martedì 9 marzo 2010

AMMAZZATO A DICIASSETTE ANNI PER AVER DETTO NO AL CLAN CONTINI



Aveva un carattere da scugnizzo CIRO FONTANAROSA il 17enne che l'anno scorso fu ammazzato come un boss tra le traverse della stazione centrale mentre camminava insieme al cugino CRISTIAN BARBARO,i killer arrivarono all'improvviso,sbucarono da una traversa adiacente in sella a una moto di grossa cilindrata e non gli lasciarono scampo,almeno dodici i colpi esplosi,tra cui sette che centrarono la vittima in punti vitali del corpo.I killer non contenti si avvicinarono per vedere da vicino se avevano portato a termine il loro lavoro,e con una freddezza da brividi esplosero da distanza ravvicinata altri due colpi di pistola dritti al volto,sfracellando la faccia di CIRO FONTANAROSA,appena un ragazzino.Dopo piu' di un'anno di indagini stamane finalmente il colpo di scena,dopo lunghe intercettazioni telefoniche e indagini portate avanti con tenacia e professionalita' gli inquirenti anno arrestati mandante ed esecutore materiale di quel atroce delitto che lascio' sgomenti moltissimi napoletani,sia per la modalita' dell'agguato sia per la giovane eta' della vittima appena 17enne.Si scopre cosi' che ha volere la morte del ragazzo sia stato ETTORE BOSTI figlio d'arte di PATRIZIO BOSTI il boss e cognato di EDUARDO CONTINI boss incontrastato della zona vasto arenaccia.Ettore Bosti per gli amici (ettoruccio)decise di eliminare il ragazzo dopo che quest'ultimo si era rifiutato piu' volte di entrare nell'organizzazione malavitosa del clan contini,ettoruccio ci teneva molto visto il coraggio e l'aggressivita' del ragazzo che dimostrava di non temere niente e nessuno,e forse prima che entrasse a far parte di qualche clan rivale gli aveva offerto l'affiliazione,che CIRO FONTANAROSA aveva rifiutato con modi perfino irriguardosi.Ecco che scatta la trappola mortale,CIRO FONTANAROSA non sa che suo cugino CRISTIAN BARBATO lo sta conducendo verso la morte,tra le braccie dei carnefici che si materealizzano da li' a pochi minuti,lo porta tra le traverse della stazione centrale comunicando hai killer il luogo dove si sta dirigendo con la vittima che in questo caso e' suo cugino.Nell'attesa dei killer conversa con suo cugino,cercando in tutti i modi di non allarmarlo e tenerlo occupato,di li a poco arriva una moto con alla guida VINCENZO CAPOZZOLI,il killer il macellaio che senza pieta' e con una lucidita' spaventosa si avvicina ai due estrae una pistola calibro 9x21 e fa fuoco a ripetizione massacrando questo povero ragazzo di soli 17anni.Stamane il bliz,dopo articolate indagini la svolta e' arrivata,CIRO FONTANAROSA e' stato ammazzato perche' aveva detto no alla camorra,no alle affiliazioni,no al clan contini e per questo ETTORE BOSTI decise che questo ragazzino andava punito con la morte,cosi' ordino' a VINCENZO CAPOZZOLI di massacrare quel ragazzino dalla testa calda,speriamo solo che questi barbari al processo non gli venga riconosciuta nessun attenuante,e che possano finire i loro giorni tra quattro mura che emanano solo umidita' e tanta disperazione.

