lunedì 29 dicembre 2008

AMMAZZATO TONINO PITIROLLO


Ancora un morto a secondigliano,ancora la camorra che ritorna padrona del territorio e ritorna a sparare,poco prima delle 14,00 in via del cassano nella sua utilitaria fiat idea e' stato massacrato ANTONIO PITIROLLO 37enne nipote della mamma di UGO DE LUCIA il carnefice di GELSOMINA VERDE condannato in via definitiva all'ergastolo.I killer almeno due,anno agito con cattiveria e tenacia sparando da distanza ravviciata,centrando il volto e il capo almeno per una decina di volte di pitirollo sfigurandolo orrendemente.Per dovere di cronaca bisogna ricordare che ANTONIO PITIROLLO era da pochi anni uscito di prigione dopo una lunga condanna scontata interamente per un tentato omicidio,era di appartenenza legato alla famiglia de lucia ma da un anno era passato con gli scissionisti.Quando era uscito di prigione difatti aveva trovato un ambiente mutato interamente,non c'era piu' difatti lo zio LUCIO DE LUCIA insieme al figlio UGO DE LUCIA a comandare,no,c'era stata una sanguinosa guerra con gli scissionisti e sia di lauro che de lucia ne erano usciti nettamente perdenti sia per gli arresti subiti che per gli agguati.Si era trovato da solo a combattere contro il neo cartello scissionista da poco nato,e a questo cartello si erano aggregati i temuti fratelli FELDI del rione berlingieri detti e'tuan,e proprio da questi aveva subito l'anno scorso un agguato scampato miracolosamente si era dovuto buttare per forza nelle loro fila.

mercoledì 24 dicembre 2008

Dovete salvarlo, è innocente


Continua la battaglia dei familiari di Antonio Zazzaro contro la condanna all’ergastolo comminata al giovane - insieme al presunto complice Alfredo Pozone - per l’omicidio di un tossicodipendente nella villa comunale di Scampia avvenuto nell’estate del 2005. Dopo le proteste della coniuge del recluso, già più volte finita per incatenarsi davanti al tribunale, ora ad alzare la voce è Francesco, fratello dell’uomo carcerato e che attraverso una lettera si è rivolto direttamente al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ed al premier, Silvio Berlusconi: «Purtroppo noto che alcuni passaggi della Costituzione sono carta straccia - dice Zazzaro in uno slancio di rabbia e disperazione -. L’articolo 2 del testo, infatti, riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili e della solidarietà politica, economica e sociale, elementi che sembrano non valere per i protagonisti in negativo di questa vicenda ». Un’accusa che per varrebbe «anche per il principio di libera associazione e di tutela per i propri diritti ed interessi legittimi, oltre che per la sicurezza per i non abbienti di poter comunque difendersi davanti ad ogni giurisdizione». «Si tratta di stralci non individuabili nel calvario di mio fratello - scrive Francesco parlando alle più alte cariche dello Stato - poiché, invece, viene considerato già colpevole anche senza la sentenza di ultimo grado». Messaggi che ad ogni modo sottolineano le sensazioni dei familiari del carcerato, «caso affrontato - secondo la moglie e lo stretto parente - senza considerare fino in fondo le prove fornite durante il dibattimento dell’appello ». Una comunicazione in cui si parla inoltre delle “condizioni disumane” a cui i reclusi sarebbero esposti nel centro penitenziario, «detenzione - afferma l’autore della lettera - che è lontanissima dai principi di rieducazione e che anzi somiglia ad una punizione contraria ad ogni barlume di umanità e che - insiste - si avvicina ad una sorta di pena di morte a cui Antonio ed Alfredo sono quotidianamente spinti dalle piccole e grandi ingiustizie subite». «La nostra attuale società - è riportato verso la fine della missiva - non tiene conto delle volontà dei padri della Repubblica, lasciando alla semplice fatalità l’epilogo di condanne più o meno lunghe o anche a vita». Una percezione di sofferenza da parte dei congiunti del presunto killer della periferia nord di Napoli che emerge soprattutto nei capoversi conclusivi del breve messaggio: «Comincio a non avere più fiducia verso chi ha reso un inferno la mia esistenza e quella di mia madre - dice infatti Francesco - e quel poco che conosco e che sono riuscito a capire, vorrei inculcarlo nella mente di quanti hanno deciso per l’ergastolo di mio fratello pur davanti a fatti che attestavano l’opposto». Secondo i difensori di Zazzaro, infatti, nel momento del delitto il giovane si sarebbe trovato su una spiaggia del litorale Flegreo intento a vendere bibite e merende. Versione tuttavia che non ha convinto i magistrati. Articolo preso da il roma.

