
di Mugnano. Nei primi anni '90, infatti, la cupola del clan di Paolo
Di Lauro sostenne l'avvicendamento al comando di Gennaro Di Girolamo
a discapito di Antonio Ruocco, che rientrava da un lungo periodo di detenzione.
Ruocco finì quindi nel mirino e con lui tutti quelli che gli stavano
attorno; furono uccisi la madre, lo zio, la cognata, i suoi luogotenenti.
Articolo preso da il giornale il roma...

Le tante ipotesi sull'agguato costato la vita a Francesco Feldi

Sono tante le ipotesi e le domande che gli inquirenti si pongono in queste ore sull'agguato di ieri costato la vita a Francesco Feldi detto o'tufan.Una domanda difficile dal punto di vista investigativo anche perche' nel tempo Francesco Feldi di nemici se ne era fatti davvero tanti.Gli ultimi tre anni fa quando insieme ai sacco-cesarano-bocchetti.diede fuoco alle polveri scindendosi dalla storica famiglia licciardi della masseria cardone.E proprio Francesco Feldi venne messo a capo dei gruppi di fuoco per colpire i licciardi durante la fase piu' critica della scissione,a lui fu affidato l'ingrado compito di cacciare dal rione berlingieri tutti gli affiliati rimasti fedeli ai licciardi.Ma non solo,dopo la scissione e la vittoria dovette scontrarsi anche con il gruppo dei de lucia affiliati dei di lauro per il controllo assoluto del rione berlingieri,in ballo c'era l'estorsione del mercatino rionale che ogni settimana fruttava diverse migliaia di euro.Francesco Feldi insieme hai fratelli sfido' l'impero degli ultimi dilauriani di ferro e li caccio' via dalla zona del perrone e dal rione berlingieri,si affermo' e si impose deciso e affidabile e in poco tempo si guadagno' il controllo delle attivita illecite del rione berlingieri.I suoi piu' stretti collaboratori sono i fratelli,Giovanni Feldi e Vincenzo Feldi,tutti e due detenuti sempre per fatti di camorra.Visto che di nemici se ne sono aggiunti uno dietro a l'altro c'e' anche un'altra ipotesi al vaglio degli inquirenti,un'epurazione interna.Forse voleva espandere i suoi affari in altre zone oppure stava pretendendo cio' che non gli era dovuto e visto il suo carattere irruento e sanguinario lo hanno ammazzato per evitare brutte sorprese.Ma e' piu' probabile un'epurazione interna,due anni fa quando lui era detenuto gli ammazzarono il suo amico e luogotenente Antonio Vitazzaccaro detto vito,lo uccisero a tradimento a pochi metri da dove e' stato ammazzato lui sempre in via dello stelvio.La risposta per quel delitto non ci fu e tutto fa pensare che Francesco Feldi in qualche modo era accorrente che il suo amico doveva morire,forse l'ordine per quel delitto arrivo' proprio da lui,tante ipotesi ma nessuna certezza.Comunque Vito si era distinto per coraggio e lealta',durante la scissione contro i licciardi si era schierato a fianco dei tufano rischiando la vita e partecipando in prima persona a scontri e agguati.Ma non e' tutto,altri promotori della faida sono rimasti schiacciati dallo stesso potere che per anni anno lottato per averlo,in prima linea il super killer Gennaro Sacco che aveva voluto a tutti costi coinvolgere i tufano nella lotta per il potere contro i licciardi.Anche lui l'anno scorso insieme al figlio e' rimasto vittima di un agguato clamoroso costato la vita a lui e al figlio Carmine di soli 20anni.Adesso bisogna aspettare e capire l'evolversi delle indagini per capire l'ordine di ammazzare franchetiello tufano da chi e' partito...