venerdì 5 marzo 2010

ECCO LE RICHIESTE DI CONDANNA

Amato Raff aele 20 anni
Amoruso Antonio 6 anni
Andreozzi Franco 12 anni
Ardis Agostino 14 anni
Aruta Antonio 20 anni
Bastone Giuseppe 14 anni
Biancolella Francesco 12 anni
Buono Antonio 16 anni
Caiazza Ciro 20 anni
Calzone Carmine 16 anni
Calzone Rito 18 anni
Campanile Luana 10 anni
Campanile Tabata 10 anni
Centrulo Pietro 14 anni
Ciccarelli Antonio 14 anni
Cipressa Giuseppe 18 anni
Diano Luigi 14 anni
Di Domenico Giseppina 10 anni
Di Perna Teresa 8 anni
Esposito Francesco 14 anni
Esposito Patrizio 18 anni
Ferone Giuseppe 10 anni
Gargiulo Gennaro 12 anni
Grandelli Maurizio 18 anni
Grasso Carmine 12 anni
Irace Francesco 16 anni
Lanzo Di Brolo Antonio 18 anni
Lanzo Di Brolo Ugo 6 anni
Liccardo Pasquale 14 anni
Madonna Annamaria 10 anni
Magnetti Antonio 14 anni
Mangiapili Castrese 18 anni
Marra Massimiliano 10 anni
Marrone Antonio 18 anni
Marrone Raff aele 12 anni
Marrone Teresa 12 anni
Migliaccio Ottavio 16 anni
Morano Francesco 18 anni
Musto Davide 16 anni
Notturno Enzo 20 anni
Pagano Ermelinda 10 anni
Pagano Rosaria 10 anni
Pagano Vincenzo 18 anni
Pezzella Gaetano 12 anni
Pompilio Antonio 16 anni
Pozone Giuseppe 14 anni
Siciliano Davide 18 anni
Spera Vincenzo 18 anni
Spinelli Giovanni 12 anni
Stornaiuolo Salvatore 14 anni
Vinciguerra Massimiliano 18 anni
DA IL ROMA..

Tremano gli scissionisti, chiesti 728 anni


Quattro udienze nelle quali il pubblico ministero della Direzione distrettuale
antimafia di Napoli, Stefania Castaldi (nella foto), ha cercato
di ricostruire tutti i passaggi che hanno portato all’arresto di mezzo clan
degli scissionisti di Secondigliano. Un lavoro minuzioso, un mosaico di
intercettazioni, informative, dichirazioni di pentiti raccolte in oltre mille
pagine di ordinanza, che ieri è culminato con le richieste di condanna
per i 56 imputati che hanno chiesto di essere processati con il rito
abbreviato. In totale 728 anni di carcere richiesti per coloro i quali sono
considerati dalla Procura dei ras, affiliati o semplici spacciatori di un sistema
camorristico che è in grado di fatturare milioni di euro ogni anno
solo con lo smercio di sostanze stupefacenti e che ha avuto la forza
nel 2004 di dichiarare guerra all’impero
di Paolo Di Lauro. Le pene
più alte sono state invocate per i capi
tra i quali Raffaele Amato e Vincenzo
Notturno: 20 anni a testa. Per
loro è contestata oltre che l’accusa
di camorra anche quella di associazione
a delinquere finalizzata al
traffico di sostanze stupefacenti e
20 anni è il massimo di pena che si
può richiedere in un rito abbreviato.
Gli altri sono considerati fiancheggiatori
e rispondo di associazione
camorristica: Ermelinda, Rosario
e Vincenzo Pagano, tutti parenti
del superlatitante Cesare, proprio
ieri sfuggito per un soffio alla
cattura. Le pene per loro oscillano
attorno ai 10 anni. La requisitoria di ieri è l’epilogo del blitz denominato
“C3”, soprannome questo usato dal ras Lello Amato durante il suo periodo
di latitanza. Lo ha spiegato ieri il pm al gup Chiaromonte che a fine
marzo dovrà pronunciarsi dopo le arringhe della difesa che sono spalmate
per tutto il mese. Ogni settimana discuteranno per otto imputati
alla volta tranne il 31 marzo quando a discutere saranno solo gli avvocati
Michele Cerabona e Luigi Senese che assistono più persone imputante
nel procedimento. Una maxioperazione che fece seguito all’arresto
del superboss Raffaele Amato stanato a Marbella dopo un lungo periodo
di latitanza. Le intercettazioni che sono servite per bloccarlo sono
state usate per l’ordinanza ed hanno portato all’arresto di tutti gli esponenti
di spicco della cosca che controlla l’area nord della città. Ma lo
Stato è presente e combatte ogni giorno affinché quella parte di territorio
torni sotto la propria competenza.DAL GIORNALE IL ROMA