LA CITTA' DELLA DISIGUAGLIANZA


Bisogna tornare piu' volte sullo stesso argomento per far capire chi legge che ormai sia NAPOLI che tutta la campania e' stata abbandonata a se stessa,nel degrado e in mano alla criminalita' che lo stato delega come ammortizzatore sociale,ormai non si punisce piu' chi commette reati,la cosa brutta e'che pure le forze dell'ordine si sono abituate alla violenza che richiama violenza.Oggi si e' lasciato morire un giovane di soli 26anni,Carmine Guerriero e' stato freddato vilemente e con malvagita' a solo un giorno da natale,figuatevi i familiari il doppio dramma che dovranno affrontare,e credete che qualcuno fara' qualcosa per trovare i suoi carnefici,non credo proprio.Si dira' che chi per sti mari va sti pesci piglia,e intanto la citta' rimarra' sempre in balia della delinquenza,manca una rivolta culturale e sociale,non bisogna abituarsi a vivere queste scene con distacco,no bisogna prendere coscienza che per colpa di tutte ste merdate i giovani sono costretti a fare gli extra comunitari al nord italia,perche' in campania non si vuole investire,poi rimane il problema di chi rimane,o fa la fame oppure lo stato lascia tranquillamente che venga arruolato dalla camorra,ultimo rimane la fatalita',rimanere coinvolti se pur estranei alla malavita in qualche agguato,una pallottola impazzita sparata da neo pistoleri si puo' beccare sicuramente a napoli.Ma cio' che sconvolge in modo sconvolgente e' tutti sti ragazzi cosi' giovani che vengono ammazzati in tale modo da rimanere inorriditi,si lascia ammazzare la gioventu',una fonte inestimabile di ricchezza che il sud italia detiene,lasciandoli arruolare in queste cosche malavitose anziche' assumerli in progetti di lavoro legali,poi vediamo che chi ci comanda le istituzioni campane,i vari politici sono tutti corrotti e truffandini.Ma loro non rischiano la pelle,nemmno tanti anni di carcere,no loro anno ricchezza e conoscenza e anche se si mangiano miliardi la fanno sempre franca,per poi dichiarare che vogliono combattere il crimine organizzato e le corruzioni,cose dell'altro mondo,mi fermo qua' non mi va di beccarmi qualche denuncia,scrivetemi voi,lasciate i commenti,sputiamoli in faccia sti cazzo di politici e camorristi.

BIECHI VIGLIACCHI E ASSASSINI


Carmine Guerriero meglio noto come "ronaldo"ha voltato le spalle alla vita oggi pomeriggio,in una desolata periferia di NAPOLI,in quel cerchio di droga degrado e ignoranza che si chiama scampia oppure a'167.La preda era giovane,appena 26enne,i sicari come ormai di consueto succede da queste parti,in modo vile e vigliacco forse gli hanno teso un imboscata,lo avranno attirato in trappola per poi finirlo cosi' all'improvviso con decine di colpi di pistola andati a segno tutti alla testa e al volto.Eppure questo ronaldo appena 26enne aveva gia' un casellario giudiziario di tutto rispetto,ultimamente lo stavano accusando i nuovi collaboratori di giusizia,nipoti di MAURIZIO PRESTIERI anch lui pentitosi,tra le tante accuse che gli additavano c'era pure quella di omicidio,e proprio per questo il giovane si era reso irreperibile,era laitante per le forze dell'ordine,ma incautamente non per chi lo conosceva e a deciso di punirlo,Quello che dovrebbero capire tutti,sia inquirenti che magistrati e' che gli scissionisti sono molto piu' cattivi e malvagi degli stessi di lauro,si e distrutto un clan ma si sta lasciando crescere incautamente un'altro molto piu' agguerrito e spietato che non medita su nel prendersi una giovane vita,un giorno prima del santo natale,con vigliaccheria e malvagita' si uccide un ragazzo e si fa sprofondare nella depressione piu' buia i suoi familiari,spero che li arrestano tutti a questi barbari vigliacchi e assassini.

“RONALDO” UCCISO IN UN AGGUATO A SCAMPIA


Nonostante la sua giovane età, 26 anni, Carmine Guerriero, aveva già un casellario giudiziario ricco di precedenti penali ed era tuttora latitante. La sua clandestinità però è finita questa mattina quando, due killer lo hanno ucciso in un agguato in viale della Resistenza, a Scampia, quartiere che nel 2004 divenne teatro della faida tra i Di Lauro e il clan a cui il giovane Guerriero apparteneva, gli scissionisti. Ucciso con diversi colpi alla testa, il pregiudicato era in sella al suo scooter e indossava il casco quando è stato raggiunto dal commando omicida. Nonostante il casco, i proiettili hanno raggiunto lo stesso la testa del giovane, morto prima del trasporto in ospedale. I sicari della camorra sono entrati in azione mentre a pochi passi dal luogo dell’agguato, in via Fratelli Cervi, Fabio Cannavaro e Ciro Ferrara inauguravano un campetto di calcio realizzato grazie alle risorse raccolte dalla loro fondazione. Un’iniziativa che aveva come sfondo l’ennesimo messaggio di legalità nel quartiere considerato simbolo del degrado napoletano. Ennesimo tentativo fallito, dunque. Su quel campetto oggi, vista la giovane età, avrebbe potuto dare calci al pallone anche Ronaldo, così come veniva soprannominato Carmine Guerriero. Ma il 26enne ha preferito entrare nel clan Prestieri di Secondigliano e poi tradire i suoi vecchi capi per passare nella fila degli scissionisti. Nonostante fosse considerato un personaggio di medio calibro all’interno del clan, nei confronti di Guerriero erano state emesse due ordinanze di custodia, una delle quali per omicidio.ARTICOLO PRESO DA VIDEOCOMUNICAZIONE

