venerdì 23 maggio 2008

Il ras Migliaccio preso in ospedale

Si era sentito male lunedì mattina mentre era agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Mugnano proprio per gravi problemi cardiaci, nonostante la condanna per associazione camorristica. Il boss scissionista Giacomo Migliaccio, 48enne, ras di Mugnano, è stato raggiunto all’ospedale Cardarelli dai carabinieri della stazione della cittadina a nord di Napoli che gli hanno notificato un nuovo provvedimento restrittivo. Un ordine di carcerazione emesso il 14 maggio scorso dalla Procura di Napoli dopo la conferma della Cassazione della condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione perché riconosciuto colpevole del reato di associazione di tipo mafioso. Ma il ras scissionista ha scontato già gran parte di quella condanna, gli restano un anno e due mesi, ma il difensore di fiducia di Migliaccio, l’avvocato Raffaele Quaranta, ha già presentato richiesta di ripristino dei domiciliari, viste le gravissime condizioni fisiche del 48enne. Così, dopo che i militari dell’Arma gli hanno notificato il nuovo provvedimento restrittivo, “Giacumino” è rimasto ricoverato nel reparto di cardiologia del Cardarelli dove è tutt’ora piantonato. Giacomo Migliaccio, che negli ambienti di mala è conosciuto anche come “’a femmenella”, fu arrestato il 22 giugno del 2005 a Mugnano. Era un boss tanto influente da farsi curare in una clinica privata sotto falso nome. Un po’ come il superpadrino di Cosa Nostra Bernardo Provenzano e come voleva fare il “collega” di clan, Guido Abbinante. Il padrino latitante era stato curato in una clinica della zona a Nord di Napoli per i gravi scompensi cardiaci, pare derivanti da uso di cocaina. E proprio seguendo quelle tracce i carabinieri arrivarono a lui, che era ospite nella casa di un imprenditore. “Giacumino ’a femmenella” era uno degli ultimi scissionisti di rango ricercato ancora in libertà. Era uno dei 14 superlatitanti sfuggito al blitz della Dda del 7 dicembre del 2004 per bloccare la sanguinosa faida per il controllo della droga. Il padrino latitante si nascondeva in una villetta a schiera a Villaricca di corso Italia di proprietà di un commerciante di prodotti caseari, che venne arrestato per favoreggiamento personale assieme al figlio 20enne. Lì, il latitante si era rifugiato dopo essere stato ricoverato per un periodo, sotto falso nome, in una clinica della zona. Il blitz dei carabinieri del reparto territoriale di Castello di Cisterna scattò alle primissime luci dell’alba. Quando i militari dell’Arma fecero irruzione nella villetta, Migliaccio capì subito che per lui era venuto il momento di pagare i conti con la giustizia. Nei confronti di Migliaccio i magistrati della Dda di Napoli avevano emesso un nuovo provvedimento di fermo in sostituzione di quello emesso a dicembre del 2004, quando il pregiudicato si era reso irreperibile. Il boss era accusato di associazione per delinquere di stampo camorristico finalizzata agli omicidi, allo spaccio di droga, detenzione illegale di armi. E per quelle accuse “Giacumino” è stato condannato, con sentenza passata in giudicato di recente, a 4 anni e 2 mesi di reclusione. In primo grado aveva “beccato” sei anni. Il ras di Mugnano aveva iniziato la sua carriera criminale nelle file del clan Di Girolamo per poi diventare capozona a Mugnano per conto di Paolo Di Lauro.

Si pente anche Antonio Prestieri

Da quando il padre Raffaele, nel lontano 18 maggio 1992 era stato crivellato di proiettili nel suo rione con lo zio Rosario, Antonio Prestieri aveva già deciso che la camorra non faceva per lui. La stessa cosa che avrà pensato quando ha deciso di consegnarsi alla Procura della Repubblica di Napoli e rimettersi nelle mani dei pm antimafia. Ha riferito di conoscere molte cose sulla malavita di Secondigliano anche se il suo curriculum da pregiudicato è quasi del tutto immacolato. Antonio Prestieri sta collaborando con la giustizia. Lui da uomo libero ha deciso di intraprendere la stessa strada dello zio Maurizio che da ormai un mese è passato dalla parte dello Stato e sta rivelando fatti e misfatti della camorra non solo di Secondigliano ma di tutta la Campania. Adesso si apre un nuovo varco all’interno delle indagini sulla faida dell’area nord della città. Antonio Prestieri, a differenza dello zio Maurizio, era libero, e di cose ne potrebbe sapere molte. Potrebbe anche accusarsi di reati che lui stesso ha commesso. Sta di fatto che l’onda che ha colpito i Di Lauro e gli Amato-Pagano sembra adesso non più controllabile. Potrebbe infatti accadere adesso che dopo il pentimento di due dei Prestieri, qualcun altro potrebbe farsi qualche conto in tasca e decidere di passare dalla parte dello Stato. Lo disse già Maurizio Prestieri quando decise di collaborare con la giustizia: «Io sto con i più forti, sto con lo Stato», disse Maurizio Prestieri. Quando Prestieri decide si pentirsi quella doveva essere l’ultima udienza del processo di appello ai boss del clan Di Lauro. Le ultime discussioni degli avvocati prima della sentenza. Ed invece c’è stato il colpo di scena. L’ex fedelissimo del clan Di Lauro, poi passato con gli “scissionisti”, detenuto nel carcere di Milano dal 2002, decise di pentirsi. Il pentimento era nell’aria, da quando tutta la sua famiglia aveva deciso di lasciare Secondigliano, il rione Monterosa, teatro della faida del 2004. Secondo quanto emerso dalle pagine dell’ordinanza a carico del clan Abbinante, i Prestieri erano in pericolo. Ci sarebbe stato un accordo segreto tra gli Abbinante e gli Amato-Pagano e la prima decisione presa sarebbe stata proprio quella di eliminare i Prestieri. Il motivo di questa sentenza di morte una vendetta: il clan Prestieri si sarebbe macchiato della morte di un parente degli Abbinante durante la faida del 2004, Massimiliano De Felice, fratello della moglie di Guido Abbinante. Maurizio Prestieri ha alle spalle una sola sentenza per associazione a delinquere. Il suo nome non compare mai durante la faida di Scampia, essendo in quel periodo detenuto in carcere. Indirettamente fu coinvolto in una sparatoria che costò la vita a Vincenzo Esposito, detto “principino”, nipote preferito di Gennaro Licciardi “’a scigna”, che poi morì in carcere. Esposito fu ucciso dopo un litigio in discoteca tra i giovani Prestieri e i giovani Licciardi. Il giorno dopo la lite per vendicarsi i Licciardi si recarono nel rione per uccidere Maurizio Prestieri. Le sue sentinelle risposero al fuoco, uccidendo Esposito, mentre Prestieri si salvò