AMMAZZATO FRANCHETIELL TUFAN


Insieme a Giovanni Cesarano  Gennaro Sacco e Ciro Bocchetti  era stato il promotore della scissione contro l'impero dei licciardi,aveva sfidato apertamente i licciardi organizzando i gruppi di fuoco,aveva cacciato dal rione berlingieri tutti coloro che erano rimasti fedeli al clan licciardi.Ormai era partito e non voleva sapere piu' nulla,era il momento di affermarsi dopo tanta gavetta e dopo tanti anni passati nella piu' assoluta emarginazione criminale,visto che molti sia, amici che nemici  lo ritenevano inaffidabile per il suo vezzo per l'eroina.Era solo ieri sera, camminava a piedi costeggiando uno dei tanti giardinetti che si trovano nel rione berlingieri,si stava dirigendo quasi certamente in via dello stelvio dove abita la mamma e i suoi familiari,in due in sella a una moto di grossa cilindrata si avvicinano e lo massacrano lasciandolo esamine in un lago di sangue.Aveva solo 40anni, ma la sua carriera criminale inizia molto presto da minorenne quando armato di pistola e fucili insieme ad altri due complici tenta una rapina in banca,qualcosa va storto e all'uscita della banca trovano la polizia che li attende con i mitra spianati,inizia un conflitto a fuoco dove ci scappa pure il morto,lui viene subito arrestato.Dopo un po di anni passati dietro le sbarre viene scarcerato,il suo carisma e la sua spiccata indole criminale viene notata dal boss di allora che per conto dei licciardi controlla il rione berlingiei,Luigi Esposito detto nacchella e' convinto che quel giovane irruento alla fine si possa domare e lo invita ad entrare nel clan.E proprio grazie al boss nacchella che o'tufan viene apprezzato e temuto da tutto il direttorio del clan,la sua spregiudicatezza lo porta in poco tempo a scalare le vette,diventa  il killer di fiducia del boss che lo ricambia con affetto cedendogli una delle piazze di spaccio piu' fiorenti del rione berlingieri.Ma sono anche gli anni di piombo,le lotte interne si susseguono senza sosta.L'acerrimo nemico del boss nacchella e' Ciro Cianciulli detto o' sfregiat che per conto del clan di lauro controlla l'altra parte del rione berlingieri che si estende fino alla zona del perrone.Le sparatorie e gli avvertimenti sono all'ordine del giorno,a dar man forte e sicurezza al clan capeggiato da Luigi nacchella c'e' sempre lui,o' tufan che insieme ai fratelli Giovanni e Nino si espone in prima linea per frenare le mire espansionistiche di o' sfregiat e per ristabilire l'ordine.Il boss nacchella lo premia facendogli conoscere le piu' alte sfere della camorra che conta a secondigliano,e primo fra tutti c'e' il boss dei boss Gennaro Licciardi che apprezza molto il coraggio e la fedelta' di quel giovane killer.Gennaro Licciardi e Luigi Nacchella oltre un vincolo affettivo e di amicizia sono anche compari.Agli inizi degli anni 90 nacchella viene accusato come mandante di un duplice omicidio costato la vita a una mamma e suo figlio,viene arrestato si pente poi ritratta e di lui non si sapra' piu' niente,il boss Gennaro a'scigna muore nel carcera di voghera per un'ernia ombelicale.Gli equilibri delle cosche di secondigliano mutano,nel clan licciardi dopo la morte del padrino e' in atto una scissione per il potere,i familiari del boss licciardi su consiglio di Gennaro Sacco e di Pasquale Salomone invitano i licciardi ad arruolare o'tufan per dar man forte al clan e spegnere sul nascere quella scintilla che rischia di mandare in frantumi l'economia e il potere dei licciardi.O'tufan si distingue anche in quella guerra e viene premiato a suon di bigliettoni e con la promessa che il vuoto lasciato da nacchella sia solo un vecchi ricordo,sara' lui l'erede al trono di nacchella.Ma i progetti e le speranze affondano insieme a lui nella droga,viene emarginato e il rione berlingieri viene ufficialmente messo nelle mani degli affiliati del clan di lauro,i de lucia diventano i padroni assoluti del quartiere.Intanto lui e i fratelli per sopravvivere si danno alle rapine,vengono nel corso degli anni piu' volte arrestati scarcerati e riarrestati.Passa il tempo e aspetta il momento opportuno per imporsi di nuovo,l'occasione arriva nel 2004 durante la faida di scampia,rapina un benzinaio e si fa arrestare cosi' da rimanere lontano da quel conflitto cruento che sta mettendo a dura prova tutto la malavita secondiglianese.I colonnelli che si sono ribellati al loro clan ne escono vincenti,sono gli scissionisti del clan di lauro che stanno man mano tessendo con pazienza nuove alleanze e nuovi consensi.Nel 2006 dopo tantissimi anni passati dietro e sbarre viene scarcerato Giovanni Cesarano uno dei colonnelli piu' influenti e scaltri del clan licciardi,sara' lui a valorizzare di nuovo l'audacia di Francesco Feldi affidandogli il comando dei vari gruppi di fuoco scissi nel frattempo dal clan licciardi.Si forma cosi' il gruppo scissionista Feldi-cesarano-sacco-bocchetti .Durante questo scontro Francesco Feldi miracolosamente sfuggi' ad un agguato insieme ai fratelli sempre in via dello stelvio,i killer sbagliarono mira e tufan furono lesti nel fuggire appena in tempo.Nel 2009 fu ammazzato Antonio Vitazzaccaro suo uomo di fiducia e suo luogotenente mentre lui era agli arresti,poi e' toccato a Gennaro Sacco con il figlio Carmine e adesso a lui,saranno stai i licciardi?