venerdì 19 dicembre 2008

L’inganno dei Torino per Mariano Mirante


clan Torino gli fece credere che l’omicidio del padre fosse stato commesso dai nipoti di Giuseppe Misso “’o nasone” e perciò Mariano Mirante, ultimo pentito del rione Sanità in ordine di tempo, cambiò bandiera passando con gli “scissionisti” del ras soprannominato “o’ gassusaro” (anch’egli ora collaboratore di giustizia). Ecco il racconto sull’argomento, reso il 15 dicembre scorso, da Mirante con la premessa che le persone tirate in ballo devono essere ritenute estranee ai fatti narrati fino a prova contraria. “Mio padre fu picchiato dai nipoti di Peppe Missi, i quali erroneamente ritenevano che lui in nome del clan continuasse nelle sue attività illecite senza versare più alcunché nelle casse. Mio padre era infatti strettamente legato a Giuseppe Missi, ma da quando questi era stato arrestato non stava per suo conto gestendo più alcuna attività. I Torino strumentalizzarono questo scontro. Mio padre infatti il 29 gennaio 2006 fu ucciso. Ovviamente non potevo restare indifferente e fu proprio su questa situazione che i Torino, segnatamente Torino Nicola, fecero leva affinché si affiliassero a loro le persone più legate ai nipoti di Giuseppe Misso. Ucciso mio padre, proprio Nicola Sequino mi giurò che l’omicidio era stato commesso dai nipoti di Peppe Missi e d’altra parte ciò sembrava logico per quanto era accaduto tra questi ultimi e mio padre. Anche la polizia seguiva la stessa pista investigativa. In realtà, come poi ho appreso successivamente, invece l’omicidio era stato compiuto dal gruppo di Salvatore Torino”.

Omicidio, assolto Tamburrino


Salvatore Tamburrino, ritenuto dall’accusa vicino ai Di Lauro, non è l’assassino di Antonio Siviero: ex autista del boss Bizzarro e amico del ras Salvatore Chiariello “’o boxeur”, entrambi esponenti di primo piano degli “scissionisti” di Secondigliano (ora clan Amato-Pagano). Lo hanno stabilito i giudici della quarta sezione della Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Napoli (presidente Pietro Lignola), ribaltando la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado all’imputato, difeso dagli avvocati Ciro De Simone e Michele Cerabona. Antonio Siviero fu ucciso il 28 settembre 2004. E fu una telefonata anonima ad indirizzare i militari della compagnia di Melito sul luogo del delitto. Il pregiudicato, con precedenti per diversi reati contro il patrimonio, tra cui l'associazione per delinquere, era stato sorpreso dai killer nell’androne del palazzo di via Lussemburgo in cui abitava da tempo assieme alla famiglia. Gli assassini avevano atteso che chiudesse alle sue spalle il portone centrandolo ripetutamente e colpendolo anche all'altezza delle braccia e della testa oltre che alla schiena. Probabilmente la vittima fece un disperato tentativo di proteggersi dalla raffica di pallottole esplose contro di lui. Siviero si accasciò sul pavimento del pianerottolo, nell’ingresso del condominio popolare. Accanto al corpo, un lago di sangue e una serie di bossoli di una calibro 45, segno evidente della volontà da parte dei killer di non lasciare assolutamente alcuna speranza di vivere al bersaglio designato. Una spedizione punitiva che fu annunciata anche dalla telefonata di una persona rimasta sempre sconosciuta, con poche parole pronunciate all’operatore di turno al 112 dei carabinieri da un telefono pubblico: «Currite, currite, c’è stato un omicidio in via Lussemburgo...». Una telefonata che potrebbe essere stata composta da un testimone o addirittura da uno dei sicari. La sentenza favorevole a Salvatore Tamburino arriva tre giorni dopo un’altra analoga, che riguarda sempre la tremenda faida di Scampia. In quel caso la conclusione è stata che per l'omicidio di Biagio Migliaccio non ci sono al momento colpevoli. Infatti la Corte d'Assise d'Appello ha assolto Antonio Mennetta (assistito dall’avvocato Giuseppe Ricciulli), che in primo grado era stato condannato all’ergastolo, e confermato la sentenza di assoluzione per Ferdinando Emolo (difeso dai penalisti Vittorio Giacquinto e Vittorio Guadalupi. I legali avevano battuto soprattutto sulle ricostruzioni dei collaboratori di giustizia, ritenendole contraddittorie su alcuni punti cruciali del raid che il 20 novembre del 2004 portò alla morte di Biagio Migliaccio, nell'autosalone del padre, al centro di Mugnano. Mennetta ed Emolo restano comunque in carcere con l'accusa di associazione per delinquere di stampo camorristica. Biagio Migliaccio, imparentato con il boss Giacomo “’a femminella”, fu massacrato da un commando composto da almeno quattro sicari, giunti nella cittadina a nord di Napoli con due grosse motociclette.