IL NO DI CARMINE FUSCO AGLI SCISSIONISTI

Ritorno indietro di alcuni mesi per parlare di un agguato passato quasi inosservato dalle forze dell'ordine e dai media,quello costato la vita a CARMINE FUSCO dilauriano di ferro che presumibilmente non e' voluto passare con gli scissionisti.L'agguato scatto' nei pressi di via dante,a poche centinaia di metri dalla piazza di miezz a l'arc,CARMINE FUSCO si trovava a bordo della sua autovettura mini cooper quando due sicari alla guida di moto di grossa cilindrata lo massacrarono di pistolettate senza dargli nemmeno il tempo di capire realmente cosa stava accadendo.Anche questo omicidi rientra nella ultima fase di guerra tra gli ultimi baluardi del terzo mondo rimasti fedeli ai figli di PAOLO DI LAURO, e chi invece a deciso di passare alla frazione opposta,ovvero quella degli scissionisti veri e propri strateghi del terrore che loro malgrado le forze dell'ordine non sono riusciti ancora a tratteggiare nessun profilo che dia impulso alle indagini.per dirla in poche parole sono talmente tante le famiglie subentrati in questo clan che e' difficile capire chi ammazza e chi comanda.Comunque ritornando sulla persona di CARMINE FUSCO,si dice che non solo aveva tante amicizie in seno al clan di lauro,ma ne faceva parte organicamente tanto e' vero che ostentava la sua ricchezza militando nel clan con mangiate abnormi ai ristoranti piu' rinomati di NAPOLI e dalle sue autovetture,si dice che ne possedeva almeno dieci di marche diverse ma tutte costosissime,Era ben voluto da tutti visto che non aveva mai partecipato a nessun fatto di sangue nemmeno quando la guerra fra le due frazioni in lotta nel 2004 tra scissionisti e dilauriani era all'apice della mattanza.Ma per essere stato trucidato con tanta spietatezza qualcosa di grosso l'avra' pur combinato visto che i killer non gli anno risparmiato il volto messaggio molto importante tra le organizzazioni criminali,forse come sussurrano in molti non si e' fatto travolgere dalle continue proposte degli scissionisti di passare dalla loro parte,si dice che era abile nel gestire sia le partite di droga,sia le piazze di spaccio,e come tutti ormai sanno i di lauro la guerra l'anno persa e con essa anche tutte le piazze di spaccio un tempo cosa loro.Ma CARMINE FUSCO e la sua condanna non vanno tenuti in poca considerazione visto che sicuramente ci sara' qualcuno che cerchera' inevitabilmente di vendicarlo cosa ben documentata durante e dopo la faida con una sequenza di morte da far rabbrividire,ma ancora un ultimo particolare che e' passato inosservato a tanti,quando lo anno massacrato cosa molto strana lo anno fatto sotto l'abitazione di GAETANO MARINO fratello di quel GENNI MARINO detto mkay,che molti collaboratori di giustizia lo indicano tra i padri fondatori della scissione all'interno del clan di lauro,sperando che le forze dell'ordine un giorno possano far luce su questo e i tanti omicidi rimasti senza un colpevole e un mandante.............

lunedì 19 maggio 2008

ARRESTATO IL RAS GUIDO ABBINANTE

Scacco alla mala secondiglianese,ieri sera in una clinica privata alle porte di caserta i carabinieri anno arrestato GUIDO ABBINANTE ras del gruppo scissionista dell'area a nord di NAPOLI che nel 2004 fece registrare decine e decine di morti tra i clan di lauro e gli scissionisti appunto.L'uomo ricercato dal 2007 dopo che era stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare anche se aveva alle spalle una condanna a 18anni di carcere per associazione mafiosa e traffico internazionale di stupefacenti.Ma la cattura di GUIDO ABBINANTE si e' avuta anche grazie alle rivelazioni del nuovo collaboratore di giustizia MAURIZIO PRESTIERI,proprio dalle sue dichiarazioni gli inquirenti anno potuto tracciare il profilo criminale della famiglia abbinante veri ras di secondigliano.Tutto inizia durante la faida di scampia,quando COSIMO DI LAURO decise che era venuto il momento per dare spazio ai giovani del clan mandando in pensione i vecchi sfocio' la mattanza che in tre mesi fece un centinaio di morti.Al tempo della faida la famiglia di MAURIZIO PRESTIERI non sapeva ancora che pesci pigliare,se rimanere fedele al clan di PAOLO DI LAURO o schierarsi con lo stato maggiore del clan scissionista,all'inizio sembrava che i di lauro potessero farcela a vincere la guerra,tanto e vero che i prestieri per siglare la loro fedelta' decisero di ammazzare SALVATORE ABBINANTE nipote di GUIDO ABBINANTE arrestato ieri.Ma gli scissionisti colpirono forte,in tre giorni ammazzarono una decina dei di lauro e minacciarono di colpire pure i prestieri se questi non decidessero da che parte stare,visto che non sapevano niente dell'accordo PRESTIERI-DI LAURO,cosi' i prestieri si resero conto che sicuramente gli scissionisti avrebbero vinto la guerra e si allearono con loro dando pero' solo supporto logistico.Tutto questo e' andato avanti per un paio di anni fino alla scarcerazione di GUIDO ABBINANTE,visto che quando gli scissionisti vinsero la guerra i prestieri stavano in buon rapporto con tutto lo stato maggiore del clan,avendo anche una notevole autonomia nei traffici illeciti,ma chissa' da chi GUIDO ABBINANTE venne a sapere del doppio gioco dei prestieri e dell'agguato che questi portarono a termine ammazzando il nipote,parecchi collaboratori di giustizia descrivono la delusione degli abbinante e della decisione irrevocabile di sterminare tutta la famiglia prestieri.Furono indette parecchie riunioni con l'alto stato degli scissionisti degli AMATO-PAGANO,e visto che la famiglia abbinante si e' battuta in prima linea contro i di lauro nel corso della faida facendo molti morti gli alleati scissionisti decisero che i prestieri andavano prima allontanati dalla loro roccaforte il rione monterosa e poi trucidati.E' stato tutto cio' che a spinto il boss MAURIZIO PRESTIERI a pentirsi,a raccontare tutto cio' che sa ai giudici e visto lo spessore criminale della famiglia di fascicoli ne sta riempendo a centinaia............

