sabato 28 marzo 2009

«Fuga in bus dei killer dopo l'agguato


Una fuga in bus, la più assurda che si possa immaginare dopo un delitto; eppure è successo, secondo un collaboratore di giustizia. I killer salirono in fretta e furia su un pullman, addirittura ancora armati, dopo aver ucciso il nemico di camorra. Un episodio clamoroso, se sarà confermato dai riscontri alle dichiarazioni del pentito Giuseppe Misso “’o chiatto”, che avvenne in occasione dell’agguato a Gennaro Esposito “’o curto”: il cognato di Vincenzo Licciardi ammazzato a ottobre 2000 nella Masseria Cardone mentre potava una pianta nel giardino di casa. La spedizione di morte era stata organizzata dal clan Misso con l’appoggio di Bruno Rossi, “’o corvo” di Bagnoli. «Gennaro Esposito ’o curto - sostenne Giuseppe Misso junior nel corso dell’interrogatorio del 27 aprile 2007 - era un esponente di primissimo piano del gruppo Licciardi. Anzi era lui che dirigeva le attività della organizzazione; ma soprattutto, secondo mio zio, era una delle persone direttamente responsabili della morte di Assunta Sarno. L’esecuzione del piano richiedeva necessariamente avere appoggi in una zona prossima a quella della Masseria Cardone, luogo ove doveva essere ammazzato Gennaro Esposito, perché mio zio diceva che bisognava ucciderlo lì e non magari in altre parti della città dove pure sarebbe stato possibile farlo. Visto che, ad esempio, Gennaro Esposito si recava a fare fisioterapie presso l’ospedale Don Bosco o Cardarelli. L'appoggio, nella zona di Miano, fu fornito da Salvatore Lo Russo “capitone” ed anzi al delitto ha partecipato Raffaele Perfetto detto “musso ’e scigna”, nipote di Salvatore Lo Russo. Gli altri componenti del commando sono stati mio cugino Michelangelo Mazza, Venosa Antonio detto “Cicciotto”, Gennaro Spinosa detto “pesciolino” e Giuseppe Perinelli detto “ciacione”. Il gruppo era appoggiato presso una abitazione dei Lo Russo, a Miano, e sono arrivati nella zona della Masseria Cardone utilizzando una macchina, poi bruciata nei pressi di Capodichino, mentre la “filata” fu fatta da Raffaele Perfetto che invece usava un motorino e che poi partecipò pure all'azione di fuoco». Il racconto di Guseppe Misso “’o chiatto” continuò con altri particolari. «Esposito venne individuato all'interno di un cortile nei pressi della sua abitazione e Michelangelo Mazza ed Antonio Venosa iniziarono subito a sparare ferendolo e, poi, lo inseguirono all'interno del cortile esplodendogli contro altri colpi. L'esecuzione del delitto fu perfetta, ma non così la fuga; poiché, anche per colpa di Perinelli, Michelangelo, Venosa e “pesciolino” furono costretti ad allontanarsi dalla zona a bordo di un autobus poiché non riuscirono più a trovare l'auto che li portasse via. La decisione della morte di Esposito Gennaro non riguarda solo mio zio Giuseppe, ma anche Bruno Rosso il corvo». Naturalmente va sottolineato che tutte le persone citate devono essere ritenute estranee ai fatti narrati dal pentito fino a prova contraria

Droga e armi, arrestato “scissionista”


Scissionista” in manette. Si tratta di Angelo Rossi, che deve rispondere dei reati di detenzione ai fini spaccio di sostanza stupefacente tipo hashish e detenzione illegale armi e munizionamento. Investigatori ed inquirenti ritengono che l’uomo sia affiliato al gruppo criminale formatosi in seguito alla scissione della cosca dei Di Lauro: divisione che causò la cruenta faida che tra la fine del 2004 e l’inizio 2005 insanguinò più di un quartiere a nord di Napoli, oltre che Secondigliano e Scampia, i campi della battaglia tra le due opposte fazioni criminali. Ieri, durante i numerosi e frequenti controlli effettuati a Secondigliano, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna, nel Napoletano (diretto dal maggiore Fabio Cagnazzo) hanno assicurato alla giustizia il ventitreenne pregiudicato trovandolo in possesso di droga ed armi. Nell’ambito di una più ampia attività investigativa tesa al contrasto delle fenomenologie criminali che sono riconducibili al clan camorristico degli “scissionisti”, che opera nell’hinterland settentrionale della provincia di Napoli, i militari irrompevano all’interno di un appartamento, in via Degli Abruzzi, numero civico 37, dove si imbattevano in Angelo Rossi. Durante il sopralluogo che veniva eseguito nel suo appartamento, i carabinieri rinvenivano e sequestravano una pistola di fabbricazione brasiliana, marca “Amedeo Rossi S. A.”, calibro 38 special, con matricola obliterata: L’arma era in ottimo stato di uso; inoltre, sono state rinvenute 5 cartucce dello stesso calibro; ancora, i carabinieri hanno individuato 80 grammi di hashish oltre a materiale occorrente per la confezione di dosi di sostanze stupefacenti. Sulla base del ritrovamento effettuato, scattavano le manette ai polsi del ventitreenne: dopo avere espletato le formalità di rito, è stato accompagnato dai militari alla casa circondariale di Poggioreale. La cattura dello “Scissionista” dimostra come l’attenzione da parte delle forze dell’ordine, in questo caso degli uomini dell’Arma, sulle attività illecite del gruppo criminale (conosciuto anche come gli “Spagnoli”, per i rapporti con i narcotrafficanti locali) sia ancora elevato. Nei giorni scorsi, non sono mancate operazioni, di un certo livello, che hanno consentito ai carabinieri di assicurare alla giustizia criminali, latitanti, rifugiatisi anche in città della Penisola Iberica. Meno di due settimane fa, sempre gli uomini dell’Arma eseguirono 10 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti affiliati al gruppo degli Scissionisti, tutti ritenuti responsabili di traffico di sostanze stupefacenti. L’operazione rappresentò la conclusione di una complessa indagine che puntò a contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti in un popolare rione di Scampia, denominato “Oasi del Buon Pastore”, in via Ghisleri. Luogo, dove acquirenti provenienti da tutte le province della Campania e da altre Regioni, si recano per l’acquisto di cocaina, eroina e kobret. Quella attività investigativa si basò anche sulle dichiarazioni rese nel marzo 2008 dai collaboratori di giustizia Maurizio ed Antonio Prestieri, zio e nipote, Antonio e Francesco Pica, elementi di spicco del sodalizio criminale dei Prestieri che gestiva la piazza di spaccio.