lunedì 8 dicembre 2008

NAPOLI SI SUICIDA GIORGIO NUGNES, EX ASSESSORE


E' mistero sulla morte di Giorgio Nugnes, l'ex assessore comunale di Napoli che questa mattina si è suicidato. Nugnes era stato arrestato il 6 ottobre scorso nell'ambito delle indagini sugli scontri scoppiati nel gennaio scorso tra manifestanti e forze dell'ordine contro la riapertura della discarica di Pianura. L'imputazione nei suoi confronti non era grave e nel caso di un'eventuale giudizio la pena sarebbe stata lieve se non addirittura sospesa. Secondo gli inquirenti, avvalendosi delle informazioni sugli spostamenti delle forze dell'ordine ottenute grazie al suo ruolo istituzionale, l'ex assessore avrebbe dato un contributo rilevante alla realizzazione dei blocchi stradali. Accuse che Nugnes, agli arresti domiciliari poi trasformati solo in divieto di dimora nel quartiere di Pianura, ha sempre respinto. Sgomento tra familiari e amici secondo i quali non c'era apparentemente nessun motivo che potesse spingerlo al folle gesto.

domenica 7 dicembre 2008

AD UN PASSO DALLA SVOLTA L'OMICIDIO DI ANTONIO VITAZZACCARO

video

Forse l'omicidio avvenuto un paio di settiman fa nel rione berlingieri,dove fu massacrato ANTONIO VITAZZACCARO,meglio conosciuto come "vituccio"e' quasi alla svolta per identificare i killer.Secondo molti l'agguato rientra nello scontro che si sta consumando a secondigliano da parte degli scissionisti del clan licciardi,per disignare il nuovo capo.I killer conoscevano la vitima, e non e' escluso che si sia trattato di un vero e proprio tradimento,un amico gli da appuntamento un'altro lo ammazza alle spalle,una vera ferocia,che secondo indiscrezioni e' da imputare al proprio clan di appartenenza di vituccio.Era l'unico che era rimasto ancora libero,dopo che i suoi capi i fratelli feldi meglio noti come e tufano sono stati tutti arestati,erano i nuovi padroni del rione berlingieri,conquistato e perso in appena un'anno,forse vituccio era il trofeo dei feldi da sacrificare per pararsi il culo dai tantissimi errori che hanno commesso con i propri amici,ma vedremo se gli inquirenti identificheranno i killer,per vedere poi il gruppo o famiglia di appartenenza.

L'avvocato ucciso dal genero di PIETRO LICCIARDI






«Avvocato, questa storia
finisce male». La frase, accompagnata
da un tono minaccioso,
sarebbe stata pronunciata al termine
di una delle udienze da Salvatore
Altieri ad Antonio Metafora,
il civilista di Chiaia ammazzato
l’altro ieri sera nel suo studio in
corso Umberto. Lugubre premessa
alla tragedia, provocata semplicemente
dalla professionalità
del 70enne: aveva vinto la causa
e il 24enne presunto assassino, genero
del boss detenuto Pietro Licciardi
detto “Pierino ’o fantasma”,
il prossimo 25 dicembre avrebbe
dovuto lasciare il garage a Secondigliano
che gestiva da anni e per
il quale non stava pagando l’affitto.
Ecco perché la società immobiliare
proprietaria, con sede in via
Parco Margherita, aveva chiesto
e ottenuto, attraverso la vittima,
lo sfratto per morosità. Di Salvatore
Altieri anche ieri non sono state
trovate tracce. Anche se formalmente
appariva la madre nella
gestione del garage (che si trova
in corso Secondigliano), la donna
è assolutamente estranea alla
vicenda. Il 24enne aveva chiesto
di incontrare l’avvocato Antonio
Metafora, che gli aveva dato appuntamento
per venerdì presso lo
studio di corso Umberto. Già il mese
scorso il civilista aveva acconsentito
a una proroga di un mese
(nel caso di morosità non vale
quella decisa dal governo fino a
giugno 2009), ma si era mostrato
irremovibile a una nuova richiesta
per telefono. Perciò secondo gli investigatori
della polizia, e fermo
restando la presunzione d’innocenza
dell’indagato fino a
un’eventuale condanna definitiva,
il genero di “Pierino” Licciardi aveva
già ideato il piano per ucciderlo:
ecco perché l’ipotesi d’accusa
a suo carico è di omicidio premeditato.
Non c’è stata lite infatti, prima
dei quattro spari. Salvatore Altieri
è originario della zona dei Tribunali,
in particolare di via Teatro
San Ferdinando. Ma da quando ha
sposato Regina Licciardi, 27enne
figlia di Pietro, si è trasferito a Secondigliano.
Proprio in quel quartiere
lo stanno cercando i poliziotti
della squadra mobile della Questura
(la Omicidi, diretta dall’attivissimo
vice questore Pietro Morelli):
finora però (almeno fino a
quando il giornale è andato in
stampa) inutilmente. Erano le 20
e 15 e nello studio Metafora (in cui
lavoravano in due stanze diverse
Antonio e il figlio Vincenzo, anch’egli
avvocato, di 48 anni) i due
civilisti erano soli quando l’assassino
e un complice non ancora
identificato hanno bussato alla
porta. Proprio il più giovane ha
aperto, indicando alla coppia dove
si trovasse in quel momento il padre.
Poi è rientrato nel suo ufficio,
ma ha fatto appena in tempo a sedersi
dietro la scrivania che è letteralmente
sobbalzato. Distintamente
ha sentito tre colpi di pistola
ed è corso con il cuore in gola
verso il corridoio. In quel momento
gli sono passati davanti i
due uomini e ha capito che qualcosa
di gravissimo era accaduto
all’anziano genitore.
Avevano quello studio insieme dal
dicembre dell’anno scorso, ma lui
lavorava con l’esperto genitore fin
dal giorno successivo alla laurea.
Ed entrambi abitavano a Chiaia,
a dimostrazione di un legame molto
forte: il padre in via Morelli, il figlio
in via dei Mille.