mercoledì 14 maggio 2008

Ergastolo ai boss dei Quartieri

I killer entrarono in azione il 24
marzo del 1991. Dopo 17 anni è
stata pronunciata la sentenza di
primo grado contro i presunti responsabili
di quel raid. Per l’omicidio
di Ciro Napolitano. Due
sono stati gli ergastoli: quelli per
Paolo Pesce e per Paolo Russo.
Mentre è stato assolto, assistito
dall’avvocato Gaetano Inserra,
Ciro Di Mauro.
Condannati i collaboratori di
giustizia Gennaro Oliva e Pasquale
Fraiese. L’omicidio di Ciro
Napolitano è stato considerato
dagli inquirenti un agguato eccellente,
perché ricondotto fin
dalle primissime battute nella
faida tra i “picuozzi” e gli scissionisti
che ha insanguinato la
collina di Montecalvario.
Ciro Napolitano morì perché
vicino a Vincenzo Romano ras
del clan in lotta. A raccontare le
circostanze legate all’agguato
contro Enzuccio ’o romano, sono
stati i collaboratori di giustizia
Pasquale Frajese e Gennaro Oliva,
che hanno spiegato ai pm della
direzione distrettuale antimafia
i motivi e le responsabilità di
un agguato che aveva un solo obbiettivo
dichiarato: liquidare il
braccio destro di Ciro Mariano,
per anni ai vertici di uno dei sistemi
camorristici più importanti
del tessuto metropolitano, per
arpionare il grande “appalto” degli
stupefacenti nel cuore storico
del capoluogo partenopeo.
La riunione per connessione
chiesta dal pm, un atto teso a velocizzare
l’intero dibattimento,
potrebbe rappresentare una sorta
di arma a doppio taglio, a giudicare
dal calendario delle corti
di assise del tribunale di Napoli.
Già a piede libero, tre dei quattro
imputati, hanno atteso diversi
mesi prima di ritrovarsi in un’aula
di giustizia a rispondere di
omicidio. Tempi lunghissimi,
dunque, per uno dei faldoni più
scottanti della “Montecalvarioconnection”.
E non a caso, è stato proprio
dalle dichiarazioni rese dai due
collaboratori di giustizia, che ha
preso le mosse il duro “j’accuse”
del pubblico ministero, chiarendo
retroscena e conseguenze
immediate dell’attentato camorristico.
Ad accendere la miccia
tra i due gruppi camorristici, fu
un attentato, quello messo a segno
nei confronti di Vincenzo
Romano da parte del gruppo di
scissionisti capitanato, secondo
la ricostruzione, da Troncone e
Cardillo. Fu il preludio, l’inesorabile
chiave di volta di una
guerra di camorra che insanguinò
i giorni precedenti alla Pasqua
del ’91, provocando, tra
l’altro, anche una vittima innocente.
Alla strage dei Quartieri Spagnoli,
quella del “venerdì santo”,
fece seguito l’immediata
controrisposta degli scissionisti,
che il giorno successivo fece
scattare un altro attentato omicida,
uno scontro a fuoco nel
quale perse la vita una agente di
polizia fuori servizio, che il destino
volle far capitare assieme
alla moglie nel bel mezzo di uno
scontro di camorra, che decise
di anteporre i propri doveri anche
rispetto all’istinto familiare
perdendo la vita nel tentativo di
impedire una nuova carneficina.