L'IMPEGNO PREMIA LEFORZE DELL'ORDINE


Per molti il nome di CARMINE CERRATO il latitante arrestato all'alba l'altro ieri non dice nulla,ma sia gli investigatori che chi lo conosce sa perfettamente che e' uno dei killer piu' spietati e piu' pericolosi che rimaneva in circolazione dopo il colpo che le forze dell'ordine assestarono al clan amato-pagano nell'operazione che decapito' la cosca e detta c'3.Basti pensare che l'altra notte per poco gli investigatori non hanno arrestato anche il super latitante inserito nell'elenco dei 30 latitanti piu' ricercati CESARE PAGANO,da qui' viene da chiedersi la caratura di CARMINE CERRATO,dialogava a tu per tu con i boss,anzi la latitanza la stavano trascorrendo insieme,e visto lo spessore criminale di cerrato non c'e' da stupirsi.Anche se c'e' da dire che al momento non ci sono accuse nei suoi confronti per omicidio o fatti di sangue,ma tutto dipendera' dalla professionalita' degli inquirenti,tempo al tempo,e se un domani uscisse fuori un nuovo collaboratore di giustizia sicuramente inchioderebbe cerrato alle sue responsabilita',alle morti e al sangue che si porta sulla coscienza.Anche se ci sono molti collaboratori che potrebbero incolparlo di fatti d sangue allo stato attuale,e parlo di ANDREA PAROLISI e di MAURIZIO PRESTIERI che sanno vita e miracolo della cosca prima di cupa dell'arco e del dopo degli scissionisti.Comunque resta da congratularsi con le forz dell'ordine per l'impegno straordinari che mettono in campo tutti i giorni per contrastare questa olding del crimine senza eguali in campania,lo dimostra gli arresti nelle piazze di spaccio di scampia,i sequestri di beni sempre alla cosca degli scissionisti e l'arresto dei lattanti che sta dando veramente la spallata finale a questo clan articolato come una piovra.