Guerriero uccise un uomo in pizzeria


Carmine Guerriero detto “Ronaldo” è stato coautore insieme a me, ad Antonio Pica e a un altro ragazzo chiamato “Testone” dell’omicidio consumato all’interno di una pizzeria. “Ronaldo” era affiliato al clan Prestieri, anche se aveva un legame più stretto con mio cugino Antonio Pica detto “Beverone”. Il Guerriero aveva un ruolo di primo piano nella gestione della piazza di spaccio di eroina, sita nell’Oasi del Buon Pastore, di cui era titolare mio cugino Antonio Pica». L’11 luglio scorso Antonio Prestieri parlò a lungo di Carmine Guerriero (uno dei tre latitanti dell’operazione conclusasi l’altro ieri con 12 arresti tra gli “scissionisti”), indicandolo anche come presunto autore di un delitto. Naturalmente va sottolineato che le persone tirate in ballo dai collaboratori di giustizia devono essere ritenuti estranei ai fatti narrati fino a prova contraria. “Il Guerriero- aggiunse Antonio Prestieri- nei periodi di pace post-faida ha creato diversi problemi, in quanto a causa del suo brutto carattere spesso andava in contrasto con Vincenzo Notturno. In particolare ricordo che in un’occasione il Guerriero, unitamente ad Antonio Pica e a Nicola Todisco, e salendo su alcune macchine ivi parcheggiate, iniziarono a inveire contro gli “scissionisti” nei pressi dello chalet “Bakù”, già diretto da Vincenzo Notturno. Voglio precisare che in detto periodo noi Prestieri eravamo ancora con i Di Lauro”. Secondo l’altro pentito Maurizio Prestieri “i rapporti tra Tommaso Prestieri e Patrizio Grandelli detto “’o mostro” , inizialmente soci nella gestione della piazza di spaccio dei Sette Palazzi, si erano incrinati. Tanto è che Tommaso era divenuto uno stipendiato di Grandelli e ciò ovviamente non era gradito dalla famiglia Prestieri per il nome che aveva nel contesto criminale di Secondigliano”. E starebbe in queste dichiarazioni del collaboratore di giustizia la chiave del tentato omicidio di Ernesto Assante (di cui è accusato proprio Carmine Guerriero, uccel di bosco dal 10 ottobre scorso) l’impresario musicale di Carmelo Zappulla che fu ferito gravemente a settembre 2003 proprio per una vendetta di Tommaso Prestieri nei confronti dei Grandelli. Effettivamente, come la procura antimafia ha accertato, il concerto era stato organizzato dalla famiglia Grandelli ed in particolare da Nancy, figlia di Patrizio. Ecco ciò che scrisse la Dda nel decreto di fermo a carico di Tommaso Prestieri, Vincenzo Esposito, Daniele Russiello e Carmine Guerriero. Naturalmente va sottolineata, come sempre in casi del genere, la presunzione d’innocenza per tutti gli indagati fino all’eventuale condanna definitiva. “Ronaldo” è quindi ora ricercato per due provvedimenti restrittivi.