martedì 13 maggio 2008

LA SPORCA FACCENDA DEI ROM DI PONTICELLI

Sta facendo molto scalpore a livello nazionale la notizia di una giovane rom appena 16enne che in un quartiere a est di NAPOLI a cercato di rapire una neonata.Il quartiere in particolare si chiama ponticelli,uno dei tanti bronx della periferia di napoli,ma a differenza di altri quartieri a uno dei quartieri con il piu' alto tasso di criminalita' organizzata,va ricordata la guerra tra gli attuali padroni i sarno che negli anni 90fermarono a colpi di agguati e dei tanti morti ammazzati la scissione portata avanti da ANTONIO DE LUCA BOSSA alias o'sicc appoggiato dalla super potenza alleanza di secondigliano.Ma tornando sul discorso dei rom mi domando come sia possibile che una ragazzina appena 16enne conoscendo sicuramente bene la mentalita' napoletana,si sia permessa a discapito dei tanti connazionali lavoratori e brava gente,di cercare in qualche modo di rapire una neonata suscitando l'odio tra questo quartiere contro i campi rom.La mamma con prontezza e' riuscita a riprendersi la bimba dalle bracce della rom urlando a squarciagola dallo spavento,cosa che subito a suscitato la reazione della gente che se non era per le forze dell'ordine la linciavano.Poi come di consueto sono iniziate le discriminazioni razziali,e addirittura nella notte di ieri sono state buttate delle bottiglie molotov contro un campo rom che per fortuna non a fatto vittime,a distrutto solo poche baraccopoli,adesso la domanda che mi chiedo e',perche tanta mobilitazione non viene mai fatta contro i clan della camorra che uccide figli e figlie di questo pezzo di terra sporco,fatto solo di ignoranza atavica e un benestare delle istituzioni a dir poco sconcertante,poi c'e' da dire che i rom rappresentano in qualche modo anche loro un entrata delle attivita' illecite della camorra,pagano il pizzo su furti rapine e tantaltro si sente dire di loro,ma scommetto che saranno proprio i clan a calmare gli animi della gente mandandoli tutti gentilmente a casa per dire che una cosa del genere non succedera' piu'...........

mercoledì 7 maggio 2008

LE TANTE IPOTESI SULL'AGGUATO AI DANNI DI SALOMONE

L'agguato di ieri che e' costato la vita al killer piu' spietato della cosca della masseria cardone potrebbe innescare una nuova stagione di agguati e vendette all'interno della ex alleanza di secondigliano,spaccata in due sia dagli arresti dei suoi padrini piu' illustri sia per i pentimenti e per ultima sorpresa la scissione.L'agguato di ieri a stroncato sul nascere forse l'intento di PASQUALE SALOMONE scarcerato proprio domenica scorsa da una casa di lavoro nel modenese,di ricompattare la frattura nata con la scissione all'interno della famiglia licciardi da parte dei suoi ex amici,ovvero i fratelli SACCO-BOCCHETTI-FELDI-CESARANO,per la famiglia padrone della masseria cardone PASQUALE SALOMONE era rimasto l'ultimo baluardo in grado di fermare l'ascesa napoleonica dei nuovi scissionisti,PASQUALE SALOMONE detto linuccio era molto temuto e ascoltato dall'intera cupola,era scaltro e carismatico,l'unico in grado di ricompattare gli affari della famiglia licciardi.Se si analizzano i verbali dei nuovi collaboratori di giustizia dell'area a nord di napoli il riferimento al nome di PASQUALE SALOMONE viene menzionato piu' volte,per primo a tracciare un profilo geocriminale ci provo' PIETRO ESPOSITO detto o'kojak,alleato dei de lucia e pentitosi dopo che il leader della famiglia de lucia massacro' durante la faida di scampia una ragazza 22enne colpevole di amare l'uomo sbagliato.O kojak spiega subito dopo la sua decisione di collaborare con la giustizia che i di lauro si spartiscono meta' del corso secondigliano,di corso italia e meta' rione berlingieri proprio con PASQUALE SALOMONE,e traccia un profilo di questo a dir poco agghiacciante,lo definisce come uno dei killer piu' spietati della cupola di secondigliano,anche se PASQUALE SALOMONE non e' stato mai condannato per nessun fatto di sangue.Prima della spaccatura con i colonnelli della cosca,i licciardi avevano delegato PASQUALE SALOMONE a capozona della meta' del rione berlingieri,della zona detta dei due pini e meta' di san pietro a patierno,questo vuol dire che tutti i gruppi di fuoco dei licciardi erano sotto il direttivo di PASQUALE SALOMONE appunto,si parla dunque inevitabilmente dei fratelli FELDI unitosi alla scissione e ora padroni del rione berlingieri,poi di GIOVANNI CESARANO vero menager criminale che abita a pochi passi dai due pini dove salomone era capozona,tutte zone ora sotto l'influenza degli scissionisti,forse PASQUALE SALOMONE a pagato incautamente la sua voglia di riprendersi quello che un tempo gli amici gli avevano affidato..

AMMAZZATO PASQUALE SALOMONE KILLER SPIETATO DEI LICCIARDI

Secondigliano trema,l'incubo di una nuova mattanza si sente nell'aria,e' palpabile la tensione che si avverte addosso come un vestito,ieri i killer anno alzato il tiro ammazzando una dei pezzi da 90carati della masseria cardone,alleato di ferro della famiglia licciardi,PASQUALE SALOMONE e' stato giustiziato con almeno 8colpi di pistolettata che lo anno raggiunto in piu' parti del corpo senza dargli scampo.Ripercorrendo la carriera criminale di PASQUALE SALOMONE non si puo' fare a meno di menzionare il suo ruolo come killer spietato e infallibbile del gruppo di fuoco del defunto padrino GENNARO LICCIARDI detto a scigna,e' sempre stato l'uomo di punta della famiglia licciardi,era spietato e incuoteva terrore anche agli stessi affiliati e amici della cosca,era molto legato al vero menager della cupola della all'eanza di secondigliano GIOVANNI CESARANO ras indiscusso che ultimamente sta facendo ombra ai licciardi.L'ipotesi al vaglio degli inquirenti restano due,quella dell'epurazione interna della cosca,forse PASQUALE SALOMONE stava in qualche modo cercando di sganciarsi dalla cosca madre per affluire con gli scissionisti del clan licciardi,il cartello composto dalle famiglie SACCO-BOCCHETTI-FELDI-CESARANO,forse lo stesso clan dei licciardi a deciso di eliminare uno degli ultimi baluardi capace di fare ombra veramente alla storica famiglia della masseria cardone.Ma c'e' anche una seconda ipotesi al vaglio degli inquirenti,PASQUALE SALOMONE aveva finito di scontare una vecchia condanna a due anni di carcere proprio domenica scorsa,dopo che era stato mandato in una casa di lavoro nel nord italia,e forse quando e' avvenuta la nuova scissione all'interno del clan licciardi che in pochi giorni a fatto diverse vittime compreso il ras di san pietro a patierno CARMINE GRIMALDI detto bombolone,poi rimpiazzato dai nuovi scissionisti i fratelli sacco,lui PASQUALE SALOMONE aveva le mani legati visto che era confinato in una casa di lavoro.Forse proprio la lontananza dalla sua area di influenza e l'avvenuta scarcerazione che salomone abbia pagato con la vita,forse voleva ribaltare i piani dei nuovi scissionisti facendo comandare di nuovo i licciardi suoi amici padroni di sempre................