Stanato il killer, ma il boss sfugge


Espugnato il fortino del
boss ma Cesare Pagano è riuscito a
sfuggire alla cattura, per un soffio.
La brillante operazione eseguita a
Quarto dalla Squadra Mobile della
Questura di Napoli ha consentito,
comunque, di assicurare alla giustizia
Carmine Cerrato, di 34 anni,
ritenuto uno dei componenti del coordinamento
strategico del gruppo
degli “scissionisti. L’arrestato era
stato colpito da un provvedimento
restrittivo con le accuse di associazione
di stampo camorristico e
traffico internazionale di droga. Il
trentaquattrenne viene ritenuto
uno dei killer appartenenti al gruppo
di fuoco che fu impegnato nella
lotta armata contro i Di Lauro, tra il
2004 e 2005, che fece oltre 50 vittime,
ma a suo carico non ci sono accuse,
per il momento, di omicidio.
Carmine Cerrato è stato sorpreso
dagli agenti della Mobile, coordinati
da Vittorio Pisani, in una delle
villette del complesso residenziale
che si affaccia sul costone del vecchio
cratere che sovrasta i Campi
Flegrei. Una struttura immersa nel
verde, raggiungibile percorrendo
una strada stretta e così irta da rendere
difficile la salita con le auto,
facilitate solo dalla presenza di dossi.
Il “parco” è composto da una
ventina di fabbricati, tra questi anche
la villetta dove si era rintanato
il boss Cesare Pagano, 41 anni, irreperibile
“da sempre”. Era nella villetta
più sicura, o forse anche una
di quelle realizzate abusivamente,
quindi non segnalate sulla carta toponomastica,
insomma “inesistente”.
Il complesso poteva contare su
due piscine, una grande l’altra piccola,
un campo per il calcetto ed un
ristorante, chiamato “El Faro”, gestito
da un uomo e dalla moglie
(che sono stati denunciati) che avevano
il compito di vivandieri, procurandosi
il cibo e cucinandolo: in
pratica il locale, sebbene fosse
chiuso, funzionava quotidianamente
solo per i latitanti. La fortuna
del capocosca del gruppo criminale,
unitamente a Raffaele
Amato, attualmente detenuto, è
stata anche che i 150 poliziotti che
hanno partecipato al blitz notturno
non potevano sapere quale fosse il
suo rifugio, nonostante i lunghi servizi
di appostamento e di intercettazioni
ambientali effettuati. La certezza
della sua presenza è stata data
dal fatto che in una delle villette
c’era il figlioletto del boss, di appena
12 anni, in compagnia di un suo
uomo di fiducia. È pensabile che il
bambino stesse trascorrendo una
notte con il padre latitante e poi
avrebbe fatto ritorno a casa: infatti,
non sono stati rinvenuti ricambi
di abbigliamento, così come invece
è accaduto per il boss. Per gli investigatori
oltre al capoclan, inserito
nell’elenco dei 30 latitanti più
pericolosi, potrebbe essere sfuggito
al blitz un altro latitante, che faceva
la vedetta. La polizia ha espugnato,
quindi, la roccaforte del clan
divenuto il covo di latitanti. Al momento,
oltre a Cesare Pagano, mancano
all’appello altri quattro malviventi
degli “scissionisti” che sono
attivamente ricercati. Per gli “007”
della Questura, diretta dal questore
Santi Giuffré, il boss Cesare Pagano
era rintanato nel complesso
dal Natale dell’anno scorso, circostanza
che fa intuire quanto sia stato
complesso ed articolato il lavoro
portato avanti dalla Squadra Mobile
che ha conseguito un altro importante
successo nella lotta alla
camorra cittadina.
Un covo “dorato” quello
dei due superlatitanti. Al quale si
giunge lungo una traversa impervia
e tortuosa di via Viticella, una strada
non asfaltata dove il terreno è solcato
da profonde buche, o da via
Giacinto Girone, altra traversa più
percorribile, che porta all’ingresso
del complesso turistico apparentemente
dismesso. L’edificio è posto
alla estrema sommità del cratere che
affaccia sui Campi Flegrei tra numerosi
vigneti, sterpaglie, dove molti
sono i sentieri che portano alla zona
sottostante dei Pisani: da qui Pagano
è riuscito a fuggire facendo
perdere le prorpie tracce. Sarebbe
stato avvisato del blitz da una vedetta
che era appostata su una sedia
in mezzo ai cespugli all’ingresso
dello stabile. Anche la vedetta è poi
scomparso nel nulla. Nell’abitazione
al primo piano lusso dappertutto.
Oltre a sessantamila euro in contanti,
ritrovati nel covo anche numerosi
oggetti di valore. Poste su alcuni
mobili bianchi in una delle due
stanze dell’appartamento
c’erano otto
bottiglie di
champagne
“Don Perignon”,
insieme
a diverse bottiglie di liquore e whisky,
spumante e pregiati vini rossi.
Nel bagno su due mensole in vetro
17 confezioni di profumo delle marche
più costose. In camera da letto
diciotto paia di scarpe “Hogan”, tanti capi di abbigliamento griffati e indumenti
intimi marcati “Dolce &
Gabbana”, alcuni dei quali ancora
chiusi nelle confezioni. Su un tavolo
anche una proposta d’acquisto
con tanto di foto per uno yacht del
valore di un milione e 800mila euro.
L’appartamento, che costituiva una
delle residenze dei due super-ricercati,
è uno dei tre locali affittati dal
proprietario della struttura, uno dei
quali occupato dall’anziano genitore.
Di fronte all’edificio una costruzione
appena ristrutturata, una sorta
di guardiola nella quale su un divano
letto dormiva forse uno dei
fiancheggiatori, dove anche qui sono
state ritrovate due scatole contenenti
champagne, oltre ad un gioco
di scacchi, numerosi libri di fumetti
e una tv con la quale l’occupante
trascorreva il suo tempo. Intorno
altre piccole
e basse abitazioni.
Lungo un sentiero
si spostavano, indisturbati,
i latitanti,
per usufruire di un
ristorante–pub apparentemente
dismesso da tempo,
con parquet in legno, divanetti, angolo
bar e vari comfort, tra i quali
due piscine con idromassaggio, poste
su una terrazza che affaccia sui
Campi Flegrei.Articolo copiato dal giornale ilroma.