«Così fu ucciso Vincenzo Rinaldi



«Franco Mazzarella, figlio di Gennaro, volle fare un regalo al padre detenuto:
l’omicidio di un affiliato al clan Rinaldi. Dopo la morte di Salvatore Mazzarella
(ucciso sul corso San Giovanni a Teduccio, ndr), proprio Gennaro era tra
i più determinati a portare a termine la vendetta: non voleva assolutamente
perdonare l’omicidio del fratello». Il 5 febbraio 2007 Ciro Spirito rivelò ai magistrati
antimafia ciò che sapeva, avendovi partecipato in prima persona,
sull’omicidio di Vincenzo Rinaldi. L’organizzazione dell’agguato, secondo
l’ex killer del clan Mazzarella, fu molto laboriosa e in diverse occasioni gli appostamenti
non erano andati a buon fine. Vi parteciparono, ha raccontato il
collaboratore di giustizia, in molti con vari ruoli e la pistola sarebbe stata procurata
da Paolo Ottaviano, nipote dei ras della cosca recentemente finito in
carcere per associazione. Naturalmente, va sottolineato che le persone tirate
in ballo devono essere ritenute estranee ai fatti narrati fino a prova contraria.
Ecco le sue dichiarazioni. «Vincenzo Rinaldi era tra gli obiettivi che si era deciso
di colpire già prima che Gennaro Mazzarella fosse arrestato. Si era già
decisa l’esecuzione dell’omicidio, ma non si riusciva a portarlo a compimento.
La decisione era stata presa proprio da Gennaro ed era “parcheggiata” fino
quando non sarebbe potuta andare in porto. Proprio per questo motivo, quando
fu arrestato Gennaro, il figlio Franco riprese la volontà del padre e pensò
di fargli un regalo. Vincenzo Rinaldi fu ucciso all’interno di un bar al corso
Malta». Come già accennato, l’organizzazione del delitto fu articolata e andò
avanti in varie fasi. «Per Gennaro Mazzarella - ha sostenuto il collaboratore
di giustizia - era un vero e proprio pallino e perciò ripetutamente ci inviava
presso il bar di Vincenzo Rinaldi a vedere se si trovasse lì. Ricordo che
frequentemente ci recavamo al bar, ma trovavamo solo la moglie. Tornati indietro
lo raccontavamo e Gennaro si innervosiva dicendoci che avevamo
sbagliato l’ora. In realtà noi andavamo anche di mattina, comunque non riuscimmo
a portare a termine l’omicidio fino a quando Gennaro Mazzarella restò
libero. Ecco perché il figlio Franco pensò a un regalo al padre detenuto».
Si arrivò, sempre secondo il racconto del pentito Ciro Spirito, allora al momento
dell’accelerazione della preparazione dell’agguato. «La decisione di
passare alla fase esecutiva fu dei figli di Gennaro, Ciro e Franco, i quali dissero
in mia presenza che bisognava portare a termine l’omicidio. C’era anche
Paolo Ottaviano, che si attivò di persona per recuperare una delle pistole
di cui disponevamo. Fu prelevata da uno dei bidoni di plastica utilizzati
dai pescivendoli e che noi usavamo per nascondere le armi: si trattava di una
pistola calibro 9x21. Franco Mazzarella, figlio di Salvatore, volle partecipare
all’azione delittuosa per vendicare il padre. Fui però io a entrare nel bar a volto
scoperto e a sparare a Vincenzo Rinaldi».

Il video dell'agguato costato la vita a CIRO REPARATO

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Il video ripropone l'agguato costato la vita ad un affiliato al clan di lauro,ucciso in via dell'acquario zona sotto l'influenza di GIOVANNI CESARANO ras un tempo legato a doppio filo con la masseria cardone,oggi il fondatore della scissione all'interno del clan licciardi.

Il video ripropoe l'agguato costato la vita a CARMINE FUSCO

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Il video ripropone l'agguato costato la vita a CARMINE FUSCO (carmeniello)per gli amici,affiliato al clan di lauro,ucciso in piacca nocera a pochi passo dalla casa del boss GENNARO MARINO uno dei capi degli scissionisti.

sabato 6 dicembre 2008

VIDEO RAPINA INDIRETTA NEL RIONE BERLINGIERI

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Guardatevi questo spettacolare arresto avvenuto all'interno dl rione berlingieri,dove un bandito armato di pistola giocattolo fa irruzione le bar ...... e intima al proprietario di consegnargli l'incasso.Ma all'improvviso ecco 2 grandi eroi,due carabinieri che entrano e immobilizzano l'uomo arrestandolo,molto folcoristico il video.

venerdì 5 dicembre 2008

L'arresto di nunzio di lauro,il video


video

Anche se con ritardo,pubblico il video dell'arresto di NUNZIO DI LAURO trovato sul sito videocumunicazioni,ottimo con un grande materiale video.....

giovedì 4 dicembre 2008

IL BONUS PER CHI LAVORA I DISOCCUPATI POSSONO ANCE MORIRE

NOSFERATUS
Di solito nel mio blog mi occupo esclusivamente di camorra,e di tutto cio' che trattano fenomeni di cronaca nera e di associazioni sovversive contro la gente perbene,ma seguendo i telegiornali ultimamente non posso fare a meno di parlare di questa politica malata che ormai ci guida da decenni.Il presidente del consiglio dottor. SILVIO BERLUSCONI e la sua marionetta GIULIO TREMONTI,hanno presentato una bozza di legge che durante questo calvario di crisi dovrebbe in qualche modo tutelare e aiutare le famiglie italiane piu' bisognose,e con reddito piu' basso.Si e' parlato di social card,e di un aiuto alle famiglie che parte dalle 200 arrivando fino a 1000 euro per le famiglie piu'numerose con un reddito basso.Adesso una domanda mi viene spontanea,si e' parlato di chi possiede un reddito basso maggiormente e colui che verra' piu' aiutato,e mi chiedo io!chi reddito non lo possiede proprio,chi si rompe il sedere dalla mattina alla sera per pochi euro e i nero per portare avanti la famiglia,questi cosa sono,cittadini di un paese africano.Ma e' possibile che nelle vostre merdate non vi rendete conto che fate le cose tutto al contrario?ma come hi lavoro ha diritto al bonus,chi non riesce a inserirsi in modo adeguato nel mondo del lavoro si deve impiccare?molte volte mi chiedo come mai in italia non viene ancora la rivoluione.Conosco centinaia di persone che fanno i salti mortali per andare avanti e cosa si trovano,una niente in mano,questo e' il destino di chi in italia cerca in modo onesto e dignitoso di tirare avanti senza sbagliare,e voi politici cosa fate,pensate a chi gai' ha qualcosa oppure ai detenuti concedendo l'indulto,bua' che schifo.