martedì 6 maggio 2008

Identificati i killer di Cipolletta

Una rosa di sei potenziali sicari, alcuni dei quali sarebbero spariti da Secondigliano e Scampia nei giorni successivi all’agguato. Tra loro, secondo gli investigatori della questura, ci sono gli assassini di Salvatore Cipolletta: lo “scissionista” attirato in una trappola il 15 aprile scorso e freddato alle spalle mentre stava per varcare il cancello di un parco abitativo. Cosicché, le indagini sarebbero a un’importante svolta, con la possibilità di chiudere il caso entro poco tempo. Mentre già adesso la polizia non ha più dubbi sulla circostanza che il 36enne di Mugnano sia rimasto vittima di un’epurazione interna. Salvatore Cipolletta il 15 aprile scorso era andato a via Labriola per incontrare qualcuno, ma all’appuntamento non ci sarebbe mai arrivato. Una trappola secondo gli investigatori, che soltanto in questo modo si sono spiegati la presenza a Scampia del 36enne di Mugnano, componente del nucleo storico degli “scissionisti” della cittadina al momento della rottura con i Di Lauro. Mentre la possibilità di un agguato riconducibile alla fase attuale della storica faida, inizialmente non ancora completamente esclusa, con il passare dei giorni è diventata sempre più flebile fino a restare un’ipotesi soltanto di scuola. Tre colpi di pistola alle spalle, due alla testa e uno alla schiena, e Salvatore Cipolletta morì all’istante. Era nato il 24 giugno del 1971 e abitava a Mugnano, in via Boselli 13. Insieme con i congiunti gli inquirenti lo consideravano uno degli esponenti del nucleo storico di “scissionisti” della cittadina a nord di Napoli, capeggiato dal ras Giacomo Migliaccio. Circostanza che inizialmente fece pensare agli uomini dell’intelligence della questura a una possibile ripresa della nuova fase di scontri con i Di Lauro, che la stessa procura antimafia non dà per scomparsi; invece con il passare delle ore la pista maggiormente battuta è diventata quella di un’eliminazione interna. Erano le 16 quando il 36enne Salvatore Cipolletta entrava, attraverso una cancellata, nel complesso abitativo contrassegnato come lotto G di via Labriola. Un solo sicario, a piedi ma atteso da un complice in motorino a poca distanza, lo sorprese piombandogli alle spalle all’improvviso. La vittima non ebbe il tempo di girarsi: con tre proiettili esplosi da una pistola a tamburo, l’assassino lo ha trucidato all’istante e rimase a terra, senza che i primi soccorritori accorsi potessero fare qualcosa per lui. Sul posto si precipitarono i poliziotti della squadra mobile della questura (sezione Omicidi, coordinata dal vice questore Pietro Morelli) e i colleghi del commissariato Scampia (agli ordini del dottor Michele Spina), che fecero scattare subito una serie di accertamenti con controlli e perquisizioni mirate, con il coordinamento della Dda. Gli inquirenti ancora oggi pensano a un regolamento di conti negli ambienti dei traffici droga, anche se Salvatore Cipolletta aveva precedenti pure per rapina, usura ed estorsione.

’O schizzo ha ordinato 100 omicidi

Gennaro Mazzarella è mandante di oltre cento omicidi. Capite che fa? Come diciamo noi a Napoli, butta la pietra e nasconde la mano». Il 13 agosto 2007 Giuseppe Misso junior, conosciuto come “’o chiatto” e ras di primo piano dell’omonimo clan fino al giorno del pentimento, lanciò pesanti accuse (tutte da provare, ovviamente) al boss del quartiere Mercato, fratello dei ras Ciro e Vincenzo. In particolare il collaboratore di giustizia descrisse Gennaro Mazzarella come ispiratore di numerosi delitti contro uomini dei Mauro del Mercato e dei Rinaldi di San Giovanni a Teduccio. Ma, fermo restando in ogni caso la presunzione d’estraneità ai fatti narrati di tutte le persone tirate in ballo fino a prova contraria, contro “’o pazzo” oltretutto si tratta soprattutto di accuse “de relato” e quindi presumibilmente destinate a non provocare condanne. Ecco una parte delle dichiarazioni di Giuseppe Misso junior sul ras del quartiere Mercato (altre le pubblicheremo nei prossimi giorni). «Gennaro Mazzarella prese potere nel Mercato, diventando insieme ai figli capo della zona, dopo la guerra con l’“Alleanza di Secondigliano”. Quando uscì mio zio e si prese tutta Napoli, Mazzarella entrò in possesso del Mercato unitamente ai figli. Lui, poi, fu arrestato per un'estorsione e si è fatto molti anni di carcere. Quindi il potere assoluto è stato preso dal figlio Francesco”. Nell’interrogatorio del 13 agosto dell’anno scorso il collaboratore di giustizia delineò anche la zona di “competenza” del ras Gennaro Mazzarella e del suo clan, raccontò un episodio nel quale i Misso dovettero fare opera di mediazione con i Prinno di rua Catalana. «La zona di Gennaro è tutta piazza Mercato e si estende fino agli Orefici. C’erano dei lavori, questo l’ho vissuto io personalmente, su cui i Prinno dissero che volevano fare l’estorsione. Nel 2005 ci fu un forte stanziamento di lavori di manutenzione nella zona degli Orefici, per impalcature e altro del genere: Franco Mazzarella prendeva l’estorsione. Intervennero i Prinno per dire che era zona sotto la loro competenza. Poi intervenne “Pachialone”, poi intervenimmo pure noi. Quindi Franco Mazzarella mandò la quota a Peppe Prinno». «Noi facemmo la mediazione- ha continuato “Peppe ’o chiatto”- perché Franco sosteneva che gli Orefici facevano parte di piazza Mercato mentre i Prinno dicevano che era zona compresa in rua Catalana perché “spaccava” con piazza Nicola Amore. Era un casino lì: “il vicolo mio”, “il vicolo tuo”. Dicevo io: “un’altra volta in mezzo ci dobbiamo trovare”. Era tutti i giorni questo! Io poi, come ho già detto, non ero un mediatore; subito mi innervosivo, partiva il cervello e…“Guardate un poco: si stanno appiccicando…il vicolo prima, il vicolo dopo; ma che ce ne fotte a noi… “Noi dobbiamo fare da mediatore”: alla fine Michelangelo (Mazza secondo la procura antimafia, ndr) chiuse che Franco Mazzarella doveva mandare la quota a Peppe Prinno con “Pachialone” davanti».