venerdì 18 febbraio 2011

Arrestato il boss degli "scissionisti” Domenico Pagano

Non era stato ancora inserito nell'elenco dei 100 latitanti più pericolosi, ma solo per una questione di tempo, Domenico Antonio Pagano, 44 anni, il boss degli "scissionisti" di Scampia arrestato questa notte dalla
squadra mobile. Per gli investigatori era il reggente del clan.
Al vertice dell'organizzazione Domenico Antonio Pagano era
stato proiettato dopo l'arresto del fratello Cesare e di
Raffaele Amato, capo dell'altro ramo degli "scissionisti"
avvenuto nella primavera del 2010.
Gli agenti della squadra mobile di Napoli, diretta dal
vicequestore Antonio Pisani, lo hanno arrestato in un modesto
appartamento nel centro di Cicciano, Comune dell'area nolana,
dove era nascosto, da solo, da una coppia di coniugi
incensurati. Per loro, al momento, c' è solo una denuncia per
favoreggiamento.
Negli ultimi 15 giorni, mentre la polizia stava stringendo il
cerchio sul suo nascondiglio, il boss non era mai uscito di
casa. "La sua non era una latitanza dorata - ha detto il capo
della della squadra mobile di Napoli - ma piena di difficoltà
per la pressione degli investigatori".
Sposato, padre di due figli che sono però estranei alla sua
attività, Pagano era salito al vertice degli "scissionisti",
ormai decimati dagli arresti, anche se ancora saldamente padroni
delle piazze di spaccio nel quartiere di Scampia, in seguito ai
vuoti apertisi negli ultimi tempi.
Le accuse per lui sono di traffico internazionale di droga ed
associazione per delinquere di stampo camorristico.
Stamattina a salutarlo all'esterno della Questura di Napoli
mentre veniva trasferito al carcere di Poggioreale c'era solo
uno sparuto gruppetto di parenti ed 'amicì del clan.
"Il suo arresto - ha detto Pisani - non altera gli equilibri
nello spaccio di droga a Scampia, dove gli scissionisti
mantengono il predominio". Il suo posto al vertice del clan
dovrebbe essere preso da Carmine Amato, nipote dei boss Elio e
Raffaele Amato, latitante all' estero dal maggio 2009.
Gli "scissionisti" di Scampia - secondo gli investigatori -
conterebbero ancora su una cinquantina di affiliati dopo la
decimazione subita nel 2009 con 109 arresti. Ma la gestione
delle piazze di spaccio a Scampia è affidata ad incensurati ed
a piccoli pregiudicati, a volte anche ad immigrati, e non agli
affiliati, che si limitano al controllo dell' attività.

Articolo copiato da il roma..