IL PUPARO E LA MARIONETTA


Sembra che il periodo delle vacche grasse per il governatore della campania ANTONIO BASSOLINO e del sindaco di napoli ROSA RUSSO IERVOLINO stiano per finire,difatti il leader del partito democratico WALTER VELTRONI li ha richiamati entrambi per una seduta straordinaria per convincerli entrambi a dimettersi prima di natale.Va ricordato che il pd ormai e' nella merda,una bufera giudiziaria che sta travolgendo tutti i maggiri esponenti della coalizione di sinistra.Ironia della sorte vuole,che proprio loro che difendono l'indipendenza e la piena autonomia dei magistrati,adesso si trovano proprio a far i conti con essa.Erano decenni che la inistra prendeva le distanze dalla destra guidata da SILVIO BERLUSCONI ogni volta he questa attaccava la magistratura,adesso non solo si trovano a rispondere per collusione e tante altre porcate,no si devono tenere ache le critiche di una destra che oramai nel paese ha sepre piu' consensi.La notizia strabiliante comunque,resta quella dei due dimissionari,il governatore e la sua marionetta,che per volere di veltroni, e le preghiere dei napoletani,finalmente sembrano essere arrivati al capo linea.E pensare che su tutte le speculazioni economiche,tutte le porcate ch fanno,chi lo prende nel sedere siamo sempre noi comuni mortali,adesso voglio vedere chi mangiera' sulla monnezza e chi si dichiarera' nulla tenente,bua' che schifo..

mercoledì 3 dicembre 2008

COSIMO DI LAURO CONDANNATO AL CARCERE A VITA


La tensione era palpabile stamattina all'interno dell'aula bunker di NAPOLI,il rampollo e reggente COSIMO DI LAURO,e' stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di GELSOMINA VERDE la giovane 22enne massacrata e data alle fiamme per suo ordine,eseguito dal carnefice UGO DE LUCIA anche lui condannato al carcere a vita in via definitiva.Fin dall'inizio' si sussurro' che il mandante di tale omicidio fosse proprio COSIMO DI LAURO,circostanza ribadita anche dal primo collaboratore di giustizia PIETRO ESPOSITO detto o'kojak,poi man mano le indagini sono andate avanti,e nel frattempo si sono aggiunti altri collaboatori di giustizia a rafforzare il faldone giudiziario a carico di cosimino.Oltre a o'kojak si sono aggiunti MAURIZIO PRESTIERI il ras del rione monterosa perconto della famiglia di lauro,poi SALVATORE TORINO ras del rione sanita' passato a collaborare con la giustizia subito dopo la scissione portata avanti dalla sua famiglia contro i misso.Cosimino aveva chiesto il rito ordinario,che non prevede ne sconti di pena ne altri favoritismi,proprio per dimostrare la sua innocenza,peccato che gli e' andata male e la procura nongli ha creduto condannandolo al carcere a vita,adesso bisogna aspettare l'esito dell'immancabile appello e poi la cassazione per mettere veramente la parola fine per il rampollo e reggente della cosca di via cupa del'arco.

Revocato il carcere duro a Bocchetti


È in carcere da dieci anni e dovrà restarci almeno per altri venti ma fino
ad allora resterà un detenuto comune. Da qualche settimana è stato
revocato a Gaetano Bocchetti detto “nanà” il regime del 41 bis a cui era
sottoposta da circa 6 anni. Il suo avvocato Mauro Valentino è riuscito ad
ottenere la revoca dal Tribunale di Sorveglianza. Ha una condanna a 30
anni per essere il mandante dell’omicidio di Luigi Giglioso, delitto commesso
10 anni fa di Luigi Giglioso in Tangenziale, sangue voluto dalla cupola
di Secondigliano per imporre il proprio predominio al Vomero. Furono
i giudici della Suprema Corte a confermare il dispositivo di condanna
in appello firmato in Corte d’Assise d’Appello a Napoli: un verdetto
con il quale venivano stangati i vertici dell’Alleanza di Secondigliano.
Era stato il presidente della quarta Corte d’Assise d’Appello del tribunale
di Napoli, il giudice Pietro Lignola, a pronunciare le condanne per l’omicidio
di Luigi Giglioso: accoglimento del ricorso della Procura avverso l’assoluzione
in appello, conferma della condanna di primo grado. Trent’anni
ai capi della cupola di Secondigliano e del Vomero, vale a dire ai boss Gaetano
Bocchetti, Giuseppe Lo Russo, Egidio Annunziata; ma anche trent’anni
per i presunti esecutori materiali dell’omicidio, vale a dire Ciro
Cioffi, che era in aula e che venne catturato subito dopo la sentenza nei
pressi del Tribunale di Napoli; Michele Olimpo e Giovanni Migliaccio, che
invece stava addirittura per lasciare la cella prima di essere bloccato
dalla sentenza del presidente Lignola.
Un processo ad ostacoli, con tante curve pericolose, che prese le mosse
dall’omicidio di Luigi Giglioso, messo a segno a settembre del ’97,
pochi mesi dopo l’agguato che era costato la vita di Silvia Ruotolo, donna
innocente massacrata a Salita Arenella nel corso di un regolamento
di conti. Sulla Tangenziale venne ammazzato uno degli eredi al trono di
Giovanni Alfano, il boss del Vomero arrestato dopo la sparatoria di Salita
Arenella, nel corso di una sanguinaria riorganizzazione degli equilibri
interni alla mafia collinare, uno spaccato metropolitano opulento sul
quale l’Alleanza di Secondigliano stava per mettere i propri artigli, promuovendo
agguati ed esecuzioni camorristiche.
Una vicenda che si chiuse quando la sezione di Corte di Cassazione
confermava le motivazioni scritte dal presidente Pietro Lignola. Un’inchiesta
rimbalzata due volte da Roma a Napoli prima di diventare definitiva,
che ruotava attorno al principio dell’attendibilità delle due fonti
d’accusa, vale a dire dei pentiti Rosario Privato e Gaetano Guida, rispettivamente
legati ai sistemi camorristici del Vomero e di Secondigliano.
In un primo momento la seconda Corte d’Assise d’Appello del
Tribunale di Napoli aveva dato una spallata alla sentenza di condanna,
sostenendo la scarsa attendibilità dei due pentiti, arrivando addirittura
a mettere in discussione l’esistenza di un cartello chiamato Alleanza di
Secondigliano. Poi la condanna definitiva.