giovedì 1 maggio 2008

LA CONDANNA DI UGO DE LUCIA AL CARCERE A VITA

La settimana scorsa i giornali davano come titolo in prima pagina la condanna in via definitiva all'ergastolo per UGO DE LUCIA considerato il carneficie del barbaro assassinio di GELSOMINA VERDE,la 22enne torturata e uccisa perche' si rifiuto' di rivelare ai suoi carnefici dove si nascondeva il suo uomo legato al gruppo dei ribelli,tutto cio' accadeva quando a secondigliano imperversava la guerra tra il clan di lauro e gli scissionisti.Ma lasciando perdere la tremenda faida che vide contrapporsi due schieramenti in guerra per il controllo delle attivita' illecite,ed in particolar modo per il business droga.Il re incontrastato del narcotraffico di tutta napoli si trovo' a fronteggiare da un giorno a l'altro i suoi migliori uomini che non accettavano piu' la gestione della famiglia affidata al primogenito COSIMO DI LAURO anche se temporaneamente visto che il papa' PAOLO DI LAURO era latitante.Il vertice vide in malo modo questa scelta del padrino PAOLO DI LAURO che senza prendere in considerazione i piu' vecchi del clan con piu' esperienza nelle gestioni criminali aveva lasciato tutto nelle mani di COSIMO DI LAURO,si diede fuoco alle polveri facendo scoppiare una guerra tanto cruenta da confrontarla solo a quella combattuta tra gli anni 80tra i cutoliani e la nuova famiglia.Adesso entra in scena l'omicidio della povera GELSOMINA VERDE,quando incomincio' la guerra i piu' anziani del clan subito incominciarono a fluire nel nuovo gruppo da poco formatosi detto anche gli scissionisti,mentre COSIMO DI LAURO cercava di tenersi stretti i piu' giovani promettendo loro che una volta tolti di mezzo i vecchi avrebbe rimpiazzato loro al posto dei vecchi,affidandogli piazze di droga e affari per centinaia di milioni.Questa era la logica e la strategia del figlio del boss,mentre gli scissionisti forte della loro esperienza criminale cercavano di avvicinare i piu' vecchi e saggi del gruppo,chi non era ancora entrato del tutto in guerra era il capozona dei di lauro del rione berlingieri,UGO DE LUCIA appena 24enne ma con un curriculum criminale di tutto rispetto.Stava cercando di tenersi momentaneamente fuori per capire poi il da farsi,visto che parecchi mesi prima era stata oltraggiata la sua famiglia proprio dai suoi amici di sempre i di lauro,mettendo a repentaglio la sua figura e il suo carisma,tanto e vero che alcuni elementi della famiglia della moglie erano gia' schierati con il nuovo gruppo ribelle.Ma ugariello voleva asperttare,non voleva essere coinvolto nelle vendette e agguati che sicuramente la sua scelta o con gli uni o con altri avrebbe scaturito,ma mentre aspettava i ragazzi di COSIMO DI LAURO senza avere nessun tipo di esperienza criminale alle spalle,o si facevano ammazzare o durante gli agguati da loro portati a termine lasciavano qualche indizio pronto ad aprire loro il carcere a vita.Cosimo aveva bisogno di carne fresca da mandare al macello,non riusciva nemmeno lontanamente a pensare che gli scissionisti gli stavano facendo terra bruciata attorno attirando anche l'attenzione di altri clan sparsi un po per tutta napoli,cosi' si ricordo' del suo giovane amico,che anche se visto solo poche volte il direttivo del clan gli aveva parlato sempre ottimamente di UGO DE LUCIA,sia come coraggio che organizzazione.Mentre secondigliano veniva inondata di agguati,vendette e incendi COSIMO DI LAURO mando' un suo fidato amico LUIGI PETRONE a prelevare ugariello per capire con che partito stava,succedeva che LUIGI PETRONE inconsapevole che i carabinieri avevano imbottito la sua automobile di cimici si presento' proprio con quest'ultima all'appuntamento con ugariello,logicamente l'arma registro' tutto.I due si salutarono affettuosamente e subito LUIGI PETRONE gli inizio' a fare la cronache di quello che stava accadendo,sentenziando che gli scissionisti ormai avevano capito da loro che era una guerra persa e quasi tutti avevano abbandonato secondigliano,poi gli fece la fatidica domanda con chi si voleva schierare e senza aspettare la risposta gli fece i nomi dei capi dei ribelli e di chi doveva essere eliminato in qualsiasi modo e a qualsiasi prezzo,ugariello forse ingannato dalle parole di petrone gli disse che lui era cresciuto con i di lauro e sarebbe morto per loro,e gli fece anche alcune ramanzine su due differenti agguati che i di lauro avevano fallito,sentenziando che lui non gli avrebbe mai sparato alle gambe ma gli avrebbe fatto scoppiare il cervello.Poi ugarielli consiglio' di preparare dei gruppi di fuoco composti da almeno 6 persone e di tenere ogni gruppo in un appartamento pronto a colpire ogni volta che c'era un nemico da eliminare,poi critico' MARCO DI LAURO il fratello minore di COSIMO definendolo incosciente visto che aveva armato dei ragazzini senza esperienza di fucili mitragliatori,poi si mise a disposizione della cosca di via dell'arco aspettando solo di fissare un appuntamento con cosimino per capire lui che ci avrebbe guadagnato.Quando COSIMO DI LAURO incontro' ugariello fu un incontro