Preso genero di “lady” Licciardi


Pregiudicato punta la pistola contro i poliziotti minacciandoli di morte: disarmato viene arrestato. Un intervento che ha evitato una tragedia. Le manette sono scattate ai polsi di Vincenzo Sorrentino, genero di Assunta, sorella del boss di Secondigliano Vincenzo Licciardi, attualmente detenuto. La cattura del ventisettenne è stata eseguita dagli agenti dei Falchi (VIa Sezione Criminalità Diffusa), diretta da Pasquale Toscano, in forza alla Squadra Mobile di Napoli, coordinata da Vittorio Pisani. Nella stessa operazione è stato assicurato alla giustizia anche Guido Simeone, di 23 anni, figlio di un consigliere della IVa Municipalità: in concorso tra loro, rispondono del reato di detenzione e porto abusivo di arma da guerra, detenzione di sostanza stupefacente e resistenza a pubblico ufficiale. Vincenzo Sorrentino è accusato anche del reato di tentato omicidio nei confronti degli agenti che sono stati abili al momento dell’arresto. Dalla vicenda, però, è emerso un altro elemento che potrebbe fornire alle indagini degli investigatori importati indizi. Nell’abitazione del ventisettenne è stata infatti rinvenuta una sim card, una sorta di microspia per tracciare percorsi e registrare conversazioni, da scaricare poi su un computer. Questa la ricostruzione dell’episodio. Nella tarda serata di martedì percorrendo corso Garibaldi, all’altezza del Borgo Sant’Antonio Abate, i “Falchi” notavano un giovane in sella ad un ciclomotore, Honda Sh 300, che avvicinatosi al conducente di un’autovettura Smart s’intratteneva a parlare guardandosi intorno con fare sospettoso. Il conducente dell’Honda, identificato come Guido Simeone, dopo aver estratto rapidamente una pistola, da sotto il giubbotto, la consegnava a Vincenzo Sorrentino, alla guida dell’auto. La cessione dell’arma era notata dai poliziotti che intervenivano per eseguire un controllo dei due. Lo stato di agitazione mostrato dal genero dei Licciardi lo portava, una volta disceso dalla Smart, a sporgersi all’interno per afferrare la pistola e puntarla contro gli agenti minacciandoli di morte: Lo scopo era di far scappare Guido Simeone. Ma, gli agenti lo disarmavano bloccandolo L’arma, una pistola semiautomatica, marca Beretta modello FS calibro 9 parabellum, completa di caricatore con 9 cartucce, calibro 9 luger, più un colpo in camera, pronta a far fuoco, è stata sequestrata. Alla perquisizione, Vincenzo Sorrentino era trovato in possesso di 2 dosi di marijuana, sostanza da taglio, 5 assegni bancari per circa 25mila euro, ed altri 490 euro in contanti, un telefono cellulare. Anche a Guido Simeone venivano sequestrate 2 dosi di marijuana, il telefono cellulare ed il ciclomotore, intestato ad un pregiudicato legato al clan Mazzarella, sottoposto agli arresti domiciliari a Formia, in provincia di Latina. Con gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale della Questura, diretto da Maurizio Agricola, i Falchi perquisivano le abitazioni dei due arrestati. In casa del parente del boss Licciardi, gli agenti rinvenivano e sequestravano un’apparecchiatura elettronica, sofisticata che, attraverso una sim card, come quelle utilizzate dai vari gestori telefonici, può registrare dati relativi a spostamenti da un luogo ad un altro, tracciando interi percorsi, registrare conversazioni, come una microspia ambientale. I dati trasmessi sulla sim car, possono poi essere letti attraverso un personal computer. Sono in corso, da parte della Polizia Scientifica (diretta da Fabiola Mancone) accertamenti tecnico-balistici sull’arma per stabilire se sia stata usata in recenti fatti criminosi.