«Chiedo scusa per la morte di Silvia Ruotolo»


«Come prima cosa voglio precisare che la morte di Silvia Ruotolo non ha addolorato solo tutta l’opinione pubblica, la cittadinanza, ed ha inflitto un dolore indimenticabile nella mente della famiglia. Ma pure io ho un cuore che pulsa e posso capire il dolore. Ed è per questo che lo condivido pienamente, aggiungendo le mie scuse se potessero fare ritornare questa vita spezzata per colpa della situazione creatasi allora ». Il boss del Vomero-Arenella Luigi Cimmino, a distanza di undici anni e mezzo, chiede in qualche modo perdono per la morte di Silvia Ruotolo, innocente stroncata a salita Arenella dalle pallottole dei killer del clan Alfano, proiettili destinati proprio a Cimmino. E lo fa in una lettera, scritta di proprio pugno, fatta arrivare in redazione tramite una persona di fiducia dopo sette giorni dalla sua scarcerazione per “fine pena”. Aveva promesso di venire di persona in redazione Cimmino, “per spiegare quello che sono oggi”, ma non ha potuto farlo perché è stato sottoposto al divieto di dimora a Napoli ma anche perché non sta molto bene in salute. Eppure, nei giorni scorsi c’erano stati festeggiamenti con tanto di botti nella zona di via Conte della Cerra. Ma nella lettera Cimmino parla anche della sua dissociazione, del modo in cui vuole rinnegare la camorra (che non nomina mai) e la malavita per godersi la famiglia. «Vi invio questa mia lettera per spiegare la mia situazione da libero cittadino. Finalmente, dopo aver scontato la mia lunga pena e pagato il debito con lo Stato. Bene, io ora ho deciso di fare il grande passo verso un futuro diverso, per potermi godere la mia famiglia. Con questo dico che rinnego e mi dissocio dalla malavita, sia da quella vomerese che da quella di ogni altro genere. E addirittura lascio la zona del Vomero per trasferirmi fuori Napoli». Ed è a questo punto che Cimmino si rivolge anche a “chi collabora con lo Stato” per ribadire che lui non ha più niente a che vedere con la camorra. «Appunto, per dare una svolta e convincere tutta l’opinione pubblica, lo Stato e tutti coloro che collaborano con lo Stato. Do il mio rispetto ai giornalisti che fanno il loro dovere, sia con il diritto di cronaca sia perché ci tengono quotidianamente informati sui fatti della vita attuale. Chiedo scusa per la mia mancata visita al vostro giornale, ma appena mi sarò ristabilito con la salute verrò di persona». Poi Cimmino ha affrontato l’argomento “nemici”, ha parlato del suo rapporto con il ras latitante Antonio Caiazzo, suo amico sin da quando insieme stavano nel clan Alfano, con i,l quale ci sono stati poi contrasti documentati dagli investigatori anticamorra ma raccontati anche dai pentiti. «Aggiungo che con la famiglia Caiazzo io non ho nessuna faida, di qualsiasi genere. Anzi, aggiungo che il Caiazzo è mio fraterno amico da sempre. Come, d’altronde, accade verso ogni qualsivoglia fantasma che mi giro attorno». Una frase alquanto criptica quest’ultima, aperta a diverse interpretazioni. Le ultime righe della missiva di Cimmino sono dedicate alle raccomandazioni nei confronti del cronista. «Vi ringrazio e sono fiducioso che questa mia lettera sarà pubblicata mettendo in risalto la mia dissociazione dalla malavita, puntualizzando che lascerò per sempre la zona del Vomero .