breve,gli disse solo di tenersi a disposizione della cosca e di organizzare un gruppo di almeno 4persone da lui formate pronte a colpire ogni volta che arrivava l'ordine,ugariello non mostro' perplessita',con sangue freddo disse solo a COSIMINO che lui era pronto a colpire chiunque in qualsiasi posto fosse chiamato a commettere agguati.L'incontro fu frettoloso visto che cosimino non poteva perdere tempo,si dovevano organizzare gruppi di fuoco alla svelta,gente senza scrupoli con abbastanza sangue freddo per eliminare non solo gli avversari,ma cacciando da secondigliano chiunque fosse passato con i ribelli,anche i familiari,ma i ribelli erano furbi e con gran carisma criminale,cercavano di colpire solo chi era coinvolto a pieno titolo nella faida evitando di colpire chi non centrava,cosi' facendo non si attirava l'attenzione delle forze dell'ordine,parola d'ordine per gli scissionisti e' cercare di far ricadere la colpa di tutto cio' che succedeva solo sui di lauro,cercando di rimanere quando piu' possibile nell'ombra.Ma cosimino non la pensava cosi',incomincio' a delirare facendo colpire sia amici che parenti degli scissionisti senza risparmiare nemmeno le donne,una strategia invocata dagli scissionisti che cosi' potevano mettere in cattiva luce i di lauro di fronte a le altre famiglie malavitose di secondigliano,cosa che accadde realmente tanto che ad un certo punto i di lauro furono rimasti soli al loro destino,chiunque cercava di evitare di incontrare cosimino quando questo mandava qualche imbasciata anche a le famiglie estranee alla faida ma non alla malavita.Ugariello incomincio' a darsi da fare,organizzo' un suo gruppo di fuoco e incomincio' a seminare morte e violenza per tutta secondigliano e melito e qualsiasi altra zona che aveva la sfortuna di ospitare un rivale della cosca,cosi' a detta di chi a indagato incomincio' proprio da melito,entro' in una tabaccheria e massacro' due uomini vicini alla cosca rivale,poi colpi' sulla circunvallazione esterna,all'interno di un autosalone,uccise il nipote di MIGLIACCIO un ex di lauro passato con la scissione e capozona di mugnano.Ma non e' escluso che ha commesso altri omicidi,cio' rimane un mistero sia per me che scrivo sia per gli inquirenti che indagarono su ugariello o'mostro,per gli inquirenti fu difficile trovare gli esecutori materiali di tanti omicidi,tanto e' vero che sia la gente del quartiere sia gli inquirenti rimasero di stucco quando si spase come un tsunami la notizia che avevano trovata carbonizzata in una traversa del corso secondigliano una utilitaria 600 con un corpo carbonizzato all'interno.Tramite il numero di targa risalirono al proprietario dell'automobile,e con grande dolore e scoprirono che quel corpo carbonizzato altro non era che quello di una povera ragazza 22enne vittima inconsapevole o forse colpevole di qualche vendetta trasfersale.La ragazza in particolare era GELSOMINA VERDE,abitava a san pietro a patierno ma era conosciuta da tutti con il nomignolo di MINA,gli inquirenti incominciarono una caccia spietata all'assassino o gli assassini,cosi' incominciarono a capovolgere secondigliano e zone limitrofe per capire che si era macchiato di un simile e orrendo omicidio,seguirono subito la pista giusta,risalirono agli amici di mina che la sera prima si trovavano insieme alla ragazza,e in particolare a un ragazzo amico di mina che disse che la sera prima il telefono di mina squillava continuamente e assiduamente,la ragazza rispose poche parole e si fece accompagnare da un amica e dal ragazzo all'interno del rione berlingieri,aveva un appuntamento con PIETRO ESPOSITO detto o'kojak,vecchia conoscenza della ragazza.I ragazzi riferirono che mina si fece portare nei dintorni della casa della convivente di pietro esposito,e che o'kojak appena la vide la chiamo' per riferire che da li o poco sarebbe uscito per raggiungerla,ora comincia il mistero della morte di GELSOMINA VERDE e della dura condanna inflitta a UGO DE LUCIA,segue come riferito da l'uomo che quella sera visse gli ultimi istanti di vita della povera mina.Gli inquirenti nel frattempo non persero tempo e arrestarono subito PIETRO ESPOSITO presentandolo ai media come l'assassio della ragazza,dal canto suo esposito continuo' a professarsi innocente ma dopo alcuni giorni di carcere decise di collaborare forse consapevole della dura condanna che lo attendeva in caso contrario,chiese subito di parlare con il magistrato inquirente che svolgeva le indagini sulla morte della ragazza,si rivolse al magistrato con queste poche parole,sono innocente si sono serviti di me per ammazzare quella povera ragazza,ma ora vi diro' come sono andate realmente le cose e chi la ammazzata in modo tanto barbaro.Incomincio' a raccontare che il giorno prima dell'omicidio era stato contattato da UGO DE LUCIA e da TORE O'MARINAR identificato poi come SALVATORE PETRICCIONE,disse che lo portarono a casa di una cugina di ugariello e che proprio quest'iltimo si rivolse a lui con atteggiamento intimidatorio,gli spiego' che mina stava intrattenendo una relazione con un uomo degli