lunedì 1 marzo 2010

GIANLUCA CIMMINIELLO


Continuano senza sosta le indagini dei carabinieri del nucleo operativo di castello di cisterna e dei loro colleghi di casavatore per dare un volto e un nome al killer che il mese scorso uccise il tatuatore GIANLUCA CIMMINIELLO,proprietario del negozio zendarktatoo.Le indagini stanno continuando senza sosta,gli inquirenti chiedono l'aiuto di amici e di chiunque conosceva la vittima,si facciano avanti,anche in modo anonimo per denunciare realmente cosa e' accaduto,che c'e' dietro a questo ennesimo agguato di camorra che al momento resta nel buio totale visto che CIMMINIELLO non aveva ne precedenti penali ne fermi con personaggi noti alle cronache o inseriti nei sistemi informatici delle forze dell'ordine.Su facebook sono in tanti a chiedere giustizia per GIANLUCA CIMMINIELLO,e in proposito mercoledi' 3 marzo ci sara' una fiaccolata che si terra' subito dopo la messa del trigesimo di questa assurda morte.Qualcuno sa e deve parlare,se giustizia vogliono rendere al loro amico che parlino,sembra al momento che l'ipotesi piu' probabile sia sul personale,sul rancore e forse per gelosia per un tatoo che zendark non avrebbe dovuto fare,e in tal proposito sono orientate le indagini che si sono rivelate piu' articolate del previsto.Un agguato comunque dai contorni oscuri,una matrice camorristica,chi ha ammazzato cimminiello lo ha fatto in modo freddo lucido di chi ha gia' ammazzato altre volte.Poi c'e' il tranello,la spietatezza di farlo uscire fuori con la scusa di un tatoo e di finirlo lontano dagli occhi della fidanzata e del loro collaboratore che li aiutava a gestire il negozio.Comnque un dato di fatto c'e',e va ricercato nella morte del giorno dopo dove venne massacrato ad arzano GIUSEPPE COSTAGLIOLA,detto scicchilotto,ritenuto organico e affiliato al clan degli scissionisti.In modo intelligente hanno voluto bruciare tutte le traccie che avrebbero portato a un probabile mandante,ecco come va letta la morte di GIUSEPPE COSTAGLIOLA,ammazzato,punito per farlo evitare di parlare in caso gli inquirenti fossero arrivati a lui.C'e' qualcun'altro che forse sta piu' in alto che ha ordinato la morte di cimminiello,un camorrista,forse un suo collega,mi auguro solo che gli inquirenti come succede spesso a napoli non si debbano scontrare ancora una volta contro questo muro omertoso che ci rende tutti impotenti davanti a questi mostri.Il mio appello e',chi sa qualcosa anche se per lui e' insignificante non perda tempo e vada a denunciare,affidatevi alla professionalita' e alla esperienza delle forze dell'ordine,a qusti angeli che rischiano ogni giorno la vita per poche migliaia di euro per la nostra liberta',per la nostra societa',per tutti noi.Mi auguro che venga fatto qualche sforzo per non dimenticare e per dare giustizia a questo caro ragazzo ammazzato in modo cosi' impietoso.