scissionisti e che questo insieme ai fratelli stavano commettendo parecchi agguati,mettendo a repentaglio l'intera organizzazione anche per delle voci sul conto della famiglia di lauro,l'uomo in particolare era GENNARO NOTTURNO detto o'sarracino,secondo ugariello si doveva sopprimere subito per mandare cosi' un messaggio anche ai fratelli che dovevano smetterla di fare gli uomini di merda visto che prima della faida fecero intendere a cosimino di stare dalla sua parte qualsiasi cosa sarebbe successa visto gia' le avvisaglie che facevano capire che da un momento a l'altro sarebbe scoppiata una brutta guerra.Ma o'sarracino doveva essere ammazzato anche perche' a quando pare i suoi fratelli avevano partecipato nei particolari all'agguato che costo' la vita a FULVIO MONTANINO e CLAUDIO SALERNO suo nipote,e che una volta eliminati i due uomini piu' importante dal punto di vista gestionale delle piazze di tutta scampia avrebbero preso insieme a complici la gestione del grande business droga scacciando tutti coloro che volevano rimanere di lauro.Ma veniamo all'omicidio di mina,PIETRO ESPOSITO commise un grave errore quando si incontro' con la ragazza,si fece vedere in volto dagli amici che avevano accompagnata mina all'appuntamento,e quando rimase solo con la ragazza riferi' che dopo pochi minuti si avvicino' un ciclomotore sh di colore nero con tre uomini a bordo,due erano a viso scoperto e l'altro indossava un casco integrale,i due a viso scoperto o kojak li riconobbe subito,si trattava di PASQUALE RINALDI detto o'vichingo e di GINO DE LUCIA,l'altra persona la riconobbe solo quando questa si avvicino' e gli disse di andare a casa,loro volevano farsi svelare dalla ragazza il nascondiglio di o'sarracino.A questo punto PIETRO ESPOSITO protesto perche' sia o vichingo che GINO DE LUCIA erano entrati con irruenza nella macchina della ragazza spaventandola molto,ma UGO DE LUCIA lo rassicuro' lo stesso dicendogli che non le avrebbero fatto niente di male,se mai solo un paio di schiaffi,ora comincia il gioco delle due verita',PIETRO ESPOSITO riferisce che lui se ne ando' a casa e che solo la mattina seguente dal telegiornale apprese la morte della ragazza,dove contemporaneamente senti' bussare il citofono di casa sua,era PAOLO DE LUCIA padre di GINO DE LUCIA e zio di UGO DE LUCIA,e altre due persone che lo prelevarono e lo portarono a casa della mamma di UGO DE LUCIA,il pentito riferisce che all'interno dell'abitazione di CARMELA PITIROLLO si trovavano parecchie persone sedute intorno ad un tavolo e che al centro stava seduto proprio UGO DE LUCIA che subito gli fece cenno di stare zitto.Cosi' mentre tutti attorno aspettavano quello che aveva da dire ugariello o kojak gli domando' se era vero quello che aveva trasmesso il telegiornale,e UGO DE LUCIA gli fece cenno con la testa per fargli capire che era vero,poi gli disse che la ragazza era una poco di buono e che andava con tutti e che ultimamente sembra si era schierata con la scissione facendo da specchietto per le allodere,e gli rivelo' che aveva tentato di fare da specchiettista anche con lui una settimana prima e per questo doveva essere eliminata in quando l'ordine era arrivato da l'alto.Poi comincia la collaborazione di PIETRO ESPOSITO che si sente tradito quando alcune ore dopo quest'incontro i carabinieri irrompono a casa sua per arrestarlo grazie alla testimonianza degli amici di mina che quella maledetta sera avevano accompagnatata la ragazza all'incontro.PIETRO ESPOSITO inizia a sudare freddo,al suo arrivo in caserma cerca di difendersi ribaltando la testimonianza dei due ragazzi,solo la bravura e la professionalita' del giudice GIOVANNI CORONA lo fanno crollare,e comincia a raccontare come siano andate realmente le cose.Ora il processo e' finito,PIETRO ESPOSITO e' stato condannato a sei anni e mezzo di carcere mentre UGO DE LUCIA che si e' sempre professato innocente e' stato condannato da tutti e tre gradi di giudizio all'ergastolo,una condanna pesantissima per un giovane appena 20enne,anche se lui si e sempre dichiarato innocente dicendo che la ragazza l'aveva ammazzata lo stesso PIETRO ESPOSITO per ragioni passionali e che o kojak si ostinava ad accusare lui per motivi di gelosia.Una scusa pure e ridicola,una difesa che non avrebbe mai retto di fronte a l'opinione pubblica e ai media che gia' lo avevano schedato come il carnefice della povera ragazza.Va detto che GELSOMINA VERDE prima di essere ammazzatta e' stata brutalmente torturata e dopo che rimane un mistero se abbia o meno svelato il nascondiglio di o'sarracino e stata ammazzata e bruciata forse con l'intento che le fiamme avrebbero nascosso i pestaggi e i segni delle torture.Ma come e' stato possibile che i magistrati anno condannato solo UGO DE LUCIA,quando il pentito racconta che a prelevare la ragazza siano stati in tre,e che ugariuello avesse il casco integrale come a fatto a riconoscerlo,e anche il fatto che quella sera ad essere armato secondo il PENTITO PIETRO ESPOSITO fosse solo PASQUALE RINALDI o'vichingo,perche' e' stato condannato solo UGO DE